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Via Amerina
di Giancarlo Guerrini
dall'antichità al
medioevo
La via fu battuta nel 240 a.C. su tracciati locali ancora più
antichi che collegavano VEIO con AMERIA attraversando tutto il
territorio Falisco e toccando i suoi principali centri: NEPI, FALERII,
FESCENNIUM (Corchiano), GALLESE, VASANELLO e ORTE.
A Nord di Amelia riprese i più antichi collegamenti che si
dirigevano verso la media e l'alta valle del Tevere lungo il confine (Tuder)
con il territorio etrusco e, dopo Vettona e Perugia, verso
l’Adriatico attraverso il territorio degli Umbri.
Dalle culture arcaiche autoctone dell’età della pietra, del
bronzo e del ferro e dall’incontro con le genti venute dal mare e
dal centro Europa, a partire dal X secolo a.C. cominciarono a fiorire
nella penisola italica le Civiltà Regionali ossia facies legate
ad un territorio più o meno circoscritto con usi, leggi,
organizzazione politica, culti religiosi e lingua propria che
contraddistinsero le varie popolazioni dell’Italia antica.
Al centro, in un lembo di terra tra quelle occupate dagli Etruschi,
Umbri, Sabini, Latini e più attorno da popolazioni di origine celtica
a nord, Piceni ad est, Equi, Volsci, Sanniti, Bruzzi, Campani, Lucani,
Messapi e Greci a sud, si sviluppò la cultura Falisca/Capenate con
capitali politiche e religiose le città di Falerii (l’odierna
Civitacastellana) situata su un pianoro vicino al sacro monte di
Soratte e Capena, posta alle pendici del versante sud orientale dello
stesso monte.
I falisci parlavano e scrivevano una lingua simile al latino
arcaico. Il loro territorio si imperniava su quell’asse viario che
nel 240 divenne il primo tratto della via Amerina, così chiamata
(anziché prendere il nome dal Console che l'aveva costruita, come
usava in genere) perché da decine di anni forse da secoli già
portava ad Ameria.
Tutte queste genti a partire dal V secolo vennero interessate da un
processo storico che viene definito "Romanizzazione" ovvero
la conquista graduale da parte di Roma e l’ imposizione -sempre
graduale- delle sue leggi, della sua organizzazione politica,
religiosa e militare.
Processo che si concluse con la promulgazione della lex Iulia nel
90 , alla fine della guerra sociale, con la quale venne estesa la
cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola ad eccezione,
naturalmente, degli schiavi.
In effetti la via Amerina fu strumento fondamentale in questo
processo di romanizzazione a Nord di Roma.
Ricordiamo sinteticamente con alcune date i fatti più
significativi.
485 - cominciano le ostilità e le mire espansionistiche di Roma
396 - dopo 10 anni di assedio i Romani guidati da Furio Camillo
conquistano Veio
subito dopo Capena subisce la stessa sorte
390 - scende Brenno con i Galli (celti) che prendono Roma, ma non
il Campidoglio dopo una prima sconfitta al lago Vadimone nei pressi di
Orte e poi presso il fiume Allia
387 - Furio Camillo conquista Nepi e Sutri
358 - si crea una lega delle città etrusche contro Roma alla quale
aderisce anche Falerii,ma la guerra si conclude in un nulla di fatto.
Falerii evita la sottomissione con la sottoscrizione di un trattato
separato
312 - iniziano le guerre etrusche (prima e seconda) che si
concludono con la
309 - vittoria delle legioni romane condotte dal Console Quinto
Fabio Rulliano presso il lago Vadimone e la
295 - battaglia di Sentino, nei pressi dell’attuale Sassoferrato,
dove vengono sconfitti definitivamente gli alleati Celti, Umbri,
Etruschi e Sanniti
293 - viene sottomessa anche Falerii
285 - (terza guerra etrusca) gli etruschi ci riprovano insieme ai
Celti,Sanniti, Tarantini, Lucani e Bruzzi
282 - scontro finale al lago Vadimone con una grande vittoria dei
Romani guidati dal Console Publio Valerio Dolabella che, si dice,
abbia inseguito pezzi dell’esercito nemico in fuga fino a Perugia
264 - il Console Marco Fulvio Flacco celebra il trionfo su Volsinii
In quegli anni si affacciano in Italia anche Pirro ed Annibale,
cominciano le guerre puniche.
241 – Falerii ne approfitta e prova a ribellarsi. Quattro legioni
al comando di Quinto Lutazio e Aulo Manlio Torquato debellano la
rivolta e costringono gli abitanti a spostarsi di circa 6 Km ad ovest,
costruendo una nuova città in pianura sulla Via Amerina che ne
costituisce il cardo (Falerii Novi)
All’anno successivo si fa risalire il riordino generale dell’asse
viario che da Veio conduceva ad Ameria attraverso tutto il territorio
Falisco (denominato via Veientana o Amerina e Annia Amerina, dal nome
del console che curò l’esecuzione dei lavori) e proseguiva per
Todi, Perugia, Gubbio verso l’Adriatico, su precedenti antichi
tracciati.
Nel 220 si tracciarono le vie consolari Cassia e Flaminia e la via
Amerina andò a confluire su entrambe: da Perugia ad Ovest verso
Chiusi e da Gubbio a Nord/Est verso Luceoli, l’attuale Cantiano.
Con questa ristrutturazione viaria, l’inizio dell’ Amerina
venne spostato più a Nord di Veio, nella valle del Baccano dove
presso la mansio ad Vacanas, nei pressi dell’attuale Campagnano, si
distaccava dalla Cassia ed il primo tratto della via Amerina venne
inglobato nella nuova e più importante Cassia.
La distanza totale da Roma ad Amelia era di 56 miglia come ci
riferisce Cicerone nella famosa oratione pro Sexto Roscio Amerino.
Anno 80 a.C.
Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola
Peutingeriana che di miglia ne segna 55 e cioè 21 da Roma alla mansio
ad Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Amelia sull’Amerina.
Riprendiamo l’elencazione delle date e dei fatti storici più
significativi per l’argomento
218 – inizia le seconda guerra punica
217 – 24 giugno secondo il calendario non riformato, 27 aprile
per quello giuliano : la terribile sconfitta dei romani al lago
Trasimeno ove furono uccisi 15 mila legionari compreso il Console Caio
Flaminio (lo stesso che 3 anni prima aveva battuto la via Flaminia)
cui successe alla guida dell’esercito Quinto Fabio Massimo, nominato
dittatore, passato alla storia come cunctator (Temporeggiatore) avendo
indotto Annibale ad una politica di attesa che salvò Roma dalla
disfatta completa, infatti il condottiero cartaginese non prese la
città e si diresse più a sud.
Nel frattempo, a detta di alcune fonti, rimasugli di Romani
fuggiaschi entrano di nuovo in contatto con frange dell’esercito
cartaginese o dei loro alleati nei pressi di Orte nella zona della
confluenza tra i fiumi Tevere e Nera, poco distante dal Lago Vadimone.
207 - Asdrubale, fratello di Annibale, scende anche egli da Nord
ed il suo esercito rinforzato da Galli e Liguri , ma viene sgominato
sul Metauro a sud di Rimini dai Romani coadiuvati da volontari Umbri
ed Etruschi.
Da notare che ormai Umbri ed Etruschi facevano fronte comune con i
Romani contro gli invasori esterni, quindi erano ormai integrati nella
società romana sul finire del terzo secolo e la pacificazione tra di
loro era un fatto compiuto. Questi (Etruschi ed Umbri) contribuirono
anche all’approntamento della spedizione di Scipione in Africa che a
Zama nel 202 sconfisse definitivamente i Cartaginesi, fornendo armi,
cereali, legumi, viveri di ogni genere, come ci racconta
dettagliatamente Livio.
Si dice che per il valore dimostrato dagli Amerini nell’esercito
federato nelle varie battaglie tra cui quella di Canne persa dai
Romani nel 216, Roma decise di conferire ad Ameria lo stato di foedus
aequum, primo passo del riconoscimento generale della cittadinanza
che, come detto, avvenne solo nel 90.
Una buona parte della grande storia si sviluppò quindi lungo la
via Amerina. Basti pensare alle innumerevoli battaglie combattute
sulla piana del lago Vadimone di fronte alla confluenza del Rio Grande
nel Tevere e di fronte al porto di Seripola, già attivo a quei tempi.
Gli eserciti romani erano penetrati nel cuore della penisola verso
Nord e gli invasori erano discesi verso Roma anche attraverso la Via
Amerina.
Più tardi anche altri invasori discesero per la via Amerina, anche
quelli che decretarono la fine dell’Impero Romano d’occidente,
altre battaglie ebbero luogo attorno al lago Vadimone sulle rive del
Tevere e, dopo la discesa di Alarico re dei Visigoti tra il 408 e il
410, il territorio venne percorso ad ondate successive dagli eserciti
di Odoacre alla testa degli Eruli, Teodorico degli Ostrogoti e Totila
re dei Goti che nel 548 dopo Perugia devastano anche Amelia, dai
Bizantini e dai Longobardi delle cui vicende parleremo un po’ più
dettagliatamente in seguito; nel 965 gran parte del territorio viene
occupato dalle truppe imperiali di Ottone I, poi Ottone II e Ottone
III gli Imperatori di Casa Sassonia che si recano a Roma per la loro
incoronazione. Il 25 dicembre del 1001 Ottone III diretto da Ravenna a
Roma tiene un Sinodo nella Cattedrale di Todi insieme al Papa
(tedesco) Silvestro II.
L’andirivieni degli imperatori germani dura a lungo interessando
le città poste nei pressi o lungo lavia Amerina, soprattutto dopo il
1054 anno in cui crolla a Narni il Ponte di Augusto sulla Flaminia.
E per le città di transito non si trattava di belle cavalcate cui
assistere come ad uno spettacolo tipo le rievocazioni storiche dei
nostri giorni perché dovevano fornire vitto e alloggio alla corte e a
tutto il seguito.
Nel 1100 scendono i Normanni ai quali si fa risalire la distruzione
di Falerii Novi sulle cui rovine viene poi costruita l’Abbazia di S.
Maria nel 1143 dai Benedettini Cistercensi adibita al culto fino al
1798 anno in cui il tetto crolla in seguito ad una battaglia tra
Francesi e Napoletani che lascia sul campo 10.000 morti e al termine
della quale i Francesi sconfitti e messi in fuga fanno scoppiare il
deposito di munizioni sistemato nel vano chiesa dell’Abbazia.
S. Maria in Falleri è stata poi definitivamente restaurata solo in
occasione del Giubileo del 2000.
Nel 1131 le truppe imperiali di Lotario II saccheggiano Amelia; nel
1173 è la volta di Cristiano da Magonza luogotenente di Federico
Barbarossa, poi del figlio Enrico VI che nel 1186 prende Amelia, Orte,
Narni e Orvieto.
Nel sec. XIII scende Federico II ed il suo esercito fu
responsabile, tra l’altro, della devastazione di Amelia avvenuta
intorno al 1242.
Da ultimo scese l’esercito dell’’imperatore Carlo V con i
Lanzichenecchi che nel 1527 operarono il famoso sacco di Roma. Per il
ritorno verso nord nel 1528 scelsero la via Amerina e strinsero d’assedio
Orte che si salvò per aver murato tutte le porte di accesso dopo
avere fatto buona scorta di viveri; i Lanzi dirottarono su Narni che
era rimasta impreparata e ne pagò le conseguenze essendo stata
sottoposta ad un brutale saccheggio. Amelia fu più fortunata perché
vi si diressero e soggiornarono le truppe spagnole (altra componente
dell’esercito imperiale) che non si diedero a notevoli eccessi.
Altri risalirono come i Saraceni che, negli anni a cavallo tra il IX e
il sec. X, dopo aver devastato le basiliche di S.Pietro e S.
Paolo a Roma, dalle coste laziali giunsero fino a Perugia
saccheggiando tutto il territorio incontrato sul loro cammino,
compreso quello di Nepi i cui abitanti comunque li contrastarono
tenacemente e li sconfissero intorno all’anno 915.
Proprio per il timore delle loro scorrerie Papa Leone IV intorno
all’850 fece riparare le mura di Amelia e di Orte che dovevano aver
subito seri danni qualche anno prima a causa di un violento terremoto.
il
Cristianesino e la nascita della "vecchia Europa"
La via Amerina ebbe un ruolo primario anche in un altro processo
fondamentale della grande storia che contribuì alla formazione della
cultura occidentale ed europea: la diffusione del Cristianesimo che
prese l’avvio già in età apostolica, ma grande impulso ebbe dopo l’editto
di Costantino del 313.
Lo testimoniano le memorie dei Martiri ed i luoghi di culto
dislocati lungo la via .
Santi e Martiri di ogni ceto ed estrazione sociale: militari,
funzionari dello stato, presbiteri, vescovi, semplici fanciulle a
cominciare dai nostri S. Tolomeo e S. Romano, S. Fermina e S.
Olimpiade, S. Secondo, S. Gratiliano e S. Felicissima, S. Illuminata,
S. Vittore, S. Cassiano, S. Fortunato, S. Giovenale, S. Valentino, S.
Apollinare, ecc…
Con la discesa dei Visigoti di Alarico e la presa di Roma nel 410
cominciarono la decadenza, i saccheggi, le devastazioni, l’abbandono
delle campagne e dei luoghi aperti.
Al 476 si fa risalire la caduta definitiva dell’Impero
romano di occidente.
Si successero Ostrogoti, Goti e Longobardi in tante vicende
storiche che interessarono tutta l’Italia, ma soprattutto l’Italia
centrale tenuto conto che l’attrazione fatale era rappresentata da
Roma, la capitale dell’Impero anche se nel frattempo il potere
imperiale si era spostato a Bisanzio.
A Roma, comunque, tra una vicenda e l’altra, si stabilì un nuovo
potere che andò a riempire il vuoto nato dalla dissoluzione dell’apparato
dirigente dell’ impero d’occidente; quello della gerarchia
ecclesiastica che si andava formando, con a capo il Papa.
La predicazione dei Vangeli in tutto il mondo conosciuto avanzò
attraverso le stesse strade sulle quali nei secoli precedenti avevano
marciato vittoriosamente i possenti eserciti romani.
Le popolazioni "barbariche"del centro e nord Europa
fecero inizialmente resistenza e da ultimo i Longobardi cercarono di
contrastare l’affermarsi di questo nuovo potere scendendo in armi
anche in Italia. Il Papato si alleò con i cugini Bizantini (i potenti
eredi dell’impero romano d’oriente) che opposero una strenua
resistenza. Gli scontri si susseguirono per oltre due secoli. Nel
frattempo i Longobardi rimasero conquistati dal cristianesimo e
permeati da quella stessa cultura romana che volevano sopprimere,
facendola propria. Anche le altre popolazioni europee vennero
gradualmente interessate dalla diffusione del cristianesimo.
Questo in estrema sintesi è l’altro epocale processo storico
avvenuto nell’alto medioevo che vide come principali attori
Longobardi, Bizantini e Papato e che, con l’intervento finale dei
Franchi, portò alla nascita della "vecchia Europa", intero
continente a partire dall’800 retto da leggi sostanzialmente
riferite al diritto romano e nel quale la lingua ufficiale era il
latino; la religione professata era il cristianesimo che aveva
soppiantato o sostituito tutti gli altri culti e faceva capo in ogni
città ad un’ autorità nominata dal Papa, il Vescovo – autorità
rispettata e riconosciuta anche dal potere civile.
In ogni città sorsero le cattedrali, in campagna le abbazie con a
capo l’Abate.
Sin dagli inizi si diffuse il Monachesimo e intorno all’anno
mille cominciarono a fiorire i vari ordini religiosi con i loro
conventi e gli ordini militari cavallereschi con i loro castelli, come
i Cavalieri di Cristo, i Templari, gli Ospedalieri, ecc. i cui eredi
oggi sono principalmente rappresentati dai Cavalieri di Malta.
il
corridoio bizantino
Tralasciando la narrazione ed i riferimenti dei fatti avvenuti nel
corso delle lunghe dispute tra Longobardi e Bizantini in Italia, si
era creata questa situazione: si erano formati nel VI sec. un regno longobardo
che comprendeva la Tuscia e parte di Ovest e Nord Italia e al Centro/
Sud i ducati longobardi di Spoleto e di Benevento, mentre erano rimasti
ai Bizantini i possedimenti del Ducato Romano e dell’Esarcato di
Ravenna collegati tra loro da uno stretto lembo di terra nel quale si
distendeva l'intero corso del fiume Tevere, che i Bizantini difesero
strenuamente per oltre 200 anni anche attraverso la realizzazione di
un sistema di torri e castelli posti nei luoghi ritenuti più idonei
dal punto di vista strategico tra le principali città, nonostante i
ripetuti attacchi a tenaglia da parte dei Longobardi ed il mutamento
continuo delle linee di confine.
Quell’insieme di città, fortificazioni e territorio posto tra i
due stati longobardi venne poi denominato "Corridoio
Bizantino".
L’asse portante di questo corridoio era rappresentato dalla via
Amerina che congiungeva Roma a Ravenna, riprendendo dopo Luceoli il
tracciato della Via Flaminia e dopo Rimini la Via Popilia, in quanto i
percorsi della via Cassia e della via Flaminia erano stati occupati ed
interrotti dalla conquista Longobarda. Nella parte alta un percorso
alternativo al primo tratto di Popilia e all'ultimo di Flaminia, come
attestato dall’Anonimo Ravennate, scendendo da Ravenna toccava le
località di Forlì, Forlimpopoli, Sarsina, Urbino, Scheggia e da li
si ricongiungeva comunque a Gubbio alla vecchia via Amerina.
Il fatto più importante che avvenne in quel periodo, legato alle
vicende del Corridoio Bizantino è quello che avvenne nel 742 a Terni
nella Basilica di San Valentino, ove ebbe luogo la donazione da parte
del Re dei longobardi Liutprando a Papa Zaccaria di un gruppo di
città in precedenza strappate ai Bizantini, fatto che se non fosse
avvenuto il famoso Corridoio sarebbe stato interrotto e probabilmente
la storia avrebbe preso un altro corso. A questa donazione tutti gli
storici sono concordi nel far risalire la costituzione del primo
nucleo dello Stato della Chiesa ed il primo riconoscimento effettivo
del potere temporale del Papato.
Le città interessate erano Ameria, Orte, Bomarzo, Gallese e Blera
(poco più tardi furono donate al Papa anche Nepi e Sutri a Sud
e Numana/Ancona a Nord), praticamente una buona parte dei territori
attraversati dalla via Amerina.
La portata del potere papale fu sancita definitivamente nel natale
dell’anno 800 quando il Re Carlo Magno, dei Franchi vincitori sui
Longobardi, inginocchiato sulla porta della Basilica di San Pietro
accettò di farsi incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero da
Papa Leone III..
E da allora la Chiesa Cattolica Romana ha continuato a rivestire un
ruolo di primo livello in tutte le vicende politiche di Europa e del
mondo intero.
E proprio gli avvenimenti mediatici di questi ultimi tempi, con l’avvicendamento
del Papa sul soglio pontificio, ci confermano quanto ancora forte sia
questo potere e l’attrazione che Roma cristiana esercita su ogni
angolo del mondo.
dal
medioevo all'età moderna
Dopo la fine dei regni longobardi, furono ripristinati i
collegamenti principali della vie Cassia e Flaminia e l’Amerina
rimase la principale via di comunicazione per la media valle del
Tevere, ossia verso Perugia, che a Nord di Todi prese il nome di Via
Tiberina proprio perché costeggiava la riva sinistra del Tevere.
Tra Amelia e Todi la via di fondovalle lungo il torrente Arnata
venne gradualmente dismessa per attestarsi sulle direttrici che
raccordavano i paesi fortificati ed i castelli sorti sui crinali a
presidio del vecchio Corridoio Bizantino.
Si sviluppò nel medio evo sulla via Amerina, al pari delle altre
strade che venivano dal Nord, il Pellegrinaggio verso la Città Santa,
specialmente dopo la promulgazione dei Giubilei a partire da quello
indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300.
Il passaggio dei pellegrini è attestato da numerosi toponimi
riferiti ad ostelli,ospedali ed osterie nonché da numerose
chiese, eremi e conventi, che oggi ci aiutano a ricostruire i tratti
del tracciato originario andato in disuso.
Fino a poco prima della seconda guerra mondiale quando
ancora non c’erano le macchine e si doveva andare a piedi, l’itinerario
usato negli spostamenti tra vari paesi ( ad esempio in occasione delle
fiere) era in genere quello della vecchia via Amerina perché era
strada costruita sin dall’antichità per chi doveva arrivare prima
camminando di meno.
Il
tracciato
Dobbiamo distinguerlo in due parti: la prima è quella che parte
dalla mansio ad Vacanas e giunge ad Ameria: la seconda è quella che
parte da Ameria e prosegue per Todi, Perugia, Gubbio, Luceoli, ecc.La
prima era sicuramente basolata, la seconda probabilmente no.
Quindi la prima parte è sicuramente individuabile per quasi tutto
il suo tracciato, perché vari tratti di basolato emergono
perfettamente conservati, utilizzati talvolta ancora come strade
interpoderali.
Rilevamenti e scavi sono stati effettuati dall’Istituto
Britannico fino a Puntone del Ponte (insediamento falisco situato tra
Corchiano e Gallese/Vasanello) nel periodo a cavallo tra sec. XIX e
sec. XX.
Dal 1973 al 1985 l’archeologo T. Potter del B.M. ha condotto
importantissime ricerche nei dintorni di Nepi, sull’ antico abitato
di Narce che sorgeva lungo l’Amerina ed è giunto alla scoperta
della domusculta di Capracorum, tipo di insediamento rurale
fortificato del periodo alto medievale tra villa rustica (ex periodo
imperiale) e castello vero e proprio.
Nel 1983 sono cominciati gli scavi in loc. San Lorenzo, Tre Ponti e
Cavo degli Zucchi da parte del Gruppo Archeologico Romano sotto la
direzione della D.ssa Laura Caretta, a sud di Falerii Novi che hanno
rivelato, ai margini del basolato perfettamente conservato e poggiato
su precedenti strade ricavate nel tufo, la necropoli della città con
sepolture databili dal II sec. A.C. al IV dell’era volgare.
Alcune di queste tombe sono state rinvenute miracolosamente
intatte, nonostante la frequentazione bimillenaria del sito, che ha
visto il passaggio di orde di invasori da ultimo i Normanni che hanno
distrutto nel 1100 Falerii Novi. E poi tombaroli a non finire.
Da Puntone del Ponte la strada giungeva a Vasanello passando ad
Ovest di Gallese nei pressi della stazione ferroviaria di Montilapi e
da li scendeva verso le Terme di Orte, costeggiava il lago Vadimone e
attraversava il Tevere nei pressi del porto di Seripola, poi
proseguiva lungo il corso del Rio Grande con un paio di
attraversamenti.
Si stabiliva sulla riva sinistra di fronte alle solfatare,
proseguiva in direzione Totano fino alle pendici di Monte Nero (ove
attualmente c’è la grotta della Madonna di Lourdes) e poi verso
Amelia sull’attuale tracciato della Provinciale ai lati della quale
emergono inconfondibili testimonianze del suo passaggio, peraltro
documentato fino al sec. XVIII dalle relazioni delle visite periodiche
dei maggiorenti della Città di Amelia ai confini del Comune, sulle
quali viene riportato che " partendo da Porta Busolina prendevano
la strada romana fino a Montenero, ecc:"
La distanza da Roma alla mansio ad Vacanas era di 21 miglia. Fino
ad Amelia altre 34, cioè 51 km mentre la linea virtuale diretta
misurerebbe solo 48 Km.!
Del ponte sul Tevere nei pressi di Seripola non è rimasta traccia,
mentre sono evidenti i resti del cosiddetto Ponte di Augusto, situato
circa 1 Km più verso Orte.
Comunque l’abitato di Seripola dovrebbe essere stato abbandonato
intorno al VII secolo d.C.
I due ponti potevano coesistere, oppure un nuovo ponte è stato
costruito nel tempo più a Sud per ragioni di opportunità magari
dettate dai movimenti del lago vulcanico di Vadimone o dagli
allagamenti della valle del Tevere prodotti dalle ricorrenti mutazioni
climatiche.
Per il momento non ci è dato di sapere, anche perché studi
approfonditi sui resti del cosiddetto Ponte di Augusto, salvo errori,
non esistono.
E’ certo che da Seripola partiva anche un’altra strada di
crinale che raggiungeva la strategica collina di Cimacolle per poi
raggiungere località Campo Antico e da li Totano.
Cimacolle oltre ad essere collegato con una strada diretta al porto
di Seripola, guarda diretto anche al cosiddetto Ponte di Augusto. C’è
da approfondire.
Il Ponte di Augusto, detto anche Pontacccio è crollato tra il 1514
e il 1524, si dice per le piene del Tevere. Alcune fonti riferiscono
che sia stato demolito per ragioni strategiche legate alla difesa di
Bracciano.
Sicuramente il traffico sulla via Amerina da quel momento è molto
diminuito e da quel momento, fino alla costruzione di un nuovo ponte,
l’attraversamento del Tevere avverrà con le barche o barconi.
Abbiamo due toponimi "Barca": uno nei pressi del l’antico
porto di Seripola e l’altro, la Barca di San Francesco, in
corrispondenza della strada che scendeva da Castel Bagnolo.
In alcune carte del sei/settecento la via Amerina è segnata lì da
dove proseguiva verso Narni e Todi senza passare per Amelia,
ricalcando praticamente il tracciato della attuale Tiberina, con un
passo di Amelia tuttora esistente nei pressi di Sangemini.
A proposito di San Francesco almeno un volta deve essere transitato
sulla via Amerina di ritorno da Roma nel 1209, dopo l’approvazione
orale della Regola da parte di Innocenzo III.
I biografi raccontano della sua sosta ad Orte per una quindicina di
giorni e del passaggio attraverso una zona ricca di sorgenti d’acqua
ferruginosa e di fumarole di tipo solfureo, dunque le attuali terme, l’acqua
acetosa di San Lorenzo, le solfatare lungo il Rio Grande…
C’è chi dice che abbia sostato presso la Barca di San Francesco
nella chiesa di s.Nicolao, chi a s. Masseo, chi a s. Lorenzo. C’è
veramente da approfondire, come sulla funzione delle innumerevoli
torri e fortificazioni situate nel territorio ortano, sicuramente
legate al transito della via Amerina e dei suoi diverticoli.
Il secondo tratto per Todi, Perugia, Gubbio, ecc., partiva da
Amelia lungo la riva sinistra del Rio Grande che attraversava in loc.
Le Rote; proseguiva poi lungo la sponda destra fino al ponte di San
Leonardo (oltre i Cappuccini, per intenderci) ove lo attraversava di
nuovo. Proseguiva lungo la vallata collegando tutta una serie di
castelli e piccoli paesi (che in realtà sono nati …dopo, sulla via
Amerina): Sambucetole, Lacuscello, Collicello, Canale, Frattuccia,
Castel dell’Aquila, Forte Cesare fino alla cosiddetta Mestaiola di
Sismano nelle cui vicinanze sorgeva il paese di Civitelle.
Da qui si tuffava nella valle del fiume Arnata che costeggiava e
attraversava in più punti (o i suoi affluenti) su ponti tuttora
esistenti fino a raggiungere Todi ove entrava da Porta Amerina a
formare un decumanus maximus (come dice lo storico e archeologo
Giovanni Becatti) ma secondo me è forse più il cardo maximus;
dopo il foro usciva a Nord, traversava il torrente Rio e si
dirigeva verso Deruta, Vettona, ecc. sulla riva sinistra del Tevere.
Percorso tra Todi e Perugia sostanzialmente ricalcato dalla moderna
Via Tiberina.
E’ chiaro che nel medioevo, con la nascita dei castelli, venne
gradualmente abbandonato il percorso di fondovalle diventato malsicuro
per preferire un nuovo tracciato di crinale, parallelo a quello più
antico, che unisce Avigliano,Dunarobba, Sismano, Pesciano, Montenero,
Vasciano oppure sul lato opposto S. Restituta, Toscolano, Melezzole,
Morre, Collelungo, Izzalini, Fiore, ecc. oppure l’altro intermedio
che unisce Castel dell’Aquila a Camerata e Torre Gentile passando
per Torre Olivola che rappresenta la più imponente e strategica
fortificazione posta a vigilare sulla valle dell’Arnata tra Castel
dell’Aquila e Todi.
la
ricostruzione del tracciato antico
Per la ricostruzione del tracciato antico, i vari
diverticoli e successive varianti che in linea di massima è stato
tutto individuato, almeno da Roma a Perugia, ci si è avvalsi di
molteplici elementi e riferimenti che opportunamente relazionati tra
loro e verificati con una attenta ricognizione sul territorio hanno
dato alla fine il risultato atteso.
-
tratti di basolato
-
emergenze architettoniche ed archeologiche (ponti, resti di
torri e fortificazioni per la difesa, le segnalazioni e gli
avvistamenti, ecc.)
-
tombe e sepolture di ogni tipo, monumenti funebri, ecc. che
solitamente in epoca romana venivano realizzati lungo le strade
principali a partire proprio dalle porte delle città verso
l’esterno a significare la continuità della città dei vivi con la
città dei morti (vedi la necropoli di Amelia che si snoda per buona
parte lungo la via Amerina, l’attuale via Primo Maggio in fondo alla
quale si erge il Trullo che non è altro che ciò che rimane di un
monumento funebre a forma di piramide ben documentato nelle carte del
sei/settecento, così dicasi dei resti murari del Pirincio). A
proposito i recenti scavi della necropoli di Amelia a circa 200 metri
dalla porta Romana hanno restituito pregevolissimi reperti di primo
livello di origine e fattura falisca risalenti al IV e III sec. a.C.
attualmente esposti presso il museo di
Amelia nella mostra intitolata “La seduzione del lusso”.
Questi ritrovamenti ci rafforzano il dubbio nel dare la giusta
risposta al quesito: Amelia preromana, città umbra o falisca?
-
chiese, ospedali e ricoveri per i pellegrini ad indicare i
quali talvolta è rimasto solo il toponimo di una località sulla
carta geografica (la più usata è quella dell’I.G.M, sulla quale
noi abbiamo indicato a grandi linee il possibile tracciato
ricostruito) . Spesso chiese, ospedali e ricoveri sono stati inglobati
in fabbricati rurali, già da diversi secoli. Occorre individuarli
attraverso la ricognizione sul territorio, ma soprattutto attraverso
le ricerche d’archivio. Utilissimi sono i resoconti del pagamento
delle decime, gli atti notarili relativi alle donazioni o ai contratti
di compravendita. I resoconti delle visite pastorali dei Vescovi alle
parrocchie e alle chiese di campagna. Per quanto riguarda l’amerino
utilissimo è il
resoconto della visita effettuata da Mons. Camajani, nella seconda metà
del 500 che muove da Todi verso Amelia per selezionare le chiese da
ristrutturare o da demolire. Nei pressi di Castel dell’Aquila, la
prima che incontra lungo la via è quella di S. Agata. Chiesa che è
stata individuata circa 5 anni fa inglobata in un fabbricato rurale e
restaurata dagli attuali proprietari, la famiglia Venturi.
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Toponimi come ospedale, ospedaletto, osteria, osteriaccia, rote,
reda, passo, ponte, via pubblica, torre, ecc. fornace (spesso
realizzata lungo un’antica strada per usare i basoli divelti per
ottenerne ottima calce, come è il caso di quella che ha funzionato
fino agli inizi del secolo scorso sulla via Amerina tra Amelia e Orte
nei pressi della casa cantoniera ed ha fatto sparire diverse miglia di
strada basolata) sono tutti elementi di primaria importanza per la ns.
ricostruzione.
Altre fonti importanti sono naturalmente gli storici locali e gli
archeologi professionisti o dilettanti dei secoli scorsi che pur tra
tante fantasticherie e retoriche allocuzioni, spesso ci forniscono
indicazioni, tracce e
correlazioni ormai difficilmente leggibili sul terreno stravolto dalle
invasive attività antropiche degli ultimi decenni. |