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Via Amerina

di Giancarlo Guerrini

dall'antichità al medioevo

La via fu battuta nel 240 a.C. su tracciati locali ancora più antichi che collegavano VEIO con AMERIA attraversando tutto il territorio Falisco e toccando i suoi principali centri: NEPI, FALERII, FESCENNIUM (Corchiano), GALLESE, VASANELLO e ORTE.

A Nord di Amelia riprese i più antichi collegamenti che si dirigevano verso la media e l'alta valle del Tevere lungo il confine (Tuder) con il  territorio etrusco e, dopo Vettona e Perugia,  verso l’Adriatico attraverso il territorio degli Umbri.

Dalle culture arcaiche autoctone dell’età della pietra, del bronzo e del ferro e dall’incontro con le genti venute dal mare e dal centro Europa, a partire dal X secolo a.C. cominciarono a fiorire nella penisola italica le Civiltà Regionali ossia facies legate ad un territorio più o meno circoscritto con usi, leggi, organizzazione politica, culti religiosi e lingua propria che contraddistinsero le varie popolazioni dell’Italia antica.

Al centro, in un lembo di terra tra quelle occupate dagli Etruschi, Umbri, Sabini, Latini e più attorno da popolazioni di origine celtica a nord, Piceni ad est, Equi, Volsci, Sanniti, Bruzzi, Campani, Lucani, Messapi e Greci a sud, si sviluppò la cultura Falisca/Capenate con capitali politiche e religiose le città di Falerii (l’odierna Civitacastellana) situata su un pianoro vicino al sacro monte di Soratte e Capena, posta alle pendici del versante sud orientale dello stesso monte.

I falisci parlavano e scrivevano una lingua simile al latino arcaico. Il loro territorio si imperniava su quell’asse viario che nel 240 divenne il primo tratto della via Amerina, così chiamata (anziché prendere il nome dal Console che l'aveva costruita, come usava in genere) perché da decine di anni forse da secoli già portava ad Ameria.

Tutte queste genti a partire dal V secolo vennero interessate da un processo storico che viene definito "Romanizzazione" ovvero la conquista graduale da parte di Roma e l’ imposizione -sempre graduale- delle sue leggi, della sua organizzazione politica, religiosa e militare.

Processo che si concluse con la promulgazione della lex Iulia nel 90 , alla fine della guerra sociale, con la quale venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola ad eccezione, naturalmente, degli schiavi.

In effetti la via Amerina fu strumento fondamentale in questo processo di romanizzazione a Nord di Roma.

Ricordiamo sinteticamente con alcune date i fatti più significativi.

485 - cominciano le ostilità e le mire espansionistiche di Roma

396 - dopo 10 anni di assedio i Romani guidati da Furio Camillo conquistano Veio

subito dopo Capena subisce la stessa sorte

390 - scende Brenno con i Galli (celti) che prendono Roma, ma non il Campidoglio dopo una prima sconfitta al lago Vadimone nei pressi di Orte e poi presso il fiume Allia

387 - Furio Camillo conquista Nepi e Sutri

358 - si crea una lega delle città etrusche contro Roma alla quale aderisce anche Falerii,ma la guerra si conclude in un nulla di fatto. Falerii evita la sottomissione con la sottoscrizione di un trattato separato

312 - iniziano le guerre etrusche (prima e seconda) che si concludono con la

309 - vittoria delle legioni romane condotte dal Console Quinto Fabio Rulliano presso il lago Vadimone e la

295 - battaglia di Sentino, nei pressi dell’attuale Sassoferrato, dove vengono sconfitti definitivamente gli alleati Celti, Umbri, Etruschi e Sanniti

293 - viene sottomessa anche Falerii

285 - (terza guerra etrusca) gli etruschi ci riprovano insieme ai Celti,Sanniti, Tarantini, Lucani e Bruzzi

282 - scontro finale al lago Vadimone con una grande vittoria dei Romani guidati dal Console Publio Valerio Dolabella che, si dice, abbia inseguito pezzi dell’esercito nemico in fuga fino a Perugia

264 - il Console Marco Fulvio Flacco celebra il trionfo su Volsinii

In quegli anni si affacciano in Italia anche Pirro ed Annibale, cominciano le guerre puniche.

241 – Falerii ne approfitta e prova a ribellarsi. Quattro legioni al comando di Quinto Lutazio e Aulo Manlio Torquato debellano la rivolta e costringono gli abitanti a spostarsi di circa 6 Km ad ovest, costruendo una nuova città in pianura sulla Via Amerina che ne costituisce il cardo (Falerii Novi)

All’anno successivo si fa risalire il riordino generale dell’asse viario che da Veio conduceva ad Ameria attraverso tutto il territorio Falisco (denominato via Veientana o Amerina e Annia Amerina, dal nome del console che curò l’esecuzione dei lavori) e proseguiva per Todi, Perugia, Gubbio verso l’Adriatico, su precedenti antichi tracciati.

Nel 220 si tracciarono le vie consolari Cassia e Flaminia e la via Amerina andò a confluire su entrambe: da Perugia ad Ovest verso Chiusi e da Gubbio a Nord/Est verso Luceoli, l’attuale Cantiano.

Con questa ristrutturazione viaria, l’inizio dell’ Amerina venne spostato più a Nord di Veio, nella valle del Baccano dove presso la mansio ad Vacanas, nei pressi dell’attuale Campagnano, si distaccava dalla Cassia ed il primo tratto della via Amerina venne inglobato nella nuova e più importante Cassia.

La distanza totale da Roma ad Amelia era di 56 miglia come ci riferisce Cicerone nella famosa oratione pro Sexto Roscio Amerino. Anno 80 a.C.

Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola Peutingeriana che di miglia ne segna 55 e cioè 21 da Roma alla mansio ad Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Amelia sull’Amerina.

Riprendiamo l’elencazione delle date e dei fatti storici più significativi per l’argomento

218 – inizia le seconda guerra punica

217 – 24 giugno secondo il calendario non riformato, 27 aprile per quello giuliano : la terribile sconfitta dei romani al lago Trasimeno ove furono uccisi 15 mila legionari compreso il Console Caio Flaminio (lo stesso che 3 anni prima aveva battuto la via Flaminia) cui successe alla guida dell’esercito Quinto Fabio Massimo, nominato dittatore, passato alla storia come cunctator (Temporeggiatore) avendo indotto Annibale ad una politica di attesa che salvò Roma dalla disfatta completa, infatti il condottiero cartaginese non prese la città e si diresse più a sud.

Nel frattempo, a detta di alcune fonti, rimasugli di Romani fuggiaschi entrano di nuovo in contatto con frange dell’esercito cartaginese o dei loro alleati nei pressi di Orte nella zona della confluenza tra i fiumi Tevere e Nera, poco distante dal Lago Vadimone.

207 - Asdrubale, fratello di Annibale, scende anche egli da Nord ed il suo esercito rinforzato da Galli e Liguri , ma viene sgominato sul Metauro a sud di Rimini dai Romani coadiuvati da volontari Umbri ed Etruschi. 

Da notare che ormai Umbri ed Etruschi facevano fronte comune con i Romani contro gli invasori esterni, quindi erano ormai integrati nella società romana sul finire del terzo secolo e la pacificazione tra di loro era un fatto compiuto. Questi (Etruschi ed Umbri) contribuirono anche all’approntamento della spedizione di Scipione in Africa che a Zama nel 202 sconfisse definitivamente i Cartaginesi, fornendo armi, cereali, legumi, viveri di ogni genere, come ci racconta dettagliatamente Livio.

Si dice che per il valore dimostrato dagli Amerini nell’esercito federato nelle varie battaglie tra cui quella di Canne persa dai Romani nel 216, Roma decise di conferire ad Ameria lo stato di foedus aequum, primo passo del riconoscimento generale della cittadinanza che, come detto, avvenne solo nel 90.

Una buona parte della grande storia si sviluppò quindi lungo la via Amerina. Basti pensare alle innumerevoli battaglie combattute sulla piana del lago Vadimone di fronte alla confluenza del Rio Grande nel Tevere e di fronte al porto di Seripola, già attivo a quei tempi.

Gli eserciti romani erano penetrati nel cuore della penisola verso Nord e gli invasori erano discesi verso Roma anche attraverso la Via Amerina.

Più tardi anche altri invasori discesero per la via Amerina, anche quelli che decretarono la fine dell’Impero Romano d’occidente, altre battaglie ebbero luogo attorno al lago Vadimone sulle rive del Tevere e, dopo la discesa di Alarico re dei Visigoti tra il 408 e il 410, il territorio venne percorso ad ondate successive dagli eserciti di Odoacre alla testa degli Eruli, Teodorico degli Ostrogoti e Totila re dei Goti che nel 548 dopo Perugia devastano anche Amelia, dai Bizantini e dai Longobardi delle cui vicende parleremo un po’ più dettagliatamente in seguito; nel 965 gran parte del territorio viene occupato dalle truppe imperiali di Ottone I, poi Ottone II e Ottone III gli Imperatori di Casa Sassonia che si recano a Roma per la loro incoronazione. Il 25 dicembre del 1001 Ottone III diretto da Ravenna a Roma tiene un Sinodo nella Cattedrale di Todi insieme al Papa (tedesco) Silvestro II.

L’andirivieni degli imperatori germani dura a lungo interessando le città poste nei pressi o lungo lavia Amerina, soprattutto dopo il 1054 anno in cui crolla a Narni il Ponte di Augusto sulla Flaminia.

E per le città di transito non si trattava di belle cavalcate cui assistere come ad uno spettacolo tipo le rievocazioni storiche dei nostri giorni perché dovevano fornire vitto e alloggio alla corte e a tutto il seguito.

Nel 1100 scendono i Normanni ai quali si fa risalire la distruzione di Falerii Novi sulle cui rovine viene poi costruita l’Abbazia di S. Maria nel 1143 dai Benedettini Cistercensi adibita al culto fino al 1798 anno in cui il tetto crolla in seguito ad una battaglia tra Francesi e Napoletani che lascia sul campo 10.000 morti e al termine della quale i Francesi sconfitti e messi in fuga fanno scoppiare il deposito di munizioni sistemato nel vano chiesa dell’Abbazia.

S. Maria in Falleri è stata poi definitivamente restaurata solo in occasione del Giubileo del 2000.

Nel 1131 le truppe imperiali di Lotario II saccheggiano Amelia; nel 1173 è la volta di Cristiano da Magonza luogotenente di Federico Barbarossa, poi del figlio Enrico VI che nel 1186 prende Amelia, Orte, Narni e Orvieto.

Nel sec. XIII scende Federico II ed il suo esercito fu responsabile, tra l’altro, della devastazione di Amelia avvenuta intorno al 1242.

Da ultimo scese l’esercito dell’’imperatore Carlo V con i Lanzichenecchi che nel 1527 operarono il famoso sacco di Roma. Per il ritorno verso nord nel 1528 scelsero la via Amerina e strinsero d’assedio Orte che si salvò per aver murato tutte le porte di accesso dopo avere fatto buona scorta di viveri; i Lanzi dirottarono su Narni che era rimasta impreparata e ne pagò le conseguenze essendo stata sottoposta ad un brutale saccheggio. Amelia fu più fortunata perché vi si diressero e soggiornarono le truppe spagnole (altra componente dell’esercito imperiale) che non si diedero a notevoli eccessi.

Altri risalirono come i Saraceni  che, negli anni a cavallo tra il IX e il  sec. X, dopo aver devastato le basiliche di S.Pietro e S. Paolo a Roma, dalle coste laziali giunsero fino a Perugia saccheggiando tutto il territorio incontrato sul loro cammino, compreso quello di Nepi i cui abitanti comunque li contrastarono tenacemente e li sconfissero intorno all’anno 915.

Proprio per il timore delle loro scorrerie Papa Leone IV intorno all’850 fece riparare le mura di Amelia e di Orte che dovevano aver subito seri danni qualche anno prima a causa di un violento terremoto.

il Cristianesino e la nascita della "vecchia Europa"

La via Amerina ebbe un ruolo primario anche in un altro processo fondamentale della grande storia che contribuì alla formazione della cultura occidentale ed europea: la diffusione del Cristianesimo che prese l’avvio già in età apostolica, ma grande impulso ebbe dopo l’editto di Costantino del 313.

Lo testimoniano le memorie dei Martiri ed i luoghi di culto dislocati lungo la via .

Santi e Martiri di ogni ceto ed estrazione sociale: militari, funzionari dello stato, presbiteri, vescovi, semplici fanciulle a cominciare dai nostri S. Tolomeo e S. Romano, S. Fermina e S. Olimpiade, S. Secondo, S. Gratiliano e S. Felicissima, S. Illuminata, S. Vittore, S. Cassiano, S. Fortunato, S. Giovenale, S. Valentino, S. Apollinare, ecc…

Con la discesa dei Visigoti di Alarico e la presa di Roma nel 410 cominciarono la decadenza, i saccheggi, le devastazioni, l’abbandono delle campagne e dei luoghi aperti.

Al  476 si fa risalire la caduta definitiva dell’Impero romano di occidente.

Si successero Ostrogoti, Goti e Longobardi in tante vicende storiche che interessarono tutta l’Italia, ma soprattutto l’Italia centrale tenuto conto che l’attrazione fatale era rappresentata da Roma, la capitale dell’Impero anche se nel frattempo il potere imperiale si era spostato a Bisanzio.

A Roma, comunque, tra una vicenda e l’altra, si stabilì un nuovo potere che andò a riempire il vuoto nato dalla dissoluzione dell’apparato dirigente dell’ impero d’occidente; quello della gerarchia ecclesiastica che si andava formando, con a capo il Papa.

La predicazione dei Vangeli in tutto il mondo conosciuto avanzò attraverso le stesse strade sulle quali nei secoli precedenti avevano marciato vittoriosamente i possenti eserciti romani.

Le popolazioni "barbariche"del centro e nord Europa fecero inizialmente resistenza e da ultimo i Longobardi cercarono di contrastare l’affermarsi di questo nuovo potere scendendo in armi anche in Italia. Il Papato si alleò con i cugini Bizantini (i potenti eredi dell’impero romano d’oriente) che opposero una strenua resistenza. Gli scontri si susseguirono per oltre due secoli. Nel frattempo i Longobardi rimasero conquistati dal cristianesimo e permeati da quella stessa cultura romana che volevano sopprimere, facendola propria. Anche le altre popolazioni europee vennero gradualmente interessate dalla diffusione del cristianesimo.

Questo in estrema sintesi è l’altro epocale processo storico avvenuto nell’alto medioevo che vide come principali attori Longobardi, Bizantini e Papato e che, con l’intervento finale dei Franchi, portò alla nascita della "vecchia Europa", intero continente a partire dall’800 retto da leggi sostanzialmente riferite al diritto romano e nel quale la lingua ufficiale era il latino; la religione professata era il cristianesimo che aveva soppiantato o sostituito tutti gli altri culti e faceva capo in ogni città ad un’ autorità nominata dal Papa, il Vescovo – autorità rispettata e riconosciuta anche dal potere civile.

In ogni città sorsero le cattedrali, in campagna le abbazie con a capo l’Abate.

Sin dagli inizi si diffuse il Monachesimo e intorno all’anno mille cominciarono a fiorire i vari ordini religiosi con i loro conventi e gli ordini militari cavallereschi con i loro castelli, come i Cavalieri di Cristo, i Templari, gli Ospedalieri, ecc. i cui eredi oggi sono principalmente rappresentati dai Cavalieri di Malta.

 il corridoio bizantino

Tralasciando la narrazione ed i riferimenti dei fatti avvenuti nel corso delle lunghe dispute tra Longobardi e Bizantini in Italia, si era creata questa situazione: si erano formati nel VI sec. un regno longobardo che comprendeva la Tuscia e parte di Ovest e Nord Italia e al Centro/ Sud i ducati longobardi di Spoleto e di Benevento, mentre erano rimasti ai Bizantini i possedimenti del Ducato Romano e dell’Esarcato di Ravenna collegati tra loro da uno stretto lembo di terra nel quale si distendeva l'intero corso del fiume Tevere, che i Bizantini difesero strenuamente per oltre 200 anni anche attraverso la realizzazione di un sistema di torri e castelli posti nei luoghi ritenuti più idonei dal punto di vista strategico tra le principali città, nonostante i ripetuti attacchi a tenaglia da parte dei Longobardi ed il mutamento continuo delle linee di confine.

Quell’insieme di città, fortificazioni e territorio posto tra i due stati longobardi venne poi denominato "Corridoio Bizantino".

L’asse portante di questo corridoio era rappresentato dalla via Amerina che congiungeva Roma a Ravenna, riprendendo dopo Luceoli il tracciato della Via Flaminia e dopo Rimini la Via Popilia, in quanto i percorsi della via Cassia e della via Flaminia erano stati occupati ed interrotti dalla conquista Longobarda. Nella parte alta un percorso alternativo al primo tratto di Popilia e all'ultimo di Flaminia, come attestato dall’Anonimo Ravennate, scendendo da Ravenna toccava le località di Forlì, Forlimpopoli, Sarsina, Urbino, Scheggia e da li si ricongiungeva comunque a Gubbio alla vecchia via Amerina.

Il fatto più importante che avvenne in quel periodo, legato alle vicende del Corridoio Bizantino è quello che avvenne nel 742 a Terni nella Basilica di San Valentino, ove ebbe luogo la donazione da parte del Re dei longobardi Liutprando a Papa Zaccaria di un gruppo di città in precedenza strappate ai Bizantini, fatto che se non fosse avvenuto il famoso Corridoio sarebbe stato interrotto e probabilmente la storia avrebbe preso un altro corso. A questa donazione tutti gli storici sono concordi nel far risalire la costituzione del primo nucleo dello Stato della Chiesa ed il primo riconoscimento effettivo del potere temporale del Papato.

Le città interessate erano Ameria, Orte, Bomarzo, Gallese e Blera (poco più tardi  furono donate al Papa anche Nepi e Sutri a Sud e Numana/Ancona a Nord), praticamente una buona parte dei territori attraversati dalla via Amerina.

La portata del potere papale fu sancita definitivamente nel natale dell’anno 800 quando il Re Carlo Magno, dei Franchi vincitori sui Longobardi, inginocchiato sulla porta della Basilica di San Pietro accettò di farsi incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Leone III..

E da allora la Chiesa Cattolica Romana ha continuato a rivestire un ruolo di primo livello in tutte le vicende politiche di Europa e del mondo intero.

E proprio gli avvenimenti mediatici di questi ultimi tempi, con l’avvicendamento del Papa sul soglio pontificio, ci confermano quanto ancora forte sia questo potere e l’attrazione che Roma cristiana esercita su ogni angolo del mondo.

dal medioevo all'età moderna

Dopo la fine dei regni longobardi, furono ripristinati i collegamenti principali della vie Cassia e Flaminia e l’Amerina rimase la principale via di comunicazione per la media valle del Tevere, ossia verso Perugia, che a Nord di Todi prese il nome di Via Tiberina proprio perché costeggiava la riva sinistra del Tevere.

Tra Amelia e Todi la via di fondovalle lungo il torrente Arnata venne gradualmente dismessa per attestarsi sulle direttrici che raccordavano i paesi fortificati ed i castelli sorti sui crinali a presidio del vecchio Corridoio Bizantino.

Si sviluppò nel medio evo sulla via Amerina, al pari delle altre strade che venivano dal Nord, il Pellegrinaggio verso la Città Santa, specialmente dopo la promulgazione dei Giubilei a partire da quello indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300.

Il passaggio dei pellegrini è attestato da numerosi toponimi riferiti ad ostelli,ospedali ed osterie  nonché da numerose chiese, eremi e conventi, che oggi ci aiutano a ricostruire i tratti del tracciato originario andato in disuso.

Fino a poco prima della seconda guerra mondiale quando ancora non c’erano le macchine e si doveva andare a piedi, l’itinerario usato negli spostamenti tra vari paesi ( ad esempio in occasione delle fiere) era in genere quello della vecchia via Amerina perché era strada costruita sin dall’antichità per chi doveva arrivare prima camminando di meno.

Il tracciato

Dobbiamo distinguerlo in due parti: la prima è quella che parte dalla mansio ad Vacanas e giunge ad Ameria: la seconda è quella che parte da Ameria e prosegue per Todi, Perugia, Gubbio, Luceoli, ecc.La prima era sicuramente basolata, la seconda probabilmente no.

Quindi la prima parte è sicuramente individuabile per quasi tutto il suo tracciato, perché vari tratti di basolato emergono perfettamente conservati, utilizzati talvolta ancora come strade interpoderali.

Rilevamenti e scavi sono stati effettuati dall’Istituto Britannico fino a Puntone del Ponte (insediamento falisco situato tra Corchiano e Gallese/Vasanello) nel periodo a cavallo tra sec. XIX e sec. XX.

Dal 1973 al 1985 l’archeologo T. Potter del B.M. ha condotto importantissime ricerche nei dintorni di Nepi, sull’ antico abitato di Narce che sorgeva lungo l’Amerina ed è giunto alla scoperta della domusculta di Capracorum, tipo di insediamento rurale fortificato del periodo alto medievale tra villa rustica (ex periodo imperiale) e castello vero e proprio.

Nel 1983 sono cominciati gli scavi in loc. San Lorenzo, Tre Ponti e Cavo degli Zucchi da parte del Gruppo Archeologico Romano sotto la direzione della D.ssa Laura Caretta, a sud di Falerii Novi che hanno rivelato, ai margini del basolato perfettamente conservato e poggiato su precedenti strade ricavate nel tufo, la necropoli della città con sepolture databili dal II sec. A.C. al IV dell’era volgare.

Alcune di queste tombe sono state rinvenute miracolosamente intatte, nonostante la frequentazione bimillenaria del sito, che ha visto il passaggio di orde di invasori da ultimo i Normanni che hanno distrutto nel 1100 Falerii Novi. E poi tombaroli a non finire.

Da Puntone del Ponte la strada giungeva a Vasanello passando ad Ovest di Gallese nei pressi della stazione ferroviaria di Montilapi e da li scendeva verso le Terme di Orte, costeggiava il lago Vadimone e attraversava il Tevere nei pressi del porto di Seripola, poi proseguiva lungo il corso del Rio Grande con un paio di attraversamenti.

Si stabiliva sulla riva sinistra di fronte alle solfatare, proseguiva in direzione Totano fino alle pendici di Monte Nero (ove attualmente c’è la grotta della Madonna di Lourdes) e poi verso Amelia sull’attuale tracciato della Provinciale ai lati della quale emergono inconfondibili testimonianze del suo passaggio, peraltro documentato fino al sec. XVIII dalle relazioni delle visite periodiche dei maggiorenti della Città di Amelia ai confini del Comune, sulle quali viene riportato che " partendo da Porta Busolina prendevano la strada romana fino a Montenero, ecc:"

La distanza da Roma alla mansio ad Vacanas era di 21 miglia. Fino ad Amelia altre 34, cioè 51 km mentre la linea virtuale diretta misurerebbe solo 48 Km.!

Del ponte sul Tevere nei pressi di Seripola non è rimasta traccia, mentre sono evidenti i resti del cosiddetto Ponte di Augusto, situato circa 1 Km più verso Orte.

Comunque l’abitato di Seripola dovrebbe essere stato abbandonato intorno al VII secolo d.C.

I due ponti potevano coesistere, oppure un nuovo ponte è stato costruito nel tempo più a Sud per ragioni di opportunità magari dettate dai movimenti del lago vulcanico di Vadimone o dagli allagamenti della valle del Tevere prodotti dalle ricorrenti mutazioni climatiche.

Per il momento non ci è dato di sapere, anche perché studi approfonditi sui resti del cosiddetto Ponte di Augusto, salvo errori, non esistono.

E’ certo che da Seripola partiva anche un’altra strada di crinale che raggiungeva la strategica collina di Cimacolle per poi raggiungere località Campo Antico e da li Totano.

Cimacolle oltre ad essere collegato con una strada diretta al porto di Seripola, guarda diretto anche al cosiddetto Ponte di Augusto. C’è da approfondire.

Il Ponte di Augusto, detto anche Pontacccio è crollato tra il 1514 e il 1524, si dice per le piene del Tevere. Alcune fonti riferiscono che sia stato demolito per ragioni strategiche legate alla difesa di Bracciano.

Sicuramente il traffico sulla via Amerina da quel momento è molto diminuito e da quel momento, fino alla costruzione di un nuovo ponte, l’attraversamento del Tevere avverrà con le barche o barconi. Abbiamo due toponimi "Barca": uno nei pressi del l’antico porto di Seripola e l’altro, la Barca di San Francesco, in corrispondenza della strada che scendeva da Castel Bagnolo.

In alcune carte del sei/settecento la via Amerina è segnata lì da dove proseguiva verso Narni e Todi senza passare per Amelia, ricalcando praticamente il tracciato della attuale Tiberina, con un passo di Amelia tuttora esistente nei pressi di Sangemini.

A proposito di San Francesco almeno un volta deve essere transitato sulla via Amerina di ritorno da Roma nel 1209, dopo l’approvazione orale della Regola da parte di Innocenzo III.

I biografi raccontano della sua sosta ad Orte per una quindicina di giorni e del passaggio attraverso una zona ricca di sorgenti d’acqua ferruginosa e di fumarole di tipo solfureo, dunque le attuali terme, l’acqua acetosa di San Lorenzo, le solfatare lungo il Rio Grande…

C’è chi dice che abbia sostato presso la Barca di San Francesco nella chiesa di s.Nicolao, chi a s. Masseo, chi a s. Lorenzo. C’è veramente da approfondire, come sulla funzione delle innumerevoli torri e fortificazioni situate nel territorio ortano, sicuramente legate al transito della via Amerina e dei suoi diverticoli. 

Il secondo tratto per Todi, Perugia, Gubbio, ecc., partiva da Amelia lungo la riva sinistra del Rio Grande che attraversava in loc. Le Rote; proseguiva poi lungo la sponda destra fino al ponte di San Leonardo (oltre i Cappuccini, per intenderci) ove lo attraversava di nuovo. Proseguiva lungo la vallata collegando tutta una serie di castelli e piccoli paesi (che in realtà sono nati …dopo, sulla via Amerina): Sambucetole, Lacuscello, Collicello, Canale, Frattuccia, Castel dell’Aquila, Forte Cesare fino alla cosiddetta Mestaiola di Sismano nelle cui vicinanze sorgeva il paese di Civitelle.

Da qui si tuffava nella valle del fiume Arnata che costeggiava e attraversava in più punti (o i suoi affluenti) su ponti tuttora esistenti fino a raggiungere Todi ove entrava da Porta Amerina a formare un decumanus maximus (come dice lo storico e archeologo Giovanni Becatti) ma secondo me è forse più il cardo maximus; dopo il foro usciva a Nord, traversava il torrente Rio e si dirigeva verso Deruta, Vettona, ecc. sulla riva sinistra del Tevere. Percorso tra Todi e Perugia sostanzialmente ricalcato dalla moderna Via Tiberina.

E’ chiaro che nel medioevo, con la nascita dei castelli, venne gradualmente abbandonato il percorso di fondovalle diventato malsicuro per preferire un nuovo tracciato di crinale, parallelo a quello più antico, che unisce Avigliano,Dunarobba, Sismano, Pesciano, Montenero, Vasciano oppure sul lato opposto S. Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Collelungo, Izzalini, Fiore, ecc. oppure l’altro intermedio che unisce Castel dell’Aquila a Camerata e Torre Gentile passando per Torre Olivola che rappresenta la più imponente e strategica fortificazione posta a vigilare sulla valle dell’Arnata tra Castel dell’Aquila e Todi.

 la ricostruzione del tracciato antico

Per la ricostruzione del tracciato antico, i vari diverticoli e successive varianti che in linea di massima è stato tutto individuato, almeno da Roma a Perugia, ci si è avvalsi di molteplici elementi e riferimenti che opportunamente relazionati tra loro e verificati con una attenta ricognizione sul territorio hanno dato alla fine il risultato atteso.

-     tratti di basolato

-     emergenze architettoniche ed archeologiche (ponti, resti di torri e fortificazioni per la difesa, le segnalazioni e gli avvistamenti, ecc.)

-    tombe e sepolture di ogni tipo, monumenti funebri, ecc. che solitamente in epoca romana venivano realizzati lungo le strade principali a partire proprio dalle porte delle città verso l’esterno a significare la continuità della città dei vivi con la città dei morti (vedi la necropoli di Amelia che si snoda per buona parte lungo la via Amerina, l’attuale via Primo Maggio in fondo alla quale si erge il Trullo che non è altro che ciò che rimane di un monumento funebre a forma di piramide ben documentato nelle carte del sei/settecento, così dicasi dei resti murari del Pirincio). A proposito i recenti scavi della necropoli di Amelia a circa 200 metri dalla porta Romana hanno restituito pregevolissimi reperti di primo livello di origine e fattura falisca risalenti al IV e III sec. a.C. attualmente esposti presso il museo di  Amelia nella mostra intitolata “La seduzione del lusso”. Questi ritrovamenti ci rafforzano il dubbio nel dare la giusta risposta al quesito: Amelia preromana, città umbra o falisca?

-    chiese, ospedali e ricoveri per i pellegrini ad indicare i quali talvolta è rimasto solo il toponimo di una località sulla carta geografica (la più usata è quella dell’I.G.M, sulla quale noi abbiamo indicato a grandi linee il possibile tracciato ricostruito) . Spesso chiese, ospedali e ricoveri sono stati inglobati in fabbricati rurali, già da diversi secoli. Occorre individuarli attraverso la ricognizione sul territorio, ma soprattutto attraverso le ricerche d’archivio. Utilissimi sono i resoconti del pagamento delle decime, gli atti notarili relativi alle donazioni o ai contratti di compravendita. I resoconti delle visite pastorali dei Vescovi alle parrocchie e alle chiese di campagna. Per quanto riguarda l’amerino utilissimo  è il resoconto della visita effettuata da Mons. Camajani, nella seconda metà del 500 che muove da Todi verso Amelia per selezionare le chiese da ristrutturare o da demolire. Nei pressi di Castel dell’Aquila, la prima che incontra lungo la via è quella di S. Agata. Chiesa che è stata individuata circa 5 anni fa inglobata in un fabbricato rurale e restaurata dagli attuali proprietari, la famiglia Venturi.

-    Toponimi come ospedale, ospedaletto, osteria, osteriaccia, rote, reda, passo, ponte, via pubblica, torre, ecc. fornace (spesso realizzata lungo un’antica strada per usare i basoli divelti per ottenerne ottima calce, come è il caso di quella che ha funzionato fino agli inizi del secolo scorso sulla via Amerina tra Amelia e Orte nei pressi della casa cantoniera ed ha fatto sparire diverse miglia di strada basolata) sono tutti elementi di primaria importanza per la ns. ricostruzione.

Altre fonti importanti sono naturalmente gli storici locali e gli archeologi professionisti o dilettanti dei secoli scorsi che pur tra tante fantasticherie e retoriche allocuzioni, spesso ci forniscono indicazioni, tracce  e correlazioni ormai difficilmente leggibili sul terreno stravolto dalle invasive attività antropiche degli ultimi decenni.

 
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