Indice

1 – Informazioni generali

2 – Percorrere la “via Amerina” oggi

3 – Cammino della Luce da Aquileia a Perugia/Assisi

      indicazioni di massima

4 – Cammino della Luce tappa per tappa

      Perugia/Assisi – Roma

      Roma – Assisi/Perugia

5 – Mappe

6 – Tracce GPS

INFORMAZIONI GENERALI

 

Il cammino della Luce come “via Romea”

Nel Medioevo erano chiamate vie romee (o romane, o romipete) le strade che i pellegrini percorrevano verso Roma, la città che costituiva una delle principale mete, con Gerusalemme e Santiago de Compostela, della Cristianità occidentale. La penisola italiana era interessata da una fitta rete di tracciati viari diretti a Roma che in genere ricalcavano le antiche vie consolari, i loro diverticoli ed i collegamenti successivi con le maggiori città, i castelli, i monasteri e i siti di interesse religioso dove i pellegrini potevano trovare rifugio e visitare i luoghi santi, dei “ difensori” della fede e le reliquie dei martiri.
La Via Romea “per eccellenza”, se in tale maniera può essere definita, era quella che seguiva la costa adriatica proveniente da Aquileia (chiamata sin all’antichità la seconda Roma) e passando per Ravenna si dirigeva verso la Città Eterna attraverso il “Corridoio Bizantino”, quello stretto lembo di terra che collegava nei secoli VI,VII e VIII l’Esarcato con il Ducato Romano il cui asse portante era rappresentato dalla Via Amerina, che era anche la direttrice più breve verso Roma (oggi, se vogliamo, sostituita dalla E 45 o autostrada Orte -Venezia). Ad Aquileia e su questa direttrice (Concordia Sagittaria, Padova – via Annia) si collegavano gli altri itinerari provenienti dall’est ed Europa centro settentrionale.
A seconda delle convenienze dettate da ragioni politiche, climatiche o da altri interessi specifici, i viandanti ed i pellegrini potevano però seguire anche altre direttrici nella fitta rete stradale a disposizione.
Si può quindi parlare anche di una via romea Nonantolana, una via romea della Sambuca, una via romea Teutonica o di Stade (dall’autore degli scritti sul suo itinerario, l’abate Alberto di Stade, conservati ad Hannover) che dal Brennero scendeva fino a Ravenna e da Bagno di Romagna si dirigeva verso il Casentino attraversando l’Alpe di Serra; e altre ancora, come la stessa Flaminia che partiva da Rimini, una delle più importanti città dell’Umbria antica, dove confluivano pure la via Emilia e la via Popilia. La via Emilia raccoglieva anche altre “vie romane” provenienti dai principali centri del nord Italia e da diversi valichi alpini.
L’itinerario romeo per eccellenza percorso dai pellegrini provenienti da Occidente invece è la “via francigena” che prende il nome dal fatto che essa portava o proveniva dalle terre abitate dai Franchi. In effetti anche in questo caso sarebbe più corretto parlare di “vie francigene” in quanto sono molteplici i collegamenti che si intersecano tra loro o che provengono da quella direzione. Anche se con la dichiarazione del 1994 della Via Francigena come “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa” è stato individuato un percorso che collega più stati europei tra Roma e Canterbury facendo riferimento al viaggio di ritorno effettuato dal vescovo Sigerico che nel 990 si era recato a Roma per ricevere il Pallio dalle mani del Papa. Il vescovo di Canterbury descrive le 79 tappe fatte nei 1600 km di viaggio, annotandole in un diario, come sovente usavano ed usano fare pellegrini antichi e moderni. Esistono molte altre descrizioni di viaggi fatti e su itinerari diversi, ma dal Consiglio d’Europa è stata scelta quella di Sigerico essendo la più antica a noi pervenuta.
Talune delle vie romee provenienti dall’est e dal nord invece di proseguire lungo la costa adriatica fino a Ravenna e da questa città prendere il percorso del Corridoio Bizantino e della via Amerina, si dirigono verso l’interno attraverso gli Appennini e a Perugia/Assisi riprendono l’Amerina oppure si dirigono verso la Francigena che in Umbria passa al ovest del lago Trasimeno sulla consolare Cassia. Molti pellegrini che provengono dalla via Francigena, giunti a Siena si dirigono verso Assisi e da li proseguono per Roma sulla via Amerina ed il Cammino della Luce. Così altri provenienti da Loreto, giunti ad Assisi con la via Lauretana.
Sinonimo di via Francigena è via Francesca, appellativo dato in più parti d’Italia ed in epoche diverse alle vie dirette verso la Francia, da non confondere quindi con le vie di pellegrinaggio “francescane” o di Francesco, appellativo che Pietro di Bernardone decise di dare al proprio figlio (battezzato con il nome di Giovanni dalla madre Giovanna Pica) in onore della Francia cui doveva la sua fortuna fatta come mercante e forse nato proprio durante uno dei suoi frequenti viaggi di affari in quella terra.

Il Cammino della Luce come “via Francescana”

Parafrasando la definizione data da Mons. Paolo Giulietti e Gianluigi Bettin nella “guida” dedicata a questa via di pellegrinaggio, non si tratta di un itinerario storico come il Cammino di Santiago, le vie Francigene e le vie Romee percorsi di pellegrinaggio attestati da una tradizione millenaria e documentati da una abbondante letteratura odeporica (note e diari di viaggio) nonché da notevoli emergenze storiche, architettoniche, monumentali ed artistiche presenti sul territorio e riconducibili al passaggio dei pellegrini diretti verso le principali mete della cristianità sin dai suoi primi albori e soprattutto dopo gli editti imperiali che ne liberalizzarono il culto.
La via di Francesco, seppur in alcuni tratti ricalca le strade antiche e del pellegrinaggio cristiano storico e millenario, è un “nuovo” percorso che collega diversi dei molteplici luoghi che ricordano il passaggio, la predicazione e l’opera di san Francesco di Assisi avente come meta finale la tomba del Serafico. Quindi sono più vie che muovono da diverse parti verso Assisi, nel cuore dell’Umbria, e ripercorrono i luoghi, le memorie, le ”gesta”, la parola del Poverello, i paesaggi della terra di Francesco, le strade calcate dai piedi del Santo, le testimonianze concrete presenti sul territorio come gli spechi, i santuari, gli eremi, i conventi e le comunità francescane.
Anche la via Amerina quindi, in direzione e con meta Assisi, è una via Francescana ed è segnata in tal senso per il pellegrino moderno con i colori bianco e rosso (da sud verso nord). Mentre da nord verso sud, non essendo Assisi la meta finale del pellegrinaggio ma un luogo di passaggio, la segnaletica rimane la freccia color rosso carminio e la cartellonistica del Cammino della Luce, direzione Roma caput mundi et lumen gentium.

Il Cammino della Luce come “via Micaelica”

Il pellegrinaggio diretto ai luoghi sacri a san Michele arcangelo era considerato il quarto per importanza dopo i primi tre diretti a Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Priva di ogni fondamento storico è la via sacra longobardorum di recente concepimento ed anche le altre fantomatiche vie dell’angelo o dell’arcangelo; era però molto sentito in epoca medievale il culto dell’arcangelo Michele ed il pellegrinaggio nei luoghi della sua manifestazione, ovvero Mont Saint Michel (tra Bretagna e Normandia), la sacra di san Michele (nei pressi di Susa) e la Grotta di S. Michele situata nel Gargano. I tre luoghi santi erano collegati da vie di pellegrinaggio sulla distanza complessiva di circa 2000 km; ovunque c’erano confluenze da altre città e da altri luoghi, per cui anche per il pellegrinaggio micaelico esisteva una vera e propria rete di vie e di sentieri che collegavano i moltissimi santuari “minori” dedicati all’Arcangelo Michele. Sulla via Amerina esistono diversi luoghi sacri dedicati a san Michele, tre solamente tra Amelia centro e dintorni (Monastero di S. Michele arcangelo dei Somaschi nel centro storico, un altro nei pressi di Sambucetole ed una chiesa situata nella contrada omonima, poco fuori della città). Un altro piccolo santuario dedicato a San Michele si trova tra Orte e Bassano in Teverina lungo il tracciato più antico della via Amerina, nei pressi del lago Vadimone. A Castel S. Elia una chiesa rupestre dedicata all’Arcangelo sorge sul luogo dove si stabilirono eremitaggi sin dai primi secoli di libertà del culto cristiano e dove poi si insediarono i monaci benedettini che costruirono la splendida basilica romanica dedicata a S. Elia, nella stessa valle Suppentonia ove si trova anche il Santuario di S. Maria ad Rupes, attualmente affidato proprio ai padri della Congregazione di San Michele Arcangelo fondata in Polonia dal beato Bronislao Markiewuczi.
Ma poco distante da Amelia, tra la via Amerina e la via Flaminia, tra Narni ed Otricoli in loc. Schifanoia (toponimo di origine mista bizantino/longobarda legato ad un tratturo di transumanza che passava per il luogo) esiste una importante ed antichissima chiesa dedicata a san Michele Arcangelo che vale la pena visitare, anche per gli interessanti dipinti murali che contiene. Nell’abside sono raffigurati il narnese papa Giovanni XIII, Ottone I, la moglie Adelaide, la principessa Teofano e Ottone II, personaggi storici sicuramente transitati più volte in questi luoghi e per la via Amerina.(1) Si trova comunque sull’itinerario dei Protomartiri Francescani illustrato a parte nella presente guida.
(1) Guerriero Bolli, Il santuario di san Michele Arcangelo nel castello narnese di Schifannoia, Terni 2001.

Roma Santiago Gerusalemme

Il sogno e il progetto principale di coloro che sono attivi sulle antiche vie di pellegrinaggio nel mondo occidentale e della Confraternita di san Jacopo di Compostella (di Perugia), articolata in numerosi priorati che presidiano l’intero territorio nazionale in Italia, consiste nel ripristinare le principali vie di pellegrinaggio storiche che collegavano Roma a Santiago e a Gerusalemme per terra e per mare. La via Amerina, il Corridoio Bizantino e la Via Romea, tra Aquileia e Roma ora denominato Cammino della Luce partecipa e si inserisce a pieno titolo in tale progetto. Infatti è possibile giungere a Roma da Santiago per la via Francigena, risalire per Assisi fino ad Aquileia percorrendo il Cammino della Luce, poi proseguire verso Gerusalemme per le vie tracciate nei paesi balcanici. Oppure giungere a Roma attraverso la via Francigena e/ o il Cammino della Luce, proseguire sulla Francigena del Sud fino a Brindisi o santa Maria di Leuca (de finibus terrae) ed imbarcarsi per il medio Oriente, per i porti della Palestina e poi raggiungere a piedi Gerusalemme; oppure da Bari o Brindisi sbarcare a Durazzo e proseguire il pellegrinaggio attraverso la via Egnazia fino a Bisanzio per poi continuare lungo le antiche vie dell’Anatolia e della Palestina, Siria, Libano, Giordania, ed Israele.

Cammino della Luce – da Aquileia a Perugia/Assisi km 490 + da Perugia/Assisi a Roma km 220/200 – tot . km 700 circa
Itinerario e collegamenti con altre vie di pellegrinaggio

L’itinerario della via Romea, del Corridoio Bizantino e della via Amerina nasce ad Aquileia, nel Friuli, ricalca l’antica via Popilia poi chiamata Romea per il grande flusso dei pellegrini che vi hanno transitato nel tempo diretti a Roma provenienti soprattutto dal centro ed est Europa, e si dirige verso Venezia e Ravenna. Tra queste città raccoglie anche i flussi provenienti dal Brennero e da oltralpe in genere, nonché da Padova, Vicenza e le altre città del nord est Italia. Prosegue per Cesena, Sant’Arcangelo di Romagna, San Marino, Urbino, Fonte Avellana, Saludecio, Scheggia, Gubbio, Perugia, Assisi, Deruta, Todi, Amelia, Orte, Vasanello, Gallese, Corchiano, Falerii Novi, Castel S. Elia, Nepi, Campagnano di Roma, Formello, La Storta attraverso il territorio del cosiddetto Corridoio Bizantino sull’antica via Amerina per raggiungere la meta di Roma.
Tale via di pellegrinaggio, denominato Cammino della Luce, è strutturato sul tipo di quello di Santiago o della Via Francigena con la quale si ricongiunge nella zona della antica Mansio ad Vacanas e Campagnano di Roma.
Aquileia può essere raggiunta percorrendo altri itinerari storici provenienti da paesi dell’est e centro Europa via Zagabria, Lubiana, Graz, Budapest, Bratislava o da altre città della Germania come Amburgo, Colonia, Lipsia, Dresda, Bamberga, Monaco.

Collegamenti ad Assisi con altre vie di pellegrinaggio

Assisi sta diventando una confluenza e uno snodo vero e proprio nell’Italia Centrale di diverse vie che vi giungono, che l’attraversano e da cui partono.

1) Da Siena prende corpo la via Lauretana che collega la via Francigena con Assisi per proseguire per Roma attraverso il Cammino della Luce e la via Amerina, ricongiungendosi alla Francigena tra Nepi e Campagnano

2) Da Assisi ci si può dirigere verso Loreto (Via Lauretana) camminilauretani.eu

3) Da Assisi si può intraprendere la via Francesca della Marca proveniente da Ascoli Piceno e da qui, volendo, si può proseguire verso Monte Sant’Angelo lungo la costa adriatica.

4) Da La Verna si giunge ad Assisi lungo il Cammino “di qui passò Francesco” che poi prosegue verso altre località francescane dell’Umbria e del Reatino e verso Monte sant’Angelo diquipassofrancesco.it

5) Da Assisi parte anche il Cammino di Roma, attraverso il Reatino camminidifede.it

6) Giungono ad Assisi i vari Cammini Francescani che compiono il pellegrinaggio presso la tomba del Santo. Da La Verna e da Rieti; da Padova, Dovadola e dal Casentino.

– “un unico cammino per raggiungere Assisi sui passi di San Francesco, partendo da Nord (La Verna) o da Sud (Greccio/Rieti): questa è la Via di Francesco” viadifrancesco.it.;
secondo questo sito da Assisi si può decidere di raggiungere a piedi la Città Eterna seguendo la Via di Roma.

– un Cammino di Francesco proviene da Rieti camminodifrancesco.it

– il Cammino di Assisi proviene da Dovadola, è lungo circa 300 km e raggiunge Assisi in 13 tappe. camminodiassisi.it

7) Da Firenze si può arrivare ad Assisi percorrendo i 220 km della Via Ghibellina, un percorso di 11 tappe curato della Comunità Toscana il Pellegrino comunitatoscanailpellegrino.org

8) La Via di Stade (ancora non bene identificata, ma in parte dovrebbe ricalcare il Cammino della Luce dalle parti di Ravenna e della Romagna), proveniente da Stade in Germania – Bassa Sassonia che scendendo dal Brennero fino a Padova, Rovigo, Ferrara, Ravenna si dirige verso Arezzo attraverso l’Appennino per ricongiungersi alla Francigena a Montefiascone: è una via descritta dall’abate Alberto di S. Maria di Stade intorno al 1250 viaromeadistade.eu (quindi non passa per Assisi pur toccando la parte occidentale della Regione Umbria, ma congiunge comunque vie romee e vie francigene).

Infine bisogna ricordare che anche lo stesso Cammino della Luce (come cammino francescano) con partenza da Roma giunge ad Assisi per poi proseguire verso nord direzione Gerusalemme, passando per Gubbio, Ravenna, Venezia e Aquileia; oppure in direzione Santiago, ricongiungendosi con la Francigena a Siena confraternitadisanjacopo.it attraverso il percorso della via Lauretana.

Per avere informazioni storiche di massima sulla via Amerina e il Corridoio Bizantino cliccare sul link Centro Studi.

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PERCORRERE LA “via Amerina” OGGI

 

La segnaletica

oltre alla classiche frecce (color rosso carminio) tracciate nei punti strategici stiamo gradualmente apponendo la segnaletica di seguito riprodotta

tra Todi e Orte , in Umbria, si trova anche questa segnaletica del tipo CAI posta dalla Comunità Montana, ma in alcuni tratti l’itinerario è difforme da quello adottato dalla nostra Fondazione; nei punti di divaricazione è sempre presente la nostra freccia color carminio ad indicare la via giusta (comunque poi gli itinerari si ricongiungono comunque) clicca sulla foto per ingrandire

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Nel Lazio sono valide anche buona parte delle indicazioni poste dal Coprensorio della via Amerina e delle Forre.

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Partendo da Roma per dirigersi ad Assisi come via Francescana è segnata con i colori bianco e rosso (da sud verso nord). Mentre da nord verso sud (anche a nord di Assisi, non essendo questa città la meta del pellegrinaggio ma una semplice tappa intermedia) la segnaletica da seguire è la freccia color rosso carminio e la cartellonistica del Cammino della Luce che conduce a Roma caput mundi et lumen gentium.

La cartografia- Tracce GPS
saranno inserite non appena possibile

Il Cammino della Luce in bicicletta
In linea di massima tutto l’itinerario tra Assisi e Roma indicato per il pellegrinaggio a piedi è percorribile anche per chi volesse farlo in bicicletta (mountain bike). Chi invece viaggia con bici tradizionali, tricicli o altri modelli speciali a pedale a tre o quattro ruote può transitare per le strade asfaltate provinciali prossime al Cammino, facilmente individuabili sulle normali carte stradali che si trovano in commercio.
Assisi – Deruta s.p. 404 da S. Maria degli Angeli a Passaggio di Bettona, s.p. 403 da Passaggio di Bettona a Torgiano (bivio Deruta), s.p. 400 da Torgiano a Deruta.
Deruta – Todi s.p. 383 (ex s.s. Tiberina) fino a Ponte Rio e poi ascesa a Porta Perugina.
Todi – Amelia s.p. 379 partendo da porta Amerina fino a Montenero poi s.p. 39 fino a Dunarobba, bivio Avigliano Umbro da dove inizia la s.p. 37 fino a Castel dell’Aquila; poi la s.p. 38 fino ad Amelia.
Amelia – Orte da porta Romana inizio s.p. 31 (circa 500 m. ) s.p. 8 fino al confine tra le province di Terni e Viterbo, da dove prosegue la s.p. 59.
Amelia – Penna in Teverina – Orte (variante) s.p. 31 fino al bivio di Giove poi s.p. 32 e s.p. 84 fino ad Orte.
Orte – Vasanello – Gallese s.p. 30 fino a loc. Centignano, poi s.p. 34.
Gallese – Corchiano – Civita Castellana – Castel S. Elia – Nepi s.p. 73 fino a Corchiano, s.p. 29 fino a Civita Castellana, s.p. 67 per Castel S. Elia e Nepi. Chi volesse dirigersi verso Nepi senza passare per Castel S. Elia: da Corchiano sulla s.p. 29 prima di giungere a Civita Castellana incrociando la s.s. 311 può voltare direttamente verso Nepi.
Nepi – Campagnano s.p. 38 fino all’incrocio con strada Ronci, si prosegue si strada Ronci fino alla confluenza con la s.p. 37 e proseguire verso la loc. Settevene dove si scavalca la s.s. Cassia e ci si immette sulla strada per Trevignano per poi tornare con la strada di Ripolo verso il “bivio del Pavone” dove si prende la s. p. 10a che conduce a Campagnano. Tale “giro vizioso” si rende necessario per evitare il passaggio vietato alle bici sulla s.s. Cassia a 4 corsie.
Campagnano – Formello – La Storta s.p. 10a poi 12a fino a Formello e proseguire fino alla confluenza con la s.s. 2 (Cassia antica) lungo la quale si trova La Storta.
La Storta – Roma s.s. 2 fino alla Giustiniana, poi prendere la via Trionfale fino all’incrocio con via Leone IV e in due minuti siete giunti in piazza San Pietro.

Ovviamente chi intendesse fare il pellegrinaggio ad Assisi partendo da Roma farà il percorso inverso rispetto a quello sopra indicato.
Per i pellegrini in bici provenienti dal nord al di sopra di Assisi non abbiamo ancora individuato il percorso migliore da consigliare. Sarà nostra cura dare le migliori indicazioni non appena possibile sul sito www.camminodellaluce.it in attesa della pubblicazione di una nuova edizione della presente guida.

Clima e ambiente, flora e fauna
L’Umbria essendo circondata da rilievi di alta collina e da catene montuose non risente dell’influenza diretta del mare ed il clima è quello proprio della regione peninsulare interna, mentre le caratteristiche del clima mediterraneo si presentano in forma più attenuata rispetto ad altre zone, ad esempio quelle costiere del Lazio. Pertanto il clima umbro si può definire continentale con inverni piuttosto freddi ed estati calde. Le temperature medie invernali si attestano sui 5°, ma ovviamente si diversificano a seconda della morfologia del territorio e delle altitudini. Sulle cime più alte in pieno inverno si possono raggiungere anche i -30° ed in pianura e zone collinari non sono inusuali gelate e mattini di forti brinate. Le temperature estive che si attestano su una media di 23° gradi di giorno, raggiungono e superano normalmente i 30°, spesso superano anche i 35°. Le stagioni intermedie presentano un clima mutevole e le temperature variano a seconda della direzione dei venti con una predominanza di periodi miti e minime che oscillano tra i 10/15° e massime tra i 18/ 20°. Le precipitazioni sono abbondanti specialmente nei pressi delle catene appenniniche ed oscillano mediamente tra gli 800 e i 1200 mm. con valori crescenti al crescere dell’altitudine concentrate per lo più nel semestre autunno-inverno sia per quantità sia per il numero di giorni piovosi e con le quantità minime in estate. Il mese meno piovoso è luglio; si vengono quindi a realizzare lunghi periodi di giorni sereni caldi e asciutti, da luglio a settembre. Spesso nelle conche e nei tratti pianeggianti più piccoli, d’estate non c’è vento e l’aria è afosa, ma la superficie del terreno che presenta continue variazioni di altitudine e di orientamento consente il generarsi di una grande varietà di microclimi; si va dalle pianure più estese nella zona circostante il lago Trasimeno e le vallate poste lungo i fiumi (soprattutto il Tevere), con condizioni di temperatura particolarmente miti durante tutto l’anno, alla montagna appenninica caratterizzata, da estati fresche e inverni con notevoli nevicate.
Anche nel Lazio interessato dal passaggio del tratto di competenza del Cammino della Luce/via Amerina il clima è simile a quello umbro, con la caratterista però che man mano che ci si avvicina verso Roma e quindi verso la costa tirrenica, assume maggiore rilevanza l’influenza mitigatrice del mare soprattutto nella stagione invernale.
Nella maggior parte dei territori umbro-laziali, comunque, la temperatura raramente raggiunge valori minimi particolarmente bassi, come confermato dalla presenza di vegetazione tipica delle regioni mediterranee come l’olivo che non potrebbe tollerare freddi intensi, ripetuti e prolungati. I venti che soffiano più frequentemente in Umbria/Lazio provengono da occidente in qualsiasi periodo dell’anno. In inverno però si fanno sentire anche i venti provenienti da nord o da nord-est che accompagnano le irruzioni di freddo più intenso (tramontana e bora, in Umbria chiamato aquilone). Nelle stagioni intermedie frequenti sono le correnti di libeccio e scirocco che mitigano il clima e sono in genere associate, insieme al più freddo maestrale o traversone, alle perturbazioni provenienti dall’Atlantico. Il ponentino è un vento lieve occidentale, una brezza di mare, che spira nella stagione estiva ed è principalmente avvertito sulle coste dell’Italia centrale, in particolare del Lazio e rinfresca piacevolmente le piuttosto calde serate romane.
La varietà dei caratteri morfologici e degli accennati microclimi è determinante nella formazione del paesaggio mutevole tra dolci colline interrotte da brevi pianure.
L’Umbria presenta una grande varietà di colori, a seconda delle stagioni: dalle infinite tonalità di verde della primavera interrotte dal colore degli alberi in fiore, ai gialli dei campi di grano, mais, colza e girasole del periodo estivo che mutano nelle varie tonalità dell’arancio e del rosso in autunno, fino al candore dei paesaggi innevati in inverno. Ma su tutti i colori predomina sicuramente il verde delle coltivazioni estese di olivo, delle leccete che ricoprono la maggior parte dei rilievi collinari e di altri sempre verdi che proliferano ovunque. Non a caso l’Umbria viene definita il “cuore verde d’Italia”.
L’ambiente ed il contiguo paesaggio laziale del viterbese per diversi aspetti presentano caratteristiche simili a quello umbro, ma qui subentra un elemento determinante che crea contemporaneamente una netta cesura anche sul colore dominante: il tufo e gli altri sedimenti di origine vulcanica scaturiti dai crateri dei monti Cimini e Sabatini che insieme ai Volsini costituiscono la catena degli Antiappennini del Lazio, vulcani attivi nel pleistocene, la più recente era geologica oltre l’attuale olocene nella quale stiamo vivendo. I crateri di questi vulcani spenti hanno creato una serie di laghi e depressioni ed in tutta l’area sono presenti sorgenti di acqua termale, fonti di acqua “sulfurea” e “solfatare” con emissioni gassose dal sottosuolo tuttora attive. Il nostro Cammino tocca parzialmente questa zona, passa attraverso la solfatara posta tra Amelia, Penna in Teverina ed Orte, la zona termale di Orte ed il lago vulcanico Vadimone, raggiunge le terme di Nepi e prosegue lungo il cratere del lago di Martignano (nelle vicinanze del lago di Bracciano) e quello di Baccano (prosciugato).
L’elemento paesaggistico che caratterizza il tracciato della via Amerina nel viterbese è sicuramente quello delle forre, particolari conformazioni morfologiche originatesi per erosione dei corsi d’acqua nel friabile plateau vulcanico formato dalle colate magmatiche. Si tratta di gole spesso assai profonde con pareti ripide o scoscese, in fondo alle quali scorre il torrente che le ha generate ed all’interno delle quali si forma un microclima particolare che favorisce la vegetazione di specie floreali tipiche delle ripe, delle pareti e della base di queste conformazioni che si aprono quasi all’improvviso sul pianoro tufaceo, tra le quali spiccano diverse varietà di felci, eriche, edere, muschi, licheni, pervinche, vitalbe, carpini e noccioli. Sui bordi crescono rovi, prugnoli, ligustri, biancospini, rose canine cornioli e svariati altri tipi di arbusti.
La vegetazione spontanea in Umbria varia in base all’esposizione rispetto ai venti dominanti e all’altitudine dei territori. Nelle vallate ed in collina, in particolare nella porzione meridionale dove giungono gli influssi del Tirreno predomina la quercia, l’acero campestre, il castagno, la robinia, l’olmo e l’orniello in associazione mista al leccio e all’alloro, diverse varietà di pino e abete, agrifoglio, bosso, corniolo, corbezzolo, ginepro, ginestra ed altre essenze aromatiche sempreverdi tipiche della flora mediterranea. Lungo i corsi d’acqua sono abituali pioppi e salici. Nelle parti più alte verso nord ed est ove gli influssi del mare sono più trascurabili, la vegetazione assume caratteri più continentali con la diminuzione della presenza dei sempreverdi. All’aumento della quota sopra i 700-800 m corrisponde la prevalente presenza di aceri di monte, di faggi, pini e abeti che formano estesi boschi nella montagna Appenninica, intervallati da ampie zone prative. Nel viterbese i boschi più diffusi sono cedui di cerro e rovere, salendo di quota verso i coni vulcanici cerro e rovere sono sostituiti dal castagno e nelle parti più alte dal faggio e dall’acero montano. Come detto, i particolari microclimi delle forre costituiscono una questione a parte rispetto al restante territorio.
Le aree collinari sia in Umbria che nel Lazio sono ampiamente coltivate e favoriscono la coltura della vite, dell’ulivo e degli alberi da frutto oltre alla produzione di colture tipiche dell’orto. Ma nel viterbese il terreno di origine vulcanica è particolarmente adatto alla coltivazione del nocciolo e ne costituisce una delle aree più importanti di produzione specializzata in Italia.
La fauna selvatica è rappresentata soprattutto dal cinghiale presente ovunque, ungulati come daini e caprioli sono più frequenti nella zona dei monti Amerini e nelle riserve di caccia. Il lupo è presente nelle zone montane. Popolano boschi e campagne tassi, istrici, ricci, faine, lepri, gatti selvatici, donnole, volpi e scoiattoli. Ovunque il canto degli uccelli rallegra la giornata del pellegrino: fringuelli, cinciallegre, usignoli, scriccioli, picchi, allodole, cuculi, upupe, merli, colombi, tortore, gazze, passeri, pettirossi. I migratori quali il tordo, il colombaccio, sono di passo ma, in qualche zona sono diventati pure stanziali con colonie piuttosto numerose. Ovunque presenti gli storni, le cornacchie, i falchi e altri predatori; di notte è facile incontrare allocchi, civette, barbagianni e gufi. Molto diffusi nelle campagne fagiani, beccacce, starne e quaglie, ma è facile incontrare – specialmente lungo i corsi d’acqua – germani, garzette, aironi, cavalieri d’Italia ed altri animali acquatici. Rondini e rondoni in primavera inoltrata ed estate. Gli esperti annoverano oltre 120 specie di uccelli presenti in Umbria e nell’Alto Lazio.
I sauri presenti sono i gechi, lucertole e ramarri, luscengole e orbettini. Tra i serpenti i più grandi sono il cervone, il biacco e il saettone, tre specie diverse che possono raggiungere la lunghezza di due metri, diversi tipi di natrici o bisce (diffuse soprattutto lungo i corsi d’acqua). Le vipere (comune e marasso) non molto frequenti, ma fanno sicuramente parte della fauna regionale diffusa. Tra gli anfibi c’è la salamandra, il rospo, la ranocchia, la raganella; migliaia di specie di coleotteri ed invertebrati. La notte è popolata da oltre 20 specie di pipistrelli.

Equipaggiamento

I pellegrini ed i camminatori esperti sanno che nello zaino c’è posto solo per l’essenziale e che le cose indispensabili sono poche, ponendo le cose più pesanti in fondo. Il peso eccessivo e lo sbilanciamento del carico possono comportare conseguenze fastidiose, danni alle articolazioni e ai legamenti, dolori e infiammazioni che sono la causa più comune dell’abbandono del pellegrinaggio. Anche le scarpe non adatte e le calze non idonee facilitano l’insorgenza di vesciche ai piedi che, oltre ad essere dolorose, possono compromettere o ritardare il programma del cammino.
Tutto ciò che viene posto nello zaino, di norma, viene inserito in buste di plastica per impermeabilizzare ulteriormente ogni cosa in caso di pioggia.
La lista dei materiali e attrezzature indicata qui sotto è pensata per un pellegrinaggio programmato per le stagioni più miti o estive. In inverno occorre attrezzarsi di indumenti più pesanti e rimane più complicato far asciugare quelli lavati per il cambio quotidiano.
– zaino leggero ed efficiente, bene adattato alla persona, munito di idonee cinghie, spallacci e sostegni per spalle e schiena, né troppo grosso né troppo piccolo: capacità ottimale 50 litri
– scarpe per camminare ben collaudate, usate ma non vecchie. Trattandosi di percorso misto ideali sono scarpe o scarponcini da trekking impermeabili e con una suola consistente. Possono andare bene anche scarponi più pesanti, purché comodi e sperimentati, non scarpette troppo leggere da jogging o tennis
– scarpe leggere o sandali per il riposo, sconsigliati per camminare durante il giorno specialmente per tratti boscosi o scoscesi
– ciabatte per la doccia
– un paio o due di pantaloncini corti
– almeno un paio di pantaloni lunghi e/o tuta
– due magliette o camicie
– una felpa o pile
– biancheria intima
– due o tre paia di calze/calzini di cotone
– un pigiama o tuta per dormire
– due asciugamani
– un costume da bagno (se si vuole approfittare di piscine o per la doccia in ambienti promiscui o all’aperto)
– un poncho o K-Way (impermeabili e resistenti, per le giornate di pioggia)
– un berretto con visiera o copricapo a falde larghe (per proteggere dal sole anche il collo e far scivolare meglio l’acqua in caso di pioggia leggera)
– un sacchetto per gli indumenti sporchi
– ago e filo
– sapone per il bucato, due o tre metri di corda di nylon per stendere, spille da balia e/o alcune mollette
– una torcia elettrica tascabile o munita di stringa per applicazione sulla testa
– sacco a pelo, se ci si appoggia a strutture per accoglienza povera; verificare prima della partenza se ovunque dotate di materasso per la notte, altrimenti occorre portare anche uno stuoino o materassino gonfiabile leggero

Accessori in genere molto utili:
– fotocamera e/o video camera
– telefonino e carica batterie
– portafoglio per soldi e documenti
– occhiali da sole
– quaderno e penna (per diario, appunti, scrivere incontri ed emozioni)
– copia del Vangelo e libro delle preghiere
– un coltellino multiuso
– una copia della presente guida
– un bastone o bordone elemento distintivo del pellegrino di ogni epoca ed utilissimo per camminare ed anche in caso di raro ma pur possibile incontro con qualche cane randagio. Va di moda ora anche l’uso dei bastoncini o racchette da escursione, in sostituzione del più “nobile” bordone. Ognuno si regoli come crede.
– un marsupio per il portafogli, i documenti e l’immancabile “credenziale” del pellegrino da tenere sempre a portata di mano per l’apposizione dei timbri nei luoghi di sosta o di passaggio, anche quando lo zaino viene lasciato nei punti accoglienza (o viene trasportato dai mezzi di appoggio) ad esempio quando si visitano musei (con ingresso scontato per il pellegrino) o si va nelle chiese e nelle parrocchie per la messa o altri incontri con le comunità poste lungo il cammino.

Medicinali e presidi sanitari
– medicine personali
– un farmaco antipiretico
– un farmaco antidolorifico
– un farmaco antidiarroico
– pomata o gel per distorsioni e contusioni
– pasta di Fissan per le irritazioni cutanee da sfregamento
– antistaminico in crema o gel per punture da insetti
– un flacone di disinfettante (consigliato il Betadine)
– un flacone di repellente per insetti
– garza sterile e cerotti
– crema solare
– pinzette e forbicine
– ago, filo ed accendino (per il trattamento delle vesciche)
– carta igienica
– fazzoletti di carta
Una annotazione a parte va fatta sul trattamento delle vesciche ai piedi che colpiscono la stragrande maggioranza dei pellegrini. Unica prevenzione è data dalle scarpe comode ed idonee, come sopra detto, e dall’uso di calze appropriate leggere e senza cuciture (magari due paia sovrapposte) accertando la regolare traspirazione della pelle ed evitando pomate ed unguenti, pulizia quotidiana e accurata di piedi. Nel caso di insorgenza di vesciche, comunque, tra i pellegrini DOC è in uso una tecnica antica ed efficace che consiste nell’infilare del filo in un ago preventivamente sterilizzato con la fiamma di un accendino, bucare con l’ago la vescica alla base da una parte all’altra per farne uscire spremendo a fondo il siero contenuto e lasciando sotto la pelle il filo (che fuoriesce da entrambi i lati) che funzionerà da drenaggio. Evitare l’applicazione di cerotti, ma disinfettando bene il tutto con Betadine. Lasciare libera e pulita la vescica perché respiri e si asciughi in fretta. Un piccolo trucco per “aiutare” può essere quello di adoperare un quadrato di feltro o materiale simile dello spessore di qualche millimetro, asportarne un pezzetto al centro per quanto è grande la vescica ed applicarlo sulla pelle (magari fissandolo con un cerottino sui lati esterni) in maniera che la vescica rimanga in corrispondenza del “buco” e non vada a premere direttamente sulla tomaia della scarpa. Con questo accorgimento si elimina il dolore, si evita l’ulteriore sfregamento (che può causare l’insorgenza di una seconda vescica sotto a quella già trattata) e si accelera il processo di guarigione pur continuando a camminare. Nel caso di complicazioni ed il moltiplicarsi di vesciche e l’aggravarsi di eventuali infiammazioni è inevitabile il ricorso alle cure mediche e la sosta forzata per il tempo necessario.

Accoglienza
I luoghi di accoglienza per le soste tra Assisi e Roma sono indicati tappa per tappa, così per i Cammini Francescani della Valle Teverina e dei Monti Amerini e dei Protomartiri.

Vitto e alloggio
Il Cammino della Luce ed i Cammini Francescani in genere attraversano territori abitati e forniti di bar ed altri punti di ristoro dove è facile procurarsi acqua e cibo, ma ci sono alcune tappe in cui le distanze tra i centri abitati sono abbastanza lunghe e si attraversano alcuni tratti sprovvisti di fonti di acqua potabile e di bar percorrendo diversi chilometri di bosco e campagne. In questi casi bisogna premunirsi prima della partenza di acqua e cibo necessari; inoltre in alcuni luoghi di tappa con accoglienza povera non è prevista la somministrazione di cibo da parte di chi accoglie, per cui anche in questo caso è necessario premunirsene.
I luoghi di pernottamento proposti sono di due tipi:
– accoglienza “povera”, effettuata prevalentemente da parrocchie o case religiose a costo contenuto ed in alcuni casi ad offerta. Per i gruppi numerosi spesso sono previste strutture pubbliche, come impianti sportivi o scuole. Ovunque è opportuno prenotare per tempo, concordare un indennizzo per le spese e le pulizie, adottare un comportamento rispettoso nei confronti delle persone preposte o incaricate e delle strutture. È sempre gradita un’offerta seppur minima, anche in caso di gentile rifiuto, per consentire e facilitare l’accoglienza adeguata per i gruppi ed i pellegrini che verranno dopo.
– accoglienza “specializzata”, in camping, ostelli, strutture ricettive di tipo alberghiero, B&B, case religiose per ferie. In questi casi la necessità di prenotare è meno impellente, specialmente se si cammina da soli o in piccoli gruppi, ma è pur sempre opportuno segnalare il proprio arrivo.
Ovunque va presentata all’arrivo la “credenziale” del pellegrino che verrà timbrata dal gestore, anche perché talvolta da diritto a riduzioni e comunque segnala al personale opportunamente formato le particolari necessità di chi cammina a piedi. E’ comunque raccomandato in ogni situazione un comportamento confacente allo status e alla figura del pellegrino di tutti i tempi che lo contraddistingue dagli altri viaggiatori “il turista paga e pretende; il pellegrino gradisce e ringrazia, anche là dove paga soggiorno e servizi”.

La credenziale e il Testimonium

La credenziale
La Credenziale è un documento di viaggio che accompagna sempre il pellegrino. Serve ad attestare la sua identità, la sua condizione e le sue intenzioni. Serve a distinguere un vero pellegrino da ogni altro viaggiatore. Viene rilasciata da una autorità religiosa che si assume la responsabilità di ciò che essa afferma, pertanto ne deve essere fatto un uso responsabile e corretto. In Italia la Confraternita di San Jacopo di Compostella ha realizzato una propria Credenziale con tali caratteristiche. Essa viene rilasciata direttamente dalla Confraternita a coloro che la richiedono e che si impegnano ad accettarne il senso e lo spirito. Viene rilasciata a coloro che percorrono le vie di pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo. È gratuita ma per rendere possibile questo servizio è ben accetta qualsiasi offerta. La Credenziale della Confraternita è predisposta per raggiungere qualsiasi meta sacra e pertanto può essere utilizzata, come di fatto avviene, per coloro che si dirigono oltre che a Santiago de Compostela anche a Roma, Gerusalemme, Monte Sant’Angelo, Loreto, Assisi, etc. Può essere rilasciata dalla sede centrale di Perugia o dai Priori dislocati in ogni regione italiana. Per richiederla entrare nel sito confraternitadisanjacopo.it

Confraternita di San Jacopo di Compostella
Sede: Via Francolina, 7 – 06123 Perugia
Corrispondenza: via del Verzaro, 49 – 06123 Perugia
Tel. 075-5736381 Fax 075-5854607
E-mail: segreteria@confraternitadisanjacopo.it

Sito Web: confraternitadisanjacopo.it

Per il pellegrinaggio diretto a Roma la credenziale può essere richiesta anche alla Associazione ecclesiale Ad Limina Petri  adliminapetri.it

Il Testimonium è l’attestato di compimento del pellegrinaggio e viene rilasciato:

a Roma
A) ai pellegrini a piedi che hanno percorso il Cammino della Luce per almeno gli ultimi 100 km e cioè da Amelia
B) ai pellegrini venuti in bicicletta che hanno percorso almeno 200 Km e cioè da Assisi.
Per ricevere il Testimonium ci si deve recare:

1) all’Opera Romana Pellegrinaggi, in Piazza Pio XII, n. 9, appena fuori dal Colonnato della Basilica di San Pietro, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 18, sabato e domenica dalle ore 9 alle ore 16, presentando le proprie Credenziali munite dei timbri ricevuti durante il pellegrinaggio. Info tel. 0669896384.
2) agli Uffici della Canonica di San Pietro. In questo secondo caso potranno ricevere il Testimonium, recandosi all’Ingresso Petriano della Città del Vaticano, in Piazza S. Uffizio, nei giorni di Lunedì, Martedì, Giovedì, Venerdì e Sabato, dalle ore 9,30 alle ore 12,30 chiedendo alla guardia svizzera del Sig. Patrizio Menna (tel.0669883731) ed essere accolti nel palazzo della Canonica. I pellegrini verranno condotti direttamente sulla tomba dell’Apostolo Pietro, quindi riceveranno l’attestato di compimento del pellegrinaggio. Per gruppi numerosi è opportuno prenotare.
Nel caso non sia stato possibile al pellegrino entrare nello Stato della Città del Vaticano nel giorno del suo arrivo, egli potrà richiedere il Testimonium per posta, inviando la richiesta al seguente indirizzo: Fabbrica di San Pietro, 00120 Città del Vaticano corredandola della seguente documentazione:
1) Fotocopia della Carta d’Identità o del Passaporto.
2) Fotocopia della credenziale con i timbri ricevuti durante il pellegrinaggio.
3) indirizzo di residenza, luogo e data di nascita.
4) Luogo d’inizio del pellegrinaggio.
5) Data di partenza e data di arrivo.
6) Motivazione del pellegrinaggio, indicando se fatto a piedi o in bicicletta. Il Testimonium verrà inviato per posta all’indirizzo indicato nella richiesta.
Ad Assisi
A) ai pellegrini a piedi che hanno percorso il Cammino della Luce per almeno gli ultimi 100 km e cioè da Amelia
B) ai pellegrini venuti in bicicletta che hanno percorso almeno 200 Km e cioè da Roma.

Per ricevere il Testimonium ci si deve recare:

1) alla Basilica Papale di San Francesco e Sacro Convento tel. 075.819001
Uff. informazioni – portineria , orario di apertura tutti i giorni 8.00 -19.00
2) alla Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli/Porziuncola tel.075.8051430 fax 075.8051418 email info@porziuncola.org
orario di apertura: da lunedì a sabato 9.30 -12.00 /15.00-20.00 (sacrestia)
domenica e festivi 9.30 – 12.00 /15.30 – 19.30 (museo)
presentando le credenziali munite dei timbri ricevuti durante il pellegrinaggio.

Informazioni turistiche

Uffici Informazioni e Accoglienza Turistica in Umbria
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Perugino
(Comuni di Perugia, Corciano, Deruta, Torgiano)
Piazza Matteotti, 18 – Loggia dei Lanari – 06100 Perugia
Tel. 0755736458 / 0755773210- Fax 0755720988
Sede Amministrativa: Via Mazzini n. 6 – Perugia
Tel. 0755728937 – Fax 0755739386
info@iat.perugia.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica IAT del Comprensorio Ternano
(Comuni di Terni, Acquasparta, Arrone, Calvi dell’Umbria, Ferentillo, Montefranco, Narni, Otricoli, Polino, San Gemini, Stroncone)
Via Cassian Bon, 4 – 05100 Terni
Tel. 0744423047 – Fax 0744427259
info@iat.terni.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Alta Valle del Tevere
(Comuni di Città di Castello, Citerna, Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide)
Piazza Matteotti – Logge Bufalini
06012 Città di Castello
Tel. 0758554922 – Fax 0758552100
Sede distaccata di Umbertide
Tel. e Fax 0759417099
info@iat.citta-di-castello.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Amerino
(Comuni di Amelia, Alviano, Attigliano, Avigliano Umbro, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Penna in Teverina)
Piazza Augusto Vero – 05022 Amelia
Tel. 0744981453 – Fax 0744981566
info@iat.amelia.tr.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Assisano
(Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara)
Piazza del Comune – 06081 Assisi
Tel. 0758138680 / 0758138681 – Fax 0758138686
info@iat.assisi.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Folignate-Nocera Umbra
(Comuni di Foligno, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Montefalco, Nocera Umbra, Sellano, Spello, Trevi, Valtopina)
Corso Cavour, 126 – 06034 Foligno
Tel. 0742354459 / 0742354165 – Fax 0742340545
info@iat.foligno.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Eugubino-Alto Chiascio
(Comuni di Gubbio, Costacciaro, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Scheggia e Pascelupo, Sigillo, Valfabbrica)
Via della Repubblica, 15 – 06024 Gubbio
Tel. 0759220693 – Fax 0759273409
info@iat.gubbio.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Orvietano
(Comuni di Orvieto, Allerona, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro. Ficulle, Montecchio, Montegabbione, Monteleone di Orvieto, Parrano, Porano, San Venanzo)
Piazza Duomo, 24 – 05018 Orvieto
Tel. 0763341772-Fax 0763344433
info@iat.orvieto.tr.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica – IAT del Comprensorio Spoletino
(Comuni di Spoleto, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria)
Piazza della Libertà, 7 – 06049 Spoleto
Tel. 0743218620 – 0743218621; fax 0743218641
info@iat.spoleto.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Trasimeno
(Comuni di Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Piegaro, Tuoro sul Trasimeno)
Piazza Mazzini, 10 – 061 Castiglione del Lago
Tel. 0759652484 / 0759652738 – Fax 0759652763
info@iat.castiglione-del-lago.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Tuderte
(Comuni di Todi, Collazzone, Fratta Todina, Marsciano, Massa Martana, Monte Castello di Vibio)
Piazza del Popolo, 38-39 – 06059 Todi Tel. 0758956227 – 0758942526 – 0758945416
Sede Amministrativa: Via del Monte n. 23 – 06059 Todi
Tel. 0758943395 – Fax 0758942406
info@iat.todi.pg.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Valnerina-Cascia
(Comuni di Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Vallo di Nera)
Piazza Garibaldi, 1 – 06043 Cascia
Tel. 074371147
Sede Amministrativa: Via G. da Chiavano, 2 – 06043 Cascia
Tel. 074371401 – Fax 074376630
info@iat.cascia.pg.it

Uffici Informazioni e Accoglienza Turistica nel Lazio
(che interessano i nostri Cammini)

ROMA
E.P.T.(Ente Provinciale per il Turismo)
VIA XX SETTEMBRE, 26 – 00186 ROMA
Tel. 06421381 Fax 0642138221

A.P.T. ( Azienda di Promozione Turistica)
VIA PARIGI, 5 – 00185 ROMA
Tel. 06488991 Fax 064819316

VITERBO
A.P.T. ( Azienda di Promozione Turistica)
PIAZZA SAN CARLUCCIO, 5 – 01100 VITERBO
Tel. 0761304795 Fax 0761220957

I.A.T. (Ufficio Informazioni e di Accoglienza Turistica)
PIAZZA VERDI, 4/A – 01100 VITERBO
Tel. 0761226666 Fax 0761346029

RIETI
A.P.T. ( Azienda di Promozione Turistica)
VIA CINTHIA, 87 – 02100 RIETI
Tel. 0746201146/7 39 – 0746201146/7 Fax 0746270446

I.A.T. (Ufficio Informazioni e di Accoglienza Turistica)
PIAZZA VITTORIO EMANUELE – 02100 RIETI
Tel. 0746203220 Fax:

Difficoltà del percorso – Emergenze

Il Cammino della Luce/via Amerina ed i collegati Cammino Francescano della Valle Teverina e dei Monti Amerini ed il Cammino dei Protomartiri Francescani si sviluppano su strade e sentieri che non presentano particolari difficoltà, anche in caso di maltempo. E’ pur vero che alcuni tratti passano in zone di campagna e di collina, talvolta anche boscose ed isolate rispetto ai maggiori centri abitati. Sarebbe buona norma percorrerli solo durante le ore del giorno e possibilmente in compagnia di altri pellegrini, per chi non sia particolarmente abituato a viaggiare in solitaria.
E’ bene tenere presente che non sempre è possibile raggiungere con un automobile (anche se fuoristrada) tutti i punti del Cammino (anche se ci si può avvicinare molto ovunque) tenuto conto che si attraversano anche piccoli torrenti a guado, forre e scoscesi, terreni delimitati da sbarre e recinzioni messe proprio per non consentire il traffico veicolare. Si tenga dunque presente che eventuali mezzi di appoggio o al seguito di gruppi organizzati non possono seguire tutto l’itinerario destinato al pellegrinaggio, ma in alcuni punti sono costretti effettuare delle piccole varianti che saranno indicate nella cartografia di riferimento.

Per eventuali situazioni di difficoltà e di emergenza:
Soccorso alpino 118 (specificando che si tratta di un intervento in montagna e richiedendo l’intervento del C.N.S.A.S.)
Soccorso sanitario 118
Pronto intervento della guardia forestale 1515
Pronto intervento dei Carabinieri 112
Pronto intervento della Polizia di Stato 113

 

CAMMINO DELLA LUCE DA AQUILEIA A PERUGIA/ASSISI

indicazioni di massima

 

DA AQUILEIA A PERUGIA/ASSISI 490 km circa

Abbiamo detto che il Cammino della Luce ha origine ad Aquileia e conduce a Roma, ma può essere percorso all’inverso da chi partendo da Roma fosse diretto verso Gerusalemme facendo tutto l’itinerario via terra. Abbiamo anche detto che nei primi dieci anni di attività della Fondazione ci siamo occupati preminentemente di organizzare il tratto Perugia/Assisi – Roma, in futuro ci dedicheremo al completamento della parte nord.
Nel frattempo, in attesa di realizzare una guida specifica e la completa segnalazione del cammino, abbiamo raccolto le esperienze di vari pellegrini che già hanno compiuto questo itinerario ed i suggerimenti degli appartenenti alla Confraternita di San Jacopo di Compostella organizzati in priorati nelle varie regioni interessate Friuli, Veneto, Emilia Romagna, e Marche, e quindi con elevata conoscenza del territorio e delle strade più idonee al nostro scopo sia perché ricalcano o per essere le più vicine alle vie storiche del pellegrinaggio romeo che per essere dotate dei punti di accoglienza necessari per il suo compimento anche in epoca attuale .
Sulla scorta di questi suggerimenti indichiamo in linea di massima il percorso da seguire tra Aquileia ed Assisi ed i siti web da consultare per avere maggiori informazioni, consigli e notizie.

Da Aquileia a Venezia 120 km
(rif. Associazione Triveneta Amici di Santiago – Monselice – amicidisantiago.it – via Grado Aquileiese)

1 – da Aquileia a Precenicco 33 km tempo previsto: 9 ore.
(Aquileia, Monastero, Terzo di Aquileia, Cervignano, Torviscosa, Villanova di San Giorgio di Nogaro, Carlino, bosco Baredi, selva di Arvonchi, Precenicco).
2 – da Precenicco a Concordia Sagittaria 22 km tempo previsto: 6 ore.
(Precenicco, Paludo di Latisana, Latisana, San Michele al Tagliamento, Giussago, Concordia Sagittaria).
3 – da Concordia Sagittaria a San Giorgio di Livenza 17 km tempo previsto: 5 ore.
(Concordia Sagittaria, Sant’Alò, Borgo San Pietro, San Giorgio di Livenza).
4 – da San Giorgio di Livenza a Jesolo 27 km tempo previsto: 6 ore.
(San Giorgio di Livenza, Revedoli, Cortellazzo, Jesolo).
5 – da Jesolo a Venezia 21 km tempo previsto: 5 ore
(Jesolo Cavallino, Ca’ Savio, Punta Sabbioni – Venezia).

Da Venezia a Ravenna 136 km
(Rif.Hanns A. Hoefer camluce-it.blogspot.it/)

1- Da Venezia a Chioggia (km 18)
-traghetto per Lido S. Maria Elisabetta, a piedi fino a Lido Alberoni (km 10), traghetto per S. Maria
del Mare, a piedi fino a Pellestrina (km 8), traghetto per Chioggia
2 – da Chioggia a Rosolina (km 20)
3 – da Rosolina a Mesola (km 23)
4 – da Mesola a Abbazia di Pomposa (km 15)
5 – da Abbazia di Pomposa a Comacchio ( km 20)
6 – da Comacchio a Casal Borsetti (km 22)
7 – da Casal Borsetti a Ravenna (km 18)

Da Ravenna ad Assisi 234 km
(Rif. a Saludecio rifugio per i pellegrini Sant’ Amato Ronconi -Gianni Piccioni cell.3405483981)
1 – da Ravenna a Cesena 33 km
2 – da Cesena a Santarcangelo di Romagna 20 km
3 – da Santarcangelo di Romagna a Saludecio 34 km
4 – da Saludecio a Urbino 23 km
5 – da Urbino a Cagli 26 km
6 – da Cagli a Fonte Avellana 18 km
7 – da Fonte Avellana a Gubbio 31 km
8 – da Gubbio a Valfabbrica 32 km (da Gubbio a Perugia 39 km)
9 – da Valfabbrica a Assisi 17 km ( o 15)
*************************************************************

 

CAMMINO DELLA LUCE TAPPA PER TAPPA

Perugia/Assisi – Roma – Assisi/Perugia   

     da/per Perugia km 220 – da/per Assisi km 200  circa     

ATTENZIONE : i numeri in neretto corrispondono ai way point delle tracce gps ed ai punti significativi che si trovano sulle mappe    

Da Perugia ad Assisi (km 20)  

Fondo asfalto
Tempo di percorrenza 5 ore
Difficoltà facile

Una tappa di avvicinamento ad Assisi se si proviene dalla via Francigena (Siena) o se, provenienti da Gubbio, si è passati per Perugia anziché essersi diretti ad Assisi passando per Valfabbrica.                                                                                                                                                                            Si può percorrere la stessa strada della classica “Marcia della Pace” ideata da Aldo Capitini nel 1961 che prende il via dai “giardini del Frontone”, esce da porta San Costanzo e si dirige ad Assisi attraverso Ponte San Giovanni, Collestrada, Ospedalicchio, Bastiola. Altrimenti si può seguire lo stesso itinerario della “Via di Francesco” che è ben segnalato.

Partendo dalla Cattedrale (piazza IV Novembre) (1) si imbocca a destra via Ulisse Rocchi e piazza Piccinino, poi in discesa su via Bontempi; si prosegue su via del Duca che svoltando a sinistra diventa via del Carmine quindi via dell’Asilo, poi a destra via Dal Pozzo per circa 1800 metri , lungo la quale si può ammirare il complesso templare di San Bevignate (2). Giunti al cimitero nuovo (3) si prende a destra la strada di Montevile. Proseguendo sempre su questa strada si giunge direttamente a Ponte San Giovanni nei pressi del Ponte Vecchio (4) che poi occorrerà attraversare. Se invece si volesse passare per l’ostello di Pieve di Campo, dalla strada di Montevile si deve girare a destra per via Valiano e poi proseguire verso sinistra. Dalla Pieve di Campo si supera il sottopasso ferroviario sulla destra e ci si immette a sinistra su via Manzoni direzione via Bixio. Alla seconda rotatoria si prosegue per via Ponte Vecchio (4). Attraversato il ponte sul Tevere si prende sulla sinistra per via della Valtiera che costeggia la superstrada E45; si attraversa il primo sottopasso a destra e si prende a sinistra la strada Ospedalone San Francesco che conduce a Collestrada (5), strada Centrale Umbra, poi a sinistra per la sr 147, sottopasso E45 e a destra tutto dritto fino ad Assisi. Da Collestrada ad Assisi non occorrono indicazioni particolari perché si naviga a vista prendendo come faro la basilica di San Francesco che sta di fronte. Se si vuole evitare la strada asfaltata, esiste un percorso alternativo leggermente più lungo facilmente intuibile a vista. Giunti comunque al ponte San Vittorino (6) (sulla sinistra omonimo albergo ristorante) ci si dirige verso la Piaggia San Francesco, presidiata dalla nostra segnaletica, una stradina in forte ascesa che conduce alla porta San Pietro (7) e da qui in duecento metri al sacro Convento e alla basilica di San Francesco (8).

Da porta San Pietro (7) prendere sulla destra, in discesa la piaggia San Francesco fino a ponte San Vittorino (6), proseguire sulla sr 147 per Collestrada (5). Sottopasso E45 a sinistra, poi a destra strada Centrale Umbra e Ospedalone San Francesco; sottopasso E45 a sinistra via della Valtiera che costeggia la E45 fino al Ponte Vecchio (4) sul Tevere. Attraversato, se si vuole passare per Pieve di Campo si prende a sinistra via Bixio, via Manzoni, sottopasso della ferrovia sulla destra. Da Pieve di Campo prendere via Valiano fino a raggiungere la strada di Montevile, proseguendo poi all’altezza del cimitero nuovo (3) per via Dal Pozzo che vi condurrà fino all’ingresso nel centro storico di Perugia. Se non si intende passare per la Pieve di Campo, attraversato il Ponte Vecchio (4) alla rotatoria voltare a sinistra per via Ponte Vecchio, poi alla prima a destra sulla strada di Montevile proseguendo dopo il cimitero nuovo (3) su via Dal Pozzo che conduce all’ingresso del centro storico di Perugia.

 Ospitalità pellegrina

Ponte San Giovanni  – parrocchia di Pieve di Campo Tel. 075.5990566 Email benpg@hotmail.it     (singoli e piccolissimi gruppi in autogestione) 

Assisi

Ospitale di San Giacomo e San Francesco gestito dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia – via Egidio Albornoz 31 (cimitero vecchio) cell. diretto ospitaliere 3450343174 oppure tel. 075.5736381 o 3407597549
e m a i l s e g r e t e r i a @ c o n f r a t e r n i t a d i s a n j a c o p o . i t – www.confarternitadisanjacopo.it via Ritorta 22- 06123 Perugia

Parrocchia di San Rufino (centro pastorale) tel. 075 812283  per gruppi numerosi

Seminario Regionale Umbro telefax 075.813604 email rettore@seminarioumbro.it (solo gruppi religiosi)

Parrocchia di Santa Maria Maggiore tel.075. 813085 pellegrini singoli e piccoli gruppi

Casa Emmaus –Suore Missionarie Francescane di Assisi –via San Francesco 17 tel.075.812435 e 075.815119 email info@assisicasaemmaus.it web www.assisicasaemmaus.it –pellegrini singoli e piccoli gruppi

Ospitalità giovani e camping

Camping Village Assisi (situato a circa 3 km dal centro di Assisi) Via San Giovanni in Campiglione, 110 – 06081 Assisi – Perugia Tel. 075 813710 – 816816 Fax 075 812335 info@campingassisi.itinfo@hotelgreenassisi.it

Camping Fontemaggio (situato a circa 800 metri dal centro di Assisi sulla strada per l’Eremo delle Carceri, alle pendici del monte Subasio) via Eremo delle Carceri 24 – 06081 Assisi tel. 075.812317 – 075.813636 fax 075.813749 email info@fontemaggio.it

Ostello della Gioventù – Ostello della Pace – via di Valecchie 4 – 06081 Assisi tel. e fax 075.816767 – email info@assisihostel.comassisi.hostel@tiscalinet.it

Ostello Victor   – via S. Tugurio 116 – 06081- Rivotorto di Assisi tel. 075.8064526 – 8063438

Ospitalità in case religiose

  • Cittadella dell’ospitalità Pro Civitate Christiana  via degli Ancajani 3 Assisi PG 06081 Italia – tel.075 813 231 fax 075 812 445            www.cittadelladiassisi.it
  • e numerose altre soluzioni entrando nel sito www.assisionline.it case religiose

Ospitalità specializzata

Hotel Fontanella – via Santa Maria della Spina 18 060081- Rivotorto di Assisi tel. 075 8064182 cell. 3939134410

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 Per qualsiasi informazione turistica: IAT ASSISI Servizio Turistico Associato piazza del Comune 22 –

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Altri indirizzi utili ad Assisi

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A S S I S I

pellegrinaggio all’interno della città e nelle zone circostanti, alle pendici del Monte Subasio

 

il pellegrino che giunge ad Assisi sia per predisporsi alla partenza verso Roma che al compimento del pellegrinaggio ad limina sancti Francisci, non può non dedicare almeno due giorni alla visita dei luoghi più significativi della città e delle zone circostanti per meglio conoscere il mondo di Francesco e le sue bellezze, lasciandosi pervadere l’animo dal rasserenante spettacolo di paesaggio, natura ed arte, e gustare le mistiche sensazioni che Assisi emana in ogni stagione dell’anno.

primo giorno

all’interno della città di Assisi, evitiamo di descrivere l’itinerario perché sicuramente il pellegrino si munirà di una mappa aggiornata presso uno dei vari punti di informazione presenti in città o l’ufficio turistico situato in piazza del Comune, per organizzare al meglio il suo giro e la sua permanenza in Assisi. L’ordine di visita da noi scelto si basa sul criterio: partenza dal luogo di nascita del Santo per passare nei luoghi della conversione e giungere alla Basilica dove è sepolto e da dove si irradia la luce della sua opera nel mondo intero. Il pellegrinaggio all’interno della città di Assisi con la puntata a San Damiano situato poche centinaia di metri all’esterno della cinta muraria, si sviluppa su una lunghezza di circa 4/5 km complessivi. Da porta San Pietro attraverso la strada “mattonata” si può raggiungere Santa Maria degli Angeli e la Porziuncola (km 3), vera culla dell’ordine e luogo emblematico dell’opera francescana; oppure si può giungere qui il giorno successivo al compimento di un altro itinerario esterno alla città, sulla costa e alle pendici del monte Subasio, che descriviamo più sotto.

1- Chiesa Nuova /casa di Pietro di Bernardone/Oratorio di San Francesco piccolino
Orario di apertura: 6,30 – 12 / 14,30 – 17 (18 est.)

Costruita nel sec. XVII, sopra una struttura più antica che racchiude – come vuole la tradizione – la casa di Pietro di Bernardone, padre di San Francesco. Si può vedere la stanzetta ove venne rinchiuso dal padre il giovane Francesco per dissuaderlo dal voler vivere in povertà e da dove venne liberato dalla madre mossa a compassione. Accanto alla chiesa, la stalla ove secondo la leggenda tra il 1181 e il 1182 nacque il piccolo Francesco, come Gesù, tra un bue e un asinello. Circa 100 anni dopo la sua morte, la stalla venne trasformata in oratorio da Piccardo di Angelo, nipote del santo e a lungo procuratore del Sacro Convento. Sulla piazza antistante una scultura di bronzo che rappresenta i genitori di Francesco, Madonna Pica e Pietro di Bernardone.

2- Santa Maria Maggiore (la vecchia cattedrale)
Orario di apertura: 8,30 – 17 (19 da Pasqua a novembre)

Fondata nel sec. IV dal vescovo S. Savino sopra un edificio di epoca romana, riportato alla luce nel 1954 identificato inizialmente come la domus del poeta Sesto Properzio, in seguito a successive indagini, ora si propende a riconoscerlo come un tempio dedicato a Giano. La chiesa paleocristiana venne ampliata nel sec. IX (età alla quale risale la cripta) e assunse la sua forma attuale in stile romanico con la ristrutturazione del 1162. Nel corso del 1200 la cattedrale venne trasferita a San Rufino. Ma accanto alla vecchia cattedrale di Santa Maria Maggiore c’è ancora il palazzo vescovile di fronte al quale Francesco fece il clamoroso gesto di denudarsi di ogni bene terreno per donarsi alla povertà e il suo corpo venne coperto dal manto del vescovo Guido. In questo palazzo, ora radicalmente trasformato, trascorse gli ultimi giorni della sua vita terrena prima di andare ad incontrare sorella morte corporale nella Ponziuncola la sera del 3 ottobre 1226.

3- San Damiano
Orario: per le visite 10 – 12 / 14 – 16 (18, 30 est.) aperta dalle ore 7 per le lodi e santa Messa

Antico priorato benedettino documentato sin dal 1030, abbandonato dai monaci cadde in rovina. Nel 1205 san Francesco qui udì la voce del Crocifisso che lo chiamava a riparare la sua Chiesa.
Egli iniziò la sua opera cominciando a restaurare materialmente l’edificio tra lo stupore generale. Proprio al “cantiere” di San Damiano si unirono i suoi primi compagni e qui Francesco nel 1212 portò le sorelle Chiara ed Agnese degli Offreducci che vi fondarono una casa di “dame della povera vita”. Dopo la morte della fondatrice, le Clarisse cedettero il convento ai Canonici della Cattedrale in cambio dell’ospedale di San Giorgio dove era stata sepolta santa Chiara e sul quale poi in seguito verrà costruita la basilica in suo onore. Dall’inizio del sec. XIV vi si insediarono i frati minori e a quell’epoca risale l’ampliamento del convento come si presenta ora, mentre la chiesetta inglobata nello stesso presenta ancora le ristrutturazioni effettuate viventi Chiara e Francesco. Il Crocifisso posto sopra l’altare è una copia di quello che parlò a Francesco, l’originale è custodito dalle Clarisse nella basilica di Santa Chiara.

4- Santa Chiara
Orario: 6,30 – 12 / 14 – 18 (19 est.)

La basilica di Santa Chiara è stata costruita nel 1257 in stile gotico sopra la chiesa dell’ospedale di San Giorgio dove inizialmente venne sepolto san Francesco nel 1226 e nel 1253 anche santa Chiara. Entrando, a destra dell’unica navata, c’è la cappella del Crocifisso di San Damiano e nella cripta è esposto il corpo di santa Chiara e sono conservate alcune reliquie della Santa come un cofanetto con i suoi capelli, la sua tonaca e mantello, un camice da lei ricamato, una tonaca ed il breviario di san Francesco.

5- San Rufino (la nuova cattedrale)
Orario: 8 – 13 / 14 – 18 (15 – 19 est.) settimana santa: 7 – 19

Intorno al V secolo, secondo la tradizione, in una zona della città ove secondo alcuni si trovava l’antico foro di epoca romana venne costruita una piccola chiesa per accogliere le reliquie di san Rufino primo vescovo di Assisi martire nel 238. Agli inizi dell’XI secolo il vescovo Ugone pensò di trasferire le reliquie del Santo nella cattedrale di Santa Maria Maggiore, ma in seguito ad un evento miracoloso cambiò idea e fece ampliare l’originario sacello dandogli la dignità di basilica e poco dopo vi trasferì il titolo di cattedrale nell’anno 1035. La costruzione andò ancora avanti con ulteriori abbellimenti ed ampliamenti sino al 1228 quando Gregorio IX ne consacrò gli altari, ma solo nel 1253 Innocenzo IV consacrò la basilica finalmente ultimata. Nel 1571 l’interno è stato rimaneggiato ed ha assunto l’aspetto classicheggiante attuale. Nella navata di destra si trova il fonte battesimale ove Francesco venne battezzato nel 1182 nella vecchia cattedrale di Santa Maria Maggiore da cui successivamente venne tradotto.

6- Tempio della Minerva/Santa Maria della Sapienza
Orario: apertura feriale: 07.15 – 19.00 apertura festivi: 08.15 – 19.00 martedì e venerdì chiusa dalle 14.00 alle 17.15

Venne edificato al centro di quello che secondo molti era il foro della città romana. Il nome deriva da un’interpretazione posteriore, dovuta al ritrovamento di una statua femminile; nel corso di indagini archeologiche è stata invece rinvenuta una lapide votiva dedicata ad Ercole. Con l’avvento del cristianesimo il tempio cessò la funzione antica e nella seconda metà del VI sec. i monaci Benedettini lo restaurarono dividendo la cella in due piani per ricavarne stanze di abitazione nella parte superiore e la chiesa di San Donato nella parte inferiore. Anche il pronao venne diviso in due piani. Con atto del 24 maggio 1212 i Benedettini concessero in affitto per cento anni tutti gli ambienti del Tempio al neo Comune di Assisi costituito nel 1198, ma si riservarono come abitazione le stanze sistemate nella parte superiore del pronao. I Magistrati del Comune trasferirono i loro uffici nelle stanze soprastanti la cella del tempio ed il podestà vi esercitò le sue funzioni dal 1215 al 1270. Il vestibolo del pronao venne adibito a tribunale ed accanto si costruì la torre destinata ad abitazione del Capitalo del Popolo e a pian terreno a sede dell’arte dei Notai. La chiesa di San Donato, posta dietro il tribunale venne adibita a carcere comunale almeno fino all’inizio del 1400, come si può desumere dall’affresco di Giotto nel ciclo pittorico della Basilica superiore di San Francesco ove è rappresentata con finestre protette da forti inferriate. Nel 1456, tolto ormai il carcere e gli uffici del Comune trasferiti altrove, viene di nuovo riaperta al culto la chiesa di San Donato. Nel 1539 il papa Paolo III, facendo visita ad Assisi, ordina che il Tempio di Minerva venga restaurato al completo e dedicato alla Madonna, regina della vera sapienza. Il Tempio prende il nome di «Santa Maria sopra Minerva». Nel 1613 il tempio passa ai Frati del Terzo Ordine Regolare di san Francesco che intraprendono grandi opere di ristrutturazione trasformando l’interno in stile barocco. Nel 1758 i Terziari lasciano la chiesa alla Congregazione degli Oratoriani di san Filippo Neri che apportano al suo interno ulteriori modifiche, alcune ritenute discutibili. Nel 1918 la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, ritorna ai Frati del Terzo Ordine Regolare di san Francesco, che la officiano tuttora.

7- Santo Stefano
Orario: 8,30 – 17,30 (21,30 est.)

Antica sede parrocchiale, già documentata nel 1166. E’ un modesto edificio interamente costruito in pietra rosata del Subasio. Il suo interno è composto da una sola navata con archi di stile gotico e le pareti sono rivestite da affreschi che vanno dal 300 al 500. Si dice che abbia suonato “ l’agonia “di san Francesco, ovvero al momento della sua morte le campane cominciarono a rintoccare lentamente per diversi minuti, una antica usanza che ancora si mantiene solo in alcune zone, prima invece largamente diffusa ovunque. Quando si sentiva suonare l’agonia ognuno era invitato a fermarsi un attimo e a rivolgere una preghiera di suffragio per l’anima del fratello o sorella che ci aveva lasciato. La semplicità della chiesetta di Santo Stefano invita alla preghiera e alla meditazione francescana.

8- San Giacomo de muro rupto
Orario: non ha un preciso orario di apertura, suonare il campanello, se le suore non sono impegnate vi apriranno; oppure telefonate 075 811236 – 075 811236.

La Chiesa di San Giacomo venne costruita nel 1088 con i beni donati da Ubertino di Guittone di Assisi al monastero di Farfa e venne chiamata de muro rupto poiché si trova in un luogo scosceso presso le rovine delle mura della città . L’interno, molto suggestivo, ad una sola navata è in stile romanico con transetto, divisa in tre campate con volta a crociera e archi di sostegno. Nell’abside sono presenti due affreschi del ‘500, uno rappresentante Santa Caterina d’Alessandria e l’altro la Madonna col Bambino. Sull’arcone dell’abside c’è un Crocifisso seicentesco e nella sacrestia un affresco votivo con la Madonna del Latte e i santi Francesco, Rocco, Benedetto, Rufino, Chiara e Sebastiano. Passando per una piccola porta sul transetto si esce sul muro di cinta della città, dove dalla terrazza si gode un bellissimo panorama, da Porta San Giacomo fino alla torre della Rocca Maggiore e sulla valle del Tescio. Dall’originaria proprietà dei monaci di Farfa diversi sono stati i passaggi fino ad essere stata affidata nel 1902 alle suore Francescane Angeline che nell’attiguo monastero vi stabilirono il Laboratorio di san Francesco per fanciulle povere.

9- Oratorio dei pellegrini
Orario: 10.00-12.00 / 16.00-18.00 – domenica chiuso

L’oratorio era in origine la chiesa dell’ostello dei pellegrini edificato nel 1457 e retto dalla Confraternita dei santi Giacomo pellegrino ed Antonio abate per ospitare i pellegrini sulla via di Roma che volevano rendere omaggio alle spoglie di Francesco. L’impianto ha forme chiaramente quattrocentesche, ed allo stesso periodo risalgono i magnifici dipinti e gli affreschi di Matteo da Gualdo, Pierantonio da Foligno detto Mezzastris e di Andrea d’Assisi, allievo del Perugino. Naturalmente la cappella è dedicata a sant’Antonio abate e a san Giacomo di Compostela e gli affreschi riguardano due episodi della vita di sant’ Antonio sulla parete di sinistra la distribuzione dei denari ai poveri e la predica ai cammelli (curiosa la realizzazione pittorica un po’ fantasiosa di questi animali probabilmente mai visti dal vivo dall’autore Andrea di Assisi), il miracolo dell’impiccato (innocente) e dei galletti arrostiti che si rianimano sul tavolo del giudice a dimostrazione dell’innocenza del giovane pellegrino iacopeo ingiustamente impiccato sulla parete di destra affrescata dal Mezzastris. Dietro l’altare un interessante dipinto a fresco di Matteo da Gualdo raffigurante la Madonna con il Bambino e, ai lati, i due Santi titolari dell’oratorio.

10- San Pietro
Orario: 8 – 18 (19 est.)

La Chiesa ed Abbazia di San Pietro fu costruita nel X sec. dai monaci Benedettini Cluniacensi e ristrutturata nel 1200, quando vi si insediarono i Cistercensi.
La facciata, portata a termine nel 1268, è in stile romanico, con un portale maggiore, alla cui base sono posti due leoni in pietra, e altre due porte laterali.
Sulla sommità e a metà dell’altezza della facciata, si può notare un cornicione ad archetti in stile romanico con accenni gotici. Nella sezione superiore spiccano tre eleganti rosoni.
L’interno è a tre navate, con robusti pilastri che conferiscono austerità all’ambiente, ritrovata dopo i radicali restauri del 1954 che hanno tolto di mezzo le ridondanti sovrastrutture aggiunte in epoca barocca. All’ingresso due tombe del XIV sec. e nel presbiterio, sopraelevato rispetto alle navate, diversi affreschi del XIV sec.
Attualmente nell’Abbazia di San Pietro vive una piccola comunità di Monaci appartenenti alla Congregazione Benedettina Cassinese. Da questa chiesa inizia il pellegrinaggio verso Roma per chi parte da Assisi, tenuto conto del titolo di san Pietro alla tomba del quale il pellegrinaggio è diretto e perché, uscendo dalla omonima porta, si scende immediatamente verso la valle prendendo la “mattonata” che inizia proprio di fronte, sulla parte opposta della piazza.

11- Basilica di San Francesco
Orari: Basilica Inferiore 6,30 – 18 (18,50 est. feriale 19,15 est. festivo)
Basilica Superiore 8,30 – 18 (18,50 est. feriale 19,15 est. festivo)

Costituita da due basiliche sovrapposte, la chiesa di San Francesco è uno dei santuari più venerati della cristianità. I lavori di realizzazione della chiesa furono seguiti personalmente da frate Elia, compagno e primo successore del Santo, a cominciare dal secondo anno dopo la sua morte.
La Basilica superiore, dal punto di vista architettonico in perfetto stile gotico è celebre in tutto il mondo per gli affreschi di Cimabue, Jacopo Torriti e quelli di Giotto, raffiguranti la vita di san Francesco. La Basilica inferiore costruita nel 1228, invece è in stile romanico. Le pareti e le volte, impreziosite dai capolavori di Giotto, Piero Lorenzetti e Simone Martini celebrano la vita del Cristo e quella di san Francesco. Nella basilica inferiore sono custodite sin dal 1230 le spoglie mortali di san Francesco. La Chiesa superiore consacrata nel 1253 da Innocenzo IV possiede un grande respiro ed è composta da pareti sulle quali si rincorrono e svettano verso l’alto ampi fasci polistili insieme a costoloni a forma acuta; nelle parti più alte si aprono grandi finestre lungo la navata, nel coro e nel transetto.
Ai fianchi della chiesa, contrafforti e archi rampanti poggianti su solide strutture di sostegno; la facciata presenta comunque caratteristiche proprie dell’arte romanica con al centro un portale d’ingresso bipartito in stile gotico, mentre il campanile realizzato nel 1239 riprende ancora stile e forme tipici dell’arte romanica umbra.
La tomba di san Francesco venne inizialmente inserita nella roccia viva per il timore di furto delle reliquie. Solo nel 1818 venne riportata alla luce l’urna di pietra racchiusa in robuste sbarre di ferro e con l’occasione realizzata la cripta, poi completata in stile neoromanico nel secolo successivo dall’arch. Ugo Tarchi. Ora, dopo l’ultima ricognizione del 1978 le reliquie del Santo sono state deposte in un contenitore di plexiglas all’interno della cassa metallica realizzata nel 1820 a sua volta deposta nella originaria urna di pietra accanto alla quale arde la lampada perenne alimentata dall’olio proveniente ogni anno da una diversa regione italiana.

secondo giorno

Itinerario consigliato:(complessivi 14 km) da Assisi all’Eremo delle Carceri (km 3), Abbazia di San Benedetto al Subasio (km 6), San Vitale/Viole (km 8), Rivotorto (km 10), Santa Maria Maddalena (km 12), Santa Maria degli Angeli (km 14).
indicazioni: partendo dalla zona della Rocca minore (detta anche Rocchicciola), uscendo dalla cinta muraria da porta Perlici o da porta Cappuccini, nella parte alta di Assisi (nella zona ove insistono i resti dell’antico anfiteatro romano), si raggiungono facilmente le Carceri. Una volta visitato l’eremo e la selva, si potrebbe proseguire l’itinerario in fondo al sentiero della Selva, ma in genere c’è un cancello chiuso, quindi conviene ritornare all’eremo, passare sul retro e proseguire sulla strada provinciale che lo costeggia e poi si inoltra nel bosco per circa 500 metri prendendo il sentiero CAI n. 54 fino ad incrociare l’area attrezzata “Tre Fontane” e consecutivo vivaio di piante officinali; proseguire lo sterrato fino ad incrociare la Sp 251 e continuare sulla stessa fino all’Abbazia di San Benedetto. Si torna poi indietro sulla sp 251 fino al precedente incrocio con lo sterrato proveniente da Tre Fontane; qui si prende un sentiero nel bosco sulla sinistra e ci si orienta verso San Vitale.
Da San Vitale ci si dirige verso il vicino abitato di Viole passando, a metà strada, accanto alla Fonte del Pozzolo. A Viole di Assisi si può godere di una bella vista sulla valle spoletina e, se si vuole fare una sosta per il pranzo, si può approfittare della presenza di due supermercati con gastronomia oppure della vicina trattoria (a prezzi modici) da Angelo dove si può vedere anche una interessante raccolta di trattori ed altre macchine agricole d’epoca curata dal proprietario, appassionato collezionista e membro dell’ ASI Automotoclub Storico Italiano. Hotel “Da Angelo” Via San Potente, 6 – Viole – dispone naturalmente anche di camere e chi vuole, d’estate, può approfittare della piscina info@hoteldaangelo.com tel.075. 812821fax 075 812502.
Informazioni storiche e turistiche si possono reperire presso la sede della Pro loco. Da Viole si scende a Rivotorto passando per la via Renaiola e via monte Subasio. Dal Santuario del Tugurio di Rivotorto a Santa Maria degli Angeli si può navigare a vista, passando davanti a Santa Maria Maddalena che sta di strada.

1- Eremo delle Carceri
Orario: 6,30 – 18 (19 est.)

Si trova sulle pendici del monte Subasio a circa 3 km dalla città. E’ uno dei luoghi francescani più noti e suggestivi, quindi la strada è indicata molto bene ed è facilmente raggiungibile.
Attualmente inserito nell’ambito del Parco del monte Subasio, l’eremo fu costruito sul luogo dove Francesco e i suoi seguaci si ritiravano in preghiera, presso una chiesetta circondata da grotte già frequentate da eremiti sin dall’età paleocristiana. Infatti il termine “carcere” non si deve intendere nel senso attuale di prigione, ma luogo appartato e solitario dove gli eremiti si rifugiavano per chiudersi in ritiro spirituale, lontani dal mondo. Il giovane Francesco cominciò a frequentare questo luogo intorno al 1205. La costruzione del convento risale al sec. XIV ed il successivo ampliamento al secolo successivo, voluto da San Bernardino da Siena.
Al centro del cortile triangolare un pozzo nel punto in cui l’acqua sarebbe sgorgata, secondo una pia leggenda, per miracolo di San Francesco. Sulla destra un magnifico panorama sulla valle spoletina. La chiesa centrale edificata da san Bernardino. Di fronte c’ è la chiesa quattrocentesca che conserva una Crocifissione di scuola umbro-senese della metà del ‘400 ed un altro affresco del ‘500 con lo stemma dei Monti di Pietà; sulla parete di fondo, una piccola vetrata trecentesca di produzione francese; nella parete di fronte, armadietto a muro contenente ricordi del Santo.
La piccolissima chiesa primitiva, dedicata a santa Maria delle Carceri, cuore del santuario, è probabilmente una grotta adattata a cappella e contiene un affresco del XVI sec. raffigurante una Madonna col Bambino e san Francesco.
La grotta di san Francesco divisa in due vani contiene nel primo il letto di pietra su cui dormiva il Santo e nell’altro un masso su cui probabilmente Francesco sedeva per meditare e pregare. All’esterno c’è il muro, costruito nel 1609 dal cardinale Montalto, che copre un crepaccio chiamato “buco del diavolo”, in cui sarebbe precipitato il demonio, sconfitto dalle preghiere di san Francesco. Accanto si trova anche il “fosso secco”, alle cui acque il Santo avrebbe chiesto di non disturbare col loro scroscio le preghiere dei frati.
Una rampa conduce a un ponte, al termine del quale è un bronzo opera di Vincenzo Rosignoli con san Francesco che libera le tortore. Da qui inizia il “viale di san Francesco”, suggestiva passeggiata nella selva che racchiude altri luoghi di devozione e le grotte degli eremiti ora intitolate a beati dell’ordine come la grotta del beato Leone, del beato Bernardo da Quintavalle, del beato Egidio, del beato Silvestro, del beato Andrea da Spello.
Nella cappella di Santa Maria Maddalena è sepolto dal 1477 il beato Barnaba Manassei da Terni, ideatore e fondatore dei Monti di Pietà (secondo alcune fonti uno dei promotori, diversi, tutti però dell’ordine francescano), il primo dei quali istituito a Perugia nel 1462 comunque sotto il suo periodo di vicaria provinciale.

2- Abbazia di San Benedetto

Posta a mezza costa del monte Subasio, in una zona boschiva, spazia su un panorama straordinario. La sua fondazione è incerta, potrebbe risalire dagli albori del monachesimo benedettino sino al secolo XI. Infatti indagini archeologiche relativamente recenti hanno restituito una cripta databile intorno all’anno mille che potrebbe essere stata eretta su preesistenze più antiche visto il reimpiego di colonne e capitelli di possibile precedente datazione. Comunque nei primi anni del sec. XI già dipendeva da Farfa visto che Leone IX confermò tale dipendenza nel 1051 ed Enrico IV nel 1065. Successivamente si pensa che si fosse resa indipendente. Dal 1071 i monaci di San Benedetto al Subasio ebbero un punto di appoggio entro Assisi in San Paolo, nella zona della piazza. Nel 1198 da una bolla di Innocenzo III risulta avere giurisdizione sull’abbazia il vescovo di Assisi e nel secolo successivo i monaci di San Benedetto al Subasio avevano certamente il controllo di oltre trenta chiese nel territorio posto tra Assisi e Foligno, tra cui la cappellina di Santa Maria della Porziuncola che l’abate Maccabeo o Teobaldo concesse in uso a Francesco d’Assisi nel 1210, in cambio di un cestello di lasche del Chiascio all’anno da portare il 20 marzo, vigilia di san Benedetto.
Dopo momenti di splendore l’abbazia conobbe un periodo di grande decadenza e divenne rifugio di ribelli e fuorusciti; subì un primo assalto da parte di Broglia di Trino, capitano di ventura alla ricerca di partigiani perugini, che la occupò e la depredò, poi il comune la fece demolire nel 1399. I pochi monaci rimasti si rifugiarono in parte a San Paolo e altri in San Pietro in Assisi.
Nel 1405 i beni del diroccato monastero vennero dati in commenda al vescovo di Segni e dal 1409 anche al patriarca di Aquileia. Nel 1473 il comune decretò il divieto di accedere tra i ruderi del monastero, ma nel1481 lo presero i Canonici di S. Salvatore in Lauro di Roma, che lo ricostruirono parzialmente e ci restarono fino alla loro soppressione nell’anno 1652 . Il monastero cadde di nuovo in rovina e i pochi beni rimasti nel 1860 furono demaniati. Nel 1945 i monaci di San Pietro in Assisi ricomprarono i ruderi, operando restauri e compiendo le ricerche archeologiche che riportarono alla luce la cripta più antica, vero e proprio gioiello di arte romanica. Oggi il complesso è di nuovo abitato e la chiesa regolarmente officiata.

3- Chiesa di San Vitale (Viole di Assisi)

Vitale nacque a Bastia Umbra nell’anno 1295, dopo aver trascorso la giovinezza facendo il brigante e compiendo crimini efferati, si pentì e per penitenza si recò in pellegrinaggio nei più importanti santuari della cristianità in Italia, Francia e Spagna.
Ritornato in Umbria, a Montecchio presso Spoleto, gli apparve in sogno san Benedetto da Norcia che lo invitò a seguire la sua Regola e gli indicò l’eremo dove avrebbe dovuto recarsi, vicino all’abbazia (di San Benedetto) sulla costa del monte Subasio nelle vicinanze di Assisi.
Venne accolto nell’ordine dai monaci benedettini di quel monastero e l’abate gli assegnò come abitazione per la sua vita da penitente l’eremo di Santa Maria in Violis, dove trascorse il resto della sua esistenza nella povertà più assoluta, barba e capelli incolti e vestendo di stracci; unico suo bene era un canestro usato per andare a prendere l’acqua in una vicina fonte.
Vitale visse per circa vent’anni nell’eremo di Santa Maria di Viole, dove venne sepolto alla sua morte avvenuta il 31 maggio 1370, all’età di 75 anni.
La fama della sua santità si diffuse rapidamente su tutto il territorio per i molti prodigi a lui attribuiti e per questo sul luogo della sua sepoltura venne edificata una chiesa a lui dedicata.
Il suo corpo rimase in questa chiesa fino al 19 settembre 1586, quando mons. Giovanni Battista Brugnatelli, vescovo di Assisi lo fece traslare nella Cattedrale di San Rufino, dove fu eretto un altare a lui dedicato.
Nel 2001 le spoglie di san Vitale sono state nuovamente trasportate nella Chiesa di San Vitale ora sede della parrocchia della frazione di Viole.
San Vitale è invocato in modo particolare per la guarigione dalle malattie ai genitali e all’apparato urinario.
Poco distante dalla chiesa si trova la fonte di Bozzolo, identificata come la fonte presso la quale si recava l’eremita Vitale per attingere acqua con il suo canestro. La sua acqua veniva prelevata dalle famiglie locali fino a poco tempo fa per gli usi domestici e ad essa era attribuito un potere curativo, come recita l’iscrizione incisa su un mattone “Bevete pur cristiani in questa grotta l’acqua di san Vitale che sarete guariti dal vostro male. Bevete ancora senza paura che san Vitale è protettore della rottura”. Ed ancora oggi c’è chi, recandosi alla messa domenicale, un po’ per consuetudine un po’ per devozione, attinge l’acqua del Pozzolo per farsi il segno della croce.

4- Santuario di Rivotorto (Tugurio)
Orario: 7 – 12,15 / 14,30 – 19,15

Questo Santuario prende il nome dal torrente che scende dalle pendici del Subasio e c custodisce il “Tugurio” di san Francesco, una sorta di riparo per i contadini con originario tetto di frasche che fu la prima umile dimora del Santo e dei suoi seguaci, prima di ottenere il possesso della Porziuncola dall’Ordine dei Benedettini. Il Tugurio è all’interno della chiesa costruita nel sec. XIX sui resti di una precedente del sec. XVII ed è formato da tre piccoli vani, la cella del Santo, la cappellina e la cucina chiamata anche la “stanza del fuoco”. La permanenza in questo luogo di Francesco e dei suoi primi compagni di fede, segna una tappa fondamentale nella vita dell’ordine. Infatti, qui Francesco dettò la Prima Regula chiamando Minori i suoi compagni.

5- San Lazzaro in Arce /Santa Maria Maddalena

Situata a circa metà strada tra Rivotorto e Santa Maria degli Angeli; era la chiesa dell’antico lebbrosario dell’Arce da cui dipendevano anche altri ospizi per lebbrosi presenti nella zona. Ai tempi di san Francesco dedicata a san Lazzaro come tutti i lebbrosari più antichi, venne cambiato il titolo in Santa Maria Maddalena negli anni 1330/31. Quasi certamente in questo luogo avvenne il noto incontro del giovane Francesco con il lebbroso che molto influì sulla sua conversione e sicuramente qui egli continuò a prestare attenzione e servizio ai lebbrosi insieme alla nascente comunità che si era stabilita nel vicino Tugurio di Rivotorto. Nei recenti lavori di restauro eseguiti dalle Suore Francescane Missionarie di Susa (1995-1997) la cappella è stata recuperata al culto. In essa sono stati ritrovati e restaurati alcuni preziosi affreschi (sec. XV-XVI) raffiguranti una Madonna in trono, coppie di Santi e tracce di una Natività. Le suore abitano in un vicino casale di campagna restaurato che comprende anche un altro storico piccolo lebbrosario (di San Rufino), antica dipendenza di San Lazzaro, non lontano dalla attuale stazione ferroviaria di Assisi, in via San Rufino d’Arce, 8 ove gestiscono anche una tranquilla casa di spiritualità e di accoglienza denominata “Perfetta Letizia” per accoglienza ospiti, per accoglienza gruppi, per incontri di preghiera, per giornate di spiritualità e di incontro con Francesco d’Assisi.
Caratteristiche dell’ accoglienza sono stile familiare e spirito francescano.
Per prenotazioni, informazioni o visite: tel. 075/8044293- 075/8044293.

6- Santa Maria degli Angeli/ Santa Maria la Porziuncola
Orario: orario legale giornaliero: 6.15 – 19.45
orario solare giornaliero: 6.15 – 12.30 e 14.00 – 19.45
luglio/agosto/settembre: anche dalle 21.00 alle 23.00
sabato tutto l’anno apre alle 21.15 per il rosario e la processione aux flambeaux.

La grande chiesa progettata da Galeazzo Alessi fu iniziata nel 1569 sotto il pontificato di Pio V e terminata nel 1679. Dopo un forte terremoto che la devastò, fu ricostruita nel 1840 e nel 1928 venne rimaneggiata la facciata al cui apice fu posta una grande statua dorata della Madonna.
La basilica è stata costruita per dare riparo alla Porziuncola (Santa Maria della Porziuncola) edificata dai Benedettini intorno all’anno 1000; alcune fonti la fanno risalire ad epoche precedenti, una pia leggenda racconta che la chiesuola venne edificata nel 576 da alcuni pellegrini di ritorno da Gerusalemme e san Benedetto ne prese possesso per i suoi monaci. Il termine Porziuncola nasce come diminutivo del termine latino portio = piccola porzione, particella, evidentemente in relazione alla suddivisione dei terreni circostanti ed appare su un documento della cattedrale di San Rufino del 1045 nel quale si parla di una cappella Sanctae Mariae de Portiuncola subtus civitatem Asisinatem, oltre che su successive conferme della proprietà ascritta all’abbazia di San Benedetto al Subasio risalenti ai secoli XII e XIII.
La Porziuncola è un luogo fondamentale dell’esperienza di Francesco, infatti viene considerata la culla dell’ordine. E’ la chiesetta che dopo San Damiano (ove ebbe la visione del Crocefisso), Francesco corse a riparare con i suoi primi compagni. Attorno alla Porziuncola radunò i primi capitoli dell’ordine per dare un’organizzazione al gruppo che andava crescendo in maniera esponenziale. Da qui inviò i frati a predicare il Vangelo in giro per il mondo e da qui partirono anche i primi che trovarono il martirio in Marocco. Egli stesso allora volle recarsi nelle terre degli infedeli e al suo ritorno ad Assisi nel 1220 Francesco rinuncia al governo dei frati a favore di uno dei suoi primi seguaci: Pietro Cattani. Non rinuncia però ad esserne la guida spirituale come testimoniano i suoi scritti.
Alla Porziuncola il 30 maggio 1221 si radunò il capitolo detto “delle stuoie” al quale partecipò un numero davvero rilevante di frati (dai 3000 ai 5000) che trovarono posto su stuoie sistemate in capanne circostanti; si discusse il testo di una Regola da sottoporre all’approvazione della Curia romana e fu nominato frate Elia vicario generale al posto di Pietro Cattani, morto il 10 marzo di quell’anno. La Regola (conosciuta come “Regola non bollata”) discussa e approvata dal capitolo del 1221 fu respinta dalla Curia romana perché troppo lunga e di carattere scarsamente giuridico. Dopo un processo di revisione del testo, al quale collaborò il cardinale Ugolino d’Ostia (il futuro papa Gregorio IX), il 29 novembre 1223 finalmente Onorio III approva con la bolla Solet annuere la Regola dell’Ordine dei Frati Minori (detta “Regola bollata”).
In una cella adibita ad infermeria costruita accanto alla Porziuncola, ed oggi anche essa posta all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli e detta “cappella del Transito” san Francesco attese sorella morte sulla nuda terra la sera del 3 ottobre del 1226.
Alla chiesetta si aggiunsero poi un convento e alcuni piccoli oratori. Nel 1216 san Francesco vi aveva ricevuto una visione nella quale Gesù gli comunicava che chiunque avesse visitato quel luogo, confessato e comunicato, avrebbe ricevuto il perdono dei peccati. Papa Onorio III approvò tale indulgenza, e fissò nella data del 1 e 2 agosto di ogni anno la festa del Perdono. Iniziò un grande flusso di pellegrinaggio da tutta Europa, che continua anche ai giorni nostri anche sotto forma di turismo religioso.
All’interno del convento si trova il famoso roseto in cui Francesco si gettò nudo per espiare i suoi peccati; la pianta miracolosamente perse le spine e non ferì il corpo del Santo. Ancora oggi il roseto è senza spine.
Nella Porziuncola invece sopra l’altare c’è un grande retablo con il racconto dell’indulgenza del perdono realizzato da Prete Ilario da Viterbo nel 1393, in posizione centrale una magnifica Annunciazione; nell’abside invece una Crocifissione attribuita al Perugino (seconda metà del sec. XV): non a caso al centro si scorge il ladrone pentito, primo uomo ad entrare in Paradiso con il Redentore…messaggio rassicurante per ogni visitatore o pellegrino per il perdono di Assisi.

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Da Perugia a Deruta (variante, senza passare per Assisi) provenienti dalla via Francigena (Siena) o da Gubbio. (km 20)

Fondo asfalto
Tempo di percorrenza 5 ore
Difficoltà facile

Da Perugia a Ponte San Giovanni è la stessa identica strada indicata per la tappa Perugia-Assisi fino al Ponte Vecchio sul Tevere km 6,50 (4), attraversato il quale invece di dirigersi verso Assisi, si prosegue sulla destra per via del Sottopasso, poi a sinistra per via Ferriera (sp 401) che giunge a Torgiano (13). All’incrocio con via Assisi, proseguire dritti per via di Ponterosciano (sp 403). Attraversato il ponte sul Tevere, voltare a destra per via Roma (sp 400), su cui transita il Cammino della Luce proveniente da Assisi, quindi proseguire per Ponte Nuovo (14) e Deruta (15). 

Da Deruta a Perugia, senza passare per Assisi. (km  20)

Fare tutta la via Tiberina sud, via Francescana e via Roma (sp 400) attraversando l’abitato di Ponte Nuovo (ma non il ponte vero e proprio sul Tevere) (14) sino ad incrociare via di Ponterosciano (sp 403) di Torgiano (13). All’incrocio con via Assisi proseguire dritti per via Ferriera (sp 401) fino al sottopasso della E45 di Ponte San Giovanni. Attraversare il Ponte Vecchio (4) poi proseguire sulla stessa strada che proviene da Assisi passando per Pieve di Campo (a sinistra via Bixio, via Manzoni, sottopasso della ferrovia sulla destra). Da Pieve di Campo prendere via Valiano fino a raggiungere la strada di Montevile, proseguendo poi all’altezza del cimitero nuovo (3) per via Dal Pozzo che vi condurrà fino all’ingresso nel centro storico di Perugia. Se non si intende passare per la Pieve di Campo, attraversato il Ponte Vecchio alla rotatoria voltare a sinistra per via Ponte Vecchio, poi alla prima a destra sulla strada di Montevile, via Dal Pozzo – San Bevignate (2) che conduce all’ingresso del centro storico di Perugia e alla Cattedrale (1).

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Da Assisi a Deruta (km 23)

Fondo asfalto
Tempo di percorrenza 6 ore
Difficoltà facile 

Partendo dal centro di Assisi (da qualsiasi punto: piazza del Comune, San Rufino, Santa Chiara, Sacro Convento, San Damiano) ci si dirige verso la Chiesa di San Pietro, ove si consiglia una sosta prima della partenza tenuto anche conto della meta del pellegrinaggio, e si esce dalla città per la omonima porta San Pietro (7). Attraversata la piazza antistante (checkpoint per gli autobus turistici e parcheggio interrato) si scende per le scalette che portano alla cosiddetta “mattonata” ovvero la ricostruzione dell’antica strada mattonata che andava da Assisi alla Porziuncola e si segue la stessa fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli (km 3) (9). Oltre la grande piazza antistante, si attraversa la strada principale all’altezza della rotonda e si imbocca per via San Bernardino da Siena, tutta diritta fino a Tordandrea (10). Attraversato il paese (via della Porziuncola e via del Santo Patrono) al primo incrocio si scorge una maestà (san Rocco e sant’Antonio), si prende a destra per via San Simone, e si prosegue in aperta campagna. Al primo quadrivio (11) si prende a sinistra per via Ose e si prosegue per via Torte per confluire sulla sp 404 (via Assisi) duecento metri prima dell’attraversamento del ponte sul fiume Topino per giungere a Passaggio di Bettona (12). Dalla rotonda posta davanti alla chiesa della Madonna del Ponte si va verso destra fino a Signoria di Torgiano sp 403 e si prosegue verso Torgiano fino al bivio per Pontenuovo-Deruta (13), prendere a sinistra la sp 400 fino a Pontenuovo (14) e proseguire per Deruta (15).

Note: si possono evitare circa 3,5 km di sp 403 tra Passaggio e Signoria, imboccando a destra (alla seconda rotonda a partire dalla chiesa della Madonna del Ponte, circa 500 m) per via Ponte di Ferro e proseguendo poi per via Salceto che riporta alla 403 nei pressi della loc. Signoria.

Se si decide di arrivare al Santuario della Madonna dei Bagni (16), il percorso diventa di 25 km perché il Santuario sta 2 km a sud della zona commerciale di Deruta.

Da Deruta ad Assisi (km 23)

Da Deruta (15) si riprende la vecchia statale Tiberina per Pontenuovo (14) dove si prosegue dritti per Torgiano. Giunti al Bivio di Torgiano (13), non si entra nel paese, ma si gira a destra per Bettona. Giunti a Signoria non si sale a Bettona, ma si prosegue per la strada piana verso Passaggio di Bettona (12). Giunti davanti all’inconfondibile sagoma della moderna chiesa della Madonna del Ponte (sulla cui facciata spicca l’immagine del volto di Cristo) si prende a sinistra e si attraversa il ponte sul fiume Topino. Poco dopo si lascia la strada trafficata per imboccare via Torte e successivamente via Ose. All’incrocio (quadrivio in aperta campagna) (11) con via San Simeone si prende quest’ultima verso destra in direzione Tordandrea che si raggiunge nei pressi di una edicola sacra dedicata  a san Rocco e a sant’Antonio (10). Attraversato tutto l’abitato, si prosegue per via del Santo Patrono, via della Porziuncola e via San Bernardino da Siena e si giunge a Santa Maria degli Angeli (9). Per arrivare ad Assisi si percorre tutta la “mattonata” che giunge a porta San Pietro (7).

Ospitalità pellegrina

per pellegrini singoli o piccoli gruppi: Santuario della Madonna dei Bagni (si trova circa 2 km dopo Deruta, in prossimità della frazione di Casalina tel. 075 973455) Vi risiede una comunità di recupero da dipendenze gestita dalla Caritas di Perugia, per cui è richiesto un comportamento adeguato, rigorosamente vietato fumare ed introdurre alcolici di qualsiasi tipo entro il recinto del Santuario. Compatibilmente con le attività della comunità è possibile partecipare alla cena comunitaria e alla prima colazione (informarsi preventivamente presso i responsabili).

per gruppi numerosi rivolgersi al Comune,  per impianti sportivi tel. 075 9728611.

Ospitalità specializzata

Hotel Melody ss E45 km 55,800 Deruta – tel. 075 9711022- 9711186 fax 075 971 1018  cell. 349 455 1081 hotelmelody.it

Agriturismo Alveare di Mari Giancarlo uscita ss E45 Deruta sud, via della Vigna 7, tel. 347 3407859 fax 075.9710176  alveareagriturismo.it

Inoltre, per mangiare, si incontrano alcune pizzerie/rosticcerie lungo la via principale nella zona delle esposizioni di ceramiche.

TERRITORIO
Una volta scesi da Assisi (300 mt slm) a Santa Maria degli Angeli, il cammino si sviluppa su un territorio sostanzialmente pianeggiante nella valle ad una altitudine media di circa 200 mt slm. Strada di periferia fino a Tordandrea, poi 5 km di strada di campagna fino a Passaggio di Bettona, si prosegue sulle provinciali asfaltate fino a Deruta/Madonna dei Bagni.

DA VEDERE
La strada mattonata costituisce il percorso originario del primo itinerario francescano che collega tra loro i due massimi luoghi di devozione del Santo, le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Realizzata lungo la strada antica che portava dalla città alla chiesetta della Porziuncola ai tempi di San Francesco, già destinata ad itinerario di pellegrinaggio subito dopo la sua morte. Risale agli inizi del ‘400 la prima realizzazione di una pavimentazione del tracciato a partire da porta San Pietro, che venne denominata strada “mattonata”, per lo svolgimento delle funzioni religiose e consentire una migliore percorribilità ai pellegrini, attraverso una corsia centrale in mattoni destinata ai pedoni e due laterali per il traffico dei carri. L’importanza della strada nel tempo è confermata da un secondo memorabile intervento che l’ha interessata: la “piantata degli olmi” lungo i due lati della mattonata nel 1667 allo scopo di rendere più ombreggiato, e quindi più confortevole, il percorso dei pellegrini. Tratti importanti dell’antica pavimentazione si trovano sotto l’asfalto della strada carrozzabile. Il recente intervento di riqualificazione, voluto in primo luogo dal Comune di Assisi, è stato eseguito grazie al contributo di milioni di persone nel mondo che hanno voluto lasciare a ricordo un mattone di terracotta con inciso il proprio nome. Oggi si presenta come un itinerario di grande fascino non solo religioso, ma anche ambientale e nel percorrerla si possono ammirare le straordinarie prospettive di Assisi e del suo paesaggio.
La Porziuncola e la Cappella del Transito all’interno della basilica papale di Santa Maria degli Angeli.
In una chiostrina dell’attiguo convento si trova il roseto nel quale il Santo in una notte, preso da forti dubbi e dal rimorso del peccato, si rotolò nudo. Secondo la tradizione tale roseto al contatto con il corpo di san Francesco perse tutte le spine perché non ne rimanesse ferito. Ancora oggi il roseto fiorisce senza spine. Continuando la visita si può osservare una statua del Santo con delle tortore che riposano tra le sue mani ed una cella/grotta che la tradizione vuole che fosse la dimora del Poverello.

Una curiosità: il nome vero originario della metropoli di Los Angeles è “El Pueblo de la Iglesia de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles sobre la Porciuncula de Asís” cioè “La Città della Chiesa della Nostra Signora degli Angeli della Porziuncola di Assisi”, un insediamento fondato dai missionari francescani nel Nuovo Mondo. Stessa origine ha San Francisco con il nome “La Misión de Nuestro Padre San Francisco de Asís”.

Deruta è una città nota per la produzione di ceramiche e maioliche artistiche, presenta un bel centro storico e numerosi luoghi di interesse culturale. Interessante il museo regionale della ceramica ove, tra le altre cose, si può vedere la piastrella dell’Ospitale di San Giacomo, posto lungo l’antica via Amerina datata 1594.

altre immagini varie 145

LUOGHI DELLO SPIRITO
La Porziuncola è considerata la culla del francescanesimo, ove il santo maturò definitivamente la sua vocazione, accolse S. Chiara ed i primi frati ed infine rese l’anima a Dio. Nella Porziuncola ricevette anche il “Perdono di Assisi” da papa Onorio III, nell’anno 1216 ovvero l’indulgenza plenaria per tutti i fedeli che avessero visitato la chiesa da mezzogiorno del 1 agosto alla mezzanotte del 2, pentiti e confessati dei propri peccati. Il fatto avvenne dopo che in una notte di luglio, mentre S. Francesco era raccolto in preghiera nella Porziuncola ebbe una visione di Gesù e della Madonna
attorniati da una schiera di Angeli. L’Apparizione domandò al Santo quale grazia desiderasse ed egli chiese il perdono per tutti i peccatori che avessero visitato quella chiesa pentiti dei propri peccati. La richiesta venne esaudita con l’intercessione della Madonna a patto che fosse stata confermata dal papa Vicario di Cristo in Terra. La mattina seguente Francesco si mise in cammino accompagnato da Frate Masseo e si recò a Perugia dove era stato eletto da poco il nuovo papa il quale accordò l’indulgenza pur limitando il perdono ad un solo giorno all’anno, quello del 2 agosto. Indulgenza che oggi si può lucrare in tutte le chiese francescane e parrocchiali del mondo.
Da quel momento la Porziuncola divenne meta di pellegrinaggio da ogni parte, pellegrinaggio incessante che ancora continua.
Il Santuario della Madonna dei Bagni fondato nel XVII secolo, si trova nel territorio della Parrocchia di Casalina comune di Deruta. Attualmente è gestito dalla CARITAS Diocesana di Perugia – Città della Pieve con la presenza di una sua comunità che ne garantisce l’apertura ai pellegrini. Si trova a circa 2 km fuori l’abitato di Deruta e ad 1 km e mezzo da quello di Casalina in cima ad un piccolo colle, sulla riva sinistra del fiume Tevere, in mezzo alla campagna e nei pressi di un boschetto di pini, acacie, querce e cerri. All’interno si conserva la quercia con l’immagine miracolosa della Vergine oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggi, nonché oltre 700 formelle di ceramica artistica poste dai devoti a memoria delle grazie ricevute.

altre immagini varie 128 una delle 700 formelle di ceramica ex voto datata 1662
Dell’origine del santuario si ha notizia da un manoscritto conservato nell’archivio storico dell’abbazia di San Pietro a Perugia. Nel 1643 un frate francescano passando per il “Colle del Bagno” così chiamato per una sorgente d’acqua posta lungo la via ove i viandanti erano soliti rinfrescarsi e fare il bagno, vede a terra un frammento di maiolica dipinta con l’immagine della Madonna col Bambino; per evitare che venisse calpestata dai passanti la raccoglie e la pone tra i rami di una quercia. Quattordici anni più tardi, caduta di nuovo a terra, un merciaio di Casalina Cristoforo di Filippo la prende e la porta a casa, poi la riporta sul Colle del Bagno e la fissa con due chiodi fra i rami della stessa quercia. Due anni dopo la moglie del merciaio si ammala gravemente ed egli va di fronte all’immagine e prega la Madonna per la salvezza della consorte. Tornato a casa trova la moglie guarita, intenta ai lavori domestici e quindi si recano insieme a ringraziare la Madonna appendendo all’albero una formella di ceramica dipinta come ex voto per la grazia ricevuta. Da allora è iniziato un incessante pellegrinaggio di devoti e la deposizione di ex voto in ceramica, di cui ora sono tappezzate tutte le pareti del santuario.

Da Deruta a Todi (km 24) 22 km se si parte dal Santuario della Madonna dei Bagni.

Fondo asfalto
Tempo di percorrenza 6 ore e mezza
Difficoltà facile, salvo l’ultimo km di salita impegnativa

Itinerario facile, basta seguire la vecchia ss. Tiberina, attualmente suddivisa in diversi tronchi di strade provinciali, che costeggia praticamente sempre la E45.

Il primo centro abitato è Casalina (17) sulla cui piazza principale si trova la chiesa di San Girolamo ed annesso antico spedale dei pellegrini. Dopo Ripabianca, al bivio (18) proseguire per Collepepe (19) poi sulla sp 383 di Pantalla. Oltrepassato Collepepe ignorare la segnaletica stradale per Todi che vi porterebbe sulla E45 e proseguire diritto fino a giungere ad Acquasanta (20). Sulla destra, vicino al Tevere, la chiesetta della Madonna dell’Acquasanta con affresco di scuola senese del sec. XVI. Riprendendo la sp 383 si giunge a Pantalla (21) e si prosegue sempre sulla stessa provinciale tenendo la E45 sulla sinistra. Giunti ad un cavalcavia (22) si attraversa la E45 e si va verso Todi tenendo ora la E45 sulla destra. In loc. Pian di Porto si percorre un lungo rettilineo lungo la superstrada, poi nei pressi dell’Hotel Europalace (23) si gira verso destra e si imbocca un sottopasso sulla strada che va verso Orvieto, ai piedi del colle di Todi. Al primo incrocio si gira a sinistra per Ponte Rio (24) e si prosegue fino alla fine dell’abitato dove, giunti ad una rimessa dell’area viabilità della provincia di Perugia (25) dopo aver superato una chiesa del secolo XIV dedicata ai santi Gordiano ed Epimaco martiri romani, posta accanto alla strada sopraelevata, si prende a destra in forte salita (poco più di un km, ma veramente dura) che passa accanto all’antico cimitero di Todi ed entra nella città da porta Perugina. (26)

Note: vi consigliamo di seguire l’itinerario indicato, anche se si tratta di strada asfaltata, perché poco trafficata e perché non esistono, al momento, alternative valide. Si sta comunque cercando di realizzare un percorso verde lungo il Tevere che, una volta definito, verrà indicato con apposita segnaletica. 

Da Todi a Deruta (km 24)

Uscendo da porta Perugina (26), si prende la strada in forte pendenza che va a Ponte Rio (25), si attraversa il centro abitato fino ad arrivare al sottopassaggio della E45 (24). Attraversato il sottopassaggio fronte Hotel Europalace (23) ci si dirige verso sinistra, ovvero verso Pian di Porto/ Deruta per la vecchia strada statale Tiberina che costeggia quasi sempre la E/45 in un primo tempo a sinistra, poi oltrepassato il cavalcavia (22) a destra, ma si mantiene sempre sulla riva sinistra del Tevere: si attraversano nell’ordine gli abitati di Pantalla (21), Acquasanta (20), Collepepe (19), Ripabianca (18), Casalina (17) e si giunge a Deruta (15). Sosta alla chiesa dell’Acquasanta (20) e al Santuario della Madonna dei Bagni (16).

Ospitalità pellegrina

Parrocchia del SS. Crocifisso – per pellegrini singoli o piccoli gruppi tel. 075 8944232 – 3486063169 (don Marcello)

Convento dei Frati Minori di Montesanto – viale di Montesanto, 18 -06059 Todi (Perugia) tel.075.8948886 (il convento dispone anche di camere singole e doppie a prezzi contenuti). Email monsanto@libero.it web site www.conventomontesanto.it

di Agraria “Ciuffelli-Einaudi” Tel. 075 8959511 Fax. 075 8959539 chiedendo del sig. Santucci. 

A Ponte Rio presso il centro sportivo della parrocchia di Santa Maria Assunta

Ospitalità specializzata              ‎

Casa per ferie Monastero SS. Annunziata delle Suore Serve di Maria Riparatrici, via S. Biagio 2 06059 TODI  tel. 075 8942268  fax 075 8943218  www.monastero.smr.it (camere, mezza e completa pensione o solo ristorante per gruppi) situata nel centro storico in un antico convento tuttora abitato e gestito dalle suore

Per mangiare

a Todi esistono una cinquantina di ristoranti dove si può gustare ovunque la cucina tipica umbra, ma ai nostri pellegrini consigliamo per l’ottimo rapporto qualità prezzo e per la particolare sensibilità nei confronti dei pellegrini (mostrare la credenziale):

Pizzeria “La Ruota” Di Monfardini Gisella Snc -Rosticceria Pizzeria Girarrosto in Via G. Matteotti, 166 tel.075 8944049, zona porta Romana

Pizzeria rosticceria Italo piazza Bartolomeo d’Alviano 1 – tel 075 8942645, zona piazza del Popolo

Pizzeria ristorante Pozzo Beccaro via Menecali Abdon 6 – tel 075 8948473, zona Consolazione

TERRITORIO
Da Deruta a Todi si percorre la strada asfaltata ex ss Tiberina che corre lungo la E45, praticamente fiancheggiando il fiume Tevere sulla riva sinistra, ripercorrendo di fatto il tracciato antico della via Amerina oggi del tutto scomparso, ma i segni del cammino di pellegrinaggio sono rappresentati dalle edicole sacre e dalle chiese che si affacciano sulla strada lungo tutto il percorso sia a destra che a sinistra.

DA VEDERE
Il borgo fortificato di Casalina, antica dipendenza dell’Abbazia benedettina di San Pietro di Perugia, nella piazzetta l’ospitale dei pellegrini ora casa privata.
A Piedicolle la chiesa di San Giacomo e in loc. Acquasanta la chiesa della Madonna dell’Acquasanta che conserva un interessante affresco di un anonimo della prima metà del XVI secolo raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovannino e altri Santi, tra i quali San Sebastiano e San Rocco, testimonianze del passaggio dei pellegrini sulla via Amerina. Un altro dipinto posto su un lato rievoca il passaggio del Tevere a guado. Nelle vicinanze si trova a proposito anche la chiesa di San Cristoforo.
Todi è una bella cittadina piena di storia e di monumenti, vale la pena per chi non ha fretta fermarsi un giorno per visitarla con calma. Noi segnaliamo come da non perdere la visita al Duomo e alla piazza del Popolo dove si affacciano i principali palazzi pubblici di epoca medievale, la chiesa di San Fortunato dove ci sono le tombe dello stesso san Fortunato vescovo e martire, patrono della città, di un altro vescovo san Cassiano e di Jacopone da Todi, francescano autore di numerose Laude, poesie religiose in lingua volgare e della sequenza dello Stabat Mater. Il tempio della Consolazione attribuito al Bramante, la chiesa di San Filippo Benizi dell’ordine dei Servi di Maria ove riposano le spoglie del Santo traslate dal convento di San Marco dopo la sua morte avvenuta nel 1385; San Francesco con annesso monastero delle Clarisse ove si può ammirare un grande dipinto murale trecentesco raffigurante il Purgatorio di San Patrizio realizzato al tempo in cui vi risiedeva l’ordine servita; infatti le Clarisse subentrarono ai Servi di Maria nel 1600 nel loro convento in precedenza titolato a san Marco ed attiguo a quello della SS. Annunziata, ove attualmente risiede la comunità delle Serve di Maria Riparatrici che si occupano anche di accoglienza dei pellegrini e di giornate di spiritualità per gruppi e famiglie. Molto interessante anche il museo civico situato nei piani alti dei Palazzi del Capitano e del Popolo.

Purgatorio di San Patrizio
(testo e foto a cura del Monastero san Francesco, via Borgo Nuovo 30, Todi)

L’affresco — una delle prime rappresentazioni iconografiche del Purgatorio, solo di qualche decennio posteriore alla Divina Commedia, con la quale presenta alcune analogie — è uno dei capolavori della pittura umbra del XIV secolo. Raffigura il passaggio delle anime dal Purgatorio al Paradiso, per i meriti di Cristo, con la mediazione della Madonna e quella del beato Filippo Benizi, accolte da san Pietro, “custode” della Gerusalemme celeste. Per rappresentare il Purgatorio si è preso lo spunto dalla Leggenda del purgatorio di san Patrizio, notissima nel Medioevo — scritta tra il 1170 e il 1185 secondo alcuni studiosi — e tra il 1190 e il 1215 secondo altri — dal monaco inglese Enrico, dell’abbazia cistercense di Saltrey, in cui si narra della visione avuta da san Patrizio quando, nel 432, evangelizzava le popolazioni irlandesi. (Anche se le antiche vite del santo non dicono nulla in proposito). Mentre cercava di convertirli con la paura dell’inferno e la seduzione del Paradiso, Gesù gli mostrò, in un luogo deserto, una cavità rotonda e oscura, e gli disse che se qualcuno — animato da un vero spirito di penitenza e di fede — vi avesse trascorso una notte e un giorno sarebbe stato purgato di tutti i suoi peccati e avrebbe potuto vedere le torture dei cattivi e le gioie dei buoni. Numerosi penitenti avrebbero fatto esperienza di quel luogo ai tempi di san Patrizio e nei secoli successivi, fino a arrivare al XII secolo (epoca di Enrico di Saltrey), in cui si daterà l’avventura di cui è protagonista il cavaliere Owein nel Purgatorio di san Patrizio. Il successo di quest’opera fu immediato e notevole, tanto da essere considerato dagli storici “uno dei best seller del Medioevo”.
Quasi contemporaneamente alla diffusione della Leggenda nasce il pellegrinaggio a Lough Derg (il Lago Rosso) nella contea irlandese di Donegal. Questo era l’unico luogo di pellegrinaggio d’Irlanda conosciuto in tutta Europa durante il Medioevo. Un flusso continuo di pellegrini arrivò fin qui persino dalle lontane Ungheria e Catalogna per tentare di rivivere la visione avuta da san Patrizio. Questo pellegrinaggio è continuato durante i secoli fino a oggi e ogni estate i pellegrini vanno ancora a Station Island per tre giorni di preghiera e penitenza.
La Leggenda del Purgatorio in Italia arriva relativamente in ritardo: verso il 1260 viene diffusa dalla Leggenda aurea di Jacopo da Varazze che riassume l’opuscolo di Enrico di Saltrey (che non nomina), e cambia il nome dell’eroe, sostituendo al cavaliere Owein, un nobile chiamato Nicola.
Nel nostro affresco san Patrizio è rappresentato in sontuose vesti di vescovo, mentre con un bastone fa scaturire da un pozzo le fiamme che dimostrano la realtà dei patimenti del purgatorio al “dominus Nicolaus”.
Leggiamo nell’Apocalisse: “Il quinto angelo aprì il pozzo dell’abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace” (Ap. 9,2).
Il purgatorio è raffigurato, alla dantesca, come una grande montagna vista in sezione, dove si aprono sette caverne — bolge — poste su due piani, ognuna corrispondente a uno dei sette vizi capitali.
Nella zona superiore sono raffigurate le bolge dell’avarizia, della lussuria, e della superbia. In quella inferiore, le bolge dell’accidia, dell’ira, dell’invidia e della gola.
Al tempo in cui è stato dipinto l’affresco, la concezione generale considerava il purgatorio come un luogo in cui la pena si differenziava da quella dell’inferno solo per la durata: temporanea nell’uno, eterna nell’altro. Ecco perché qui vediamo rappresentati il coccodrillo o leviathan e i pipistrelli — simboli del peccato e del demonio — che tormentano le anime purganti.
Le anime espiano le loro colpe a seconda del peccato commesso, e poiché durante la vita terrena coloro che sono caduti in uno di questi vizi, si sono isolati — non vivendo più i due comandamenti principali dell’amore verso Dio e verso il prossimo — durante il periodo dell’espiazione in purgatorio, esse sono rappresentate, nelle singole bolge, tutte serrate insieme per riparare alla mancanza di comunione, a causa della quale hanno vissuto in modo egoistico e egocentrico, facendo di se stesse e delle realtà terrene un dio.
Dopo avere espiato i propri peccati, attraversando una tavola irta di chiodi posta a mo’ di ponte (il simbolismo del ponte che permette di passare da una riva all’altra, è uno dei più universali, rappresenta il passaggio dalla notte al giorno, dalle tenebre alla luce, dalla terra al cielo), le anime purificate escono vestite di bianco. Il bianco è il colore sacerdotale e della resurrezione: bianche ranno le vesti di Gesù sul monte della Trasfigurazione — gli angeli presenti alla resurrezione del Signore sedevano “in bianche vesti” presso il sepolcro — bianche sono le vesti dei salvati nel libro dell’Apocalisse.
Le anime così purificate sono accolte dalla Vergine Maria che cinge la loro testa con una corona e sono rappresentate bambine perché giunte a quella piccolezza richiesta per entrare nel Regno dei cieli, come possiamo leggere nel vangelo secondo Matteo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt, 18,3).
La Madonna è avvolta in un ricco mantello stellato, con degli ornati al collo e ai polsi simili alle decorazioni del piviale indossato dal santo vescovo irlandese Patrizio, come simbolo del fatto che la sua divina maternità ha nella chiesa la medesima dignità del sacerdozio ministeriale esercitato dai vescovi. Ha dimensioni maggiori delle altre due figure, per sottolinearne l’importanza, posta in luce dal Concilio Vaticano II nel documento Lumen Gentium: “… Maria quale sovraeminente e del tutto singolare membro della Chiesa…” (n. 53) “… occupa, dopo il Cristo, il posto più alto e più vicino a noi” (n. 54) ed è raffigurata con le dodici stelle intorno alla testa, graffite nell’azzurro del cielo. Ha le scarpe come segno di regalità. Non ha Gesù Bambino in braccio, ma è china, con gesto materno, verso le anime ormai salvate.
Questo atteggiamento sottolinea la sua mansione carismatica di Madre della chiesa, titolo solennemente proclamato da Papa Paolo VI il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano II, ed è anche segno del suo ruolo di mediatrice tra Dio e gli uomini, grazie alla sua efficace preghiera di intercessione presso Dio a favore dell’umanità; “collocata tra Cristo e la Chiesa” dichiara san Bernardo; alla quale si uniscono i due santi con lei raffigurati: san Pietro e il santo fiorentino Filippo Benizi dell’Ordine dei Servi di Maria, commissionari dell’affresco, interessati a mettere in risalto sia la figura della Madonna che quella di Filippo, oggetto già, subito dopo la sua morte, di una sentita venerazione da parte della popolazione tuderte.
Raffigurato dopo la Vergine, san Filippo Benizi, “servo di maria”, non porta l’aureola dei santi, ma la raggiera dei beati, fu infatti canonizzato solo nel 1671 da Papa Clemente X. Il beato Filippo stringe nella mano sinistra invece del giglio, classico attributo dei santi dell’ordine dei Servi di Maria, un ramoscello di ulivo, simbolo di pace e di vittoria, per indicare che, non solo ha portato la pace nel proprio cuore vincendo le passioni, ma l’ha anche diffusa intorno a sé, come si può leggere nella Vita del santo.
Con la mano destra spinge le anime verso san Pietro, che a sua volta le indirizza verso la porta della Gerusalemme celeste, dove, accolte da un angelo, ne varcano la soglia, per unirsi al coro osannante degli angeli che inneggiano a Cristo, vincitore sul peccato e sulla morte. Questi gesti simbolici sottolineano la validità del Corpo Mistico, di cui il capo è Cristo e le membra siamo noi nei vari tempi della nostra situazione storica: o come già cittadini del cielo, ancora in stato di purificazione e quindi facenti parte della chiesa purgante; o ancora pellegrini nel tempo componenti della Chiesa militante.
La porta è piccola e stretta, come troviamo scritto nel Vangelo secondo Matteo: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita e quanto pochi quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).
La Gerusalemme del cielo è raffigurata come un grande e maestoso palazzo con merli a coda di rondine. All’interno di esso, sopra le mura, Cristo benedicente è circondato da una schiera di undici angeli, che rappresentano gli undici apostoli rimasti fedeli.
Al centro di questo meraviglioso scenario, dai colori pastello, alcuni angeli si librano nel cielo, compiaciuti che, al pari di loro, anche gli uomini sono diventati cittadini della Gerusalemme celeste, perché soccorsi dalla Vergine e dai santi, che con la loro preghiera hanno applicato alle loro anime l’efficacia dei meriti di Cristo Salvatore.
Sovrastanti l’arco trionfale, che con decorazioni a nastro, a disegno geometrico e a racemi completa come una cornice l’affresco, campeggiano due figure profetiche: a destra il profeta Isaia (che rappresenta l’Antico Testamento), ha in mano un cartiglio con l’Iscrizione: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio… è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità” (Is 40, 1-2) e a sinistra l’evangelista Matteo (che rappresenta il Nuovo Testamento) con l’iscrizione: “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34).
A causa della caduta dell’intonaco la data è priva delle ultime tre lettere, ma da documenti di archivio si è ritrovata menzione dell’affresco e si è visto che il dipinto portava la data del 1346. Questo affresco è stato attribuito a un pittore di scuola senese. Nelle figure principali meglio leggibili e conservate: la Madonna, san Pietro e san Filippo, sembra possibile riscontrare qualche affinità con la maniera di Jacopo di Mino del Pellicciaio; non è improbabile che alla sua mano spettino le figure più importanti e che il rimanente sia opera di aiuti. Ultimamente si è più propensi a attribuire la realizzazione dell’affresco a un ignoto pittore operante a Todi in quegli anni: il Maestro del Purgatorio.
Infine, non è superfluo mettere in evidenza che l’ambiente dove si trova questo bellissimo affresco sia il coro delle Clarisse, subentrate nel 1600 ai Servi di Maria, nel quale la diuturna preghiera delle religiose, attualizza in modo efficace e vivo la simbologia contenuta in questa importante opera d’arte di inestimabile valore storico, artistico e teologico.

LUOGHI DELLO SPIRITO
Appena fuori dalle mura cittadine sorge il convento di Montesanto, da secoli casa dei frati minori francescani, prima ancora delle clarisse. Il grande complesso, suggestivamente collocato sulla sommità di un colle e circondato dal verde, è stato in parte trasformato in casa d’accoglienza, da alcuni anni ormai apprezzato riferimento per gruppi, famiglie e singoli che vi si recano per trascorrere giorni di ritiro o di riposo o per partecipare alle iniziative di corsi ed esercizi spirituali.

Nel centro storico in via San Biagio n. 2 il convento delle Serve di Maria Riparatrici.

Si consiglia , se possibile, di partecipare alla santa Messa del mattino celebrata all’interno del monastero delle clarisse con ingresso dalla chiesa di San Francesco (confinante con il convento e la casa di accoglienza delle Serve di Maria Riparatrici), nella cappella ove insiste il dipinto murale del Purgatorio di san Patrizio; consente al pellegrino un momento di intensa “ricarica delle batterie” dello spirito.

Da Todi a Castel dell’Aquila (km 19)

Fondo misto, in massima parte sterrato

Tempo di percorrenza 5 ore e mezza

Difficoltà media

Partendo dalla centrale piazza del Popolo (27) ed uscendo dal centro storico attraverso la porta Amerina (28) (a Todi detta anche porta Fratta) si scende per via San Raffaele, piccola sosta alla chiesetta romanica di Santo Stefano, e si prosegue per via delle Piagge fino a Ponte Naia (29). Cappella della Beata Vergine del Perpetuo Soccorso, poi andando in direzione Fiore (lungo il campo sportivo) si incontra la chiesetta di Santa Maria delle Grazie fatta costruire da Antonio Di Domenico PGR nel 1734 su precedente edicola del ‘500 (30). Poco più avanti si prende a sinistra per la strada sterrata che costeggia il fiume Arnata e ci si dirige verso la Torricella. Superata l’unica casa che si incontra a sinistra lungo la strada in salita, ci si addentra subito dopo in un boschetto che porta ad una nuova piantagione di noci, al termine della quale la stradina rientra nel bosco dove al primo incrocio si gira a destra in direzione del toponimo Ospedaletto di Vasciano (31) o antico Ospedale di Santa Maria Maddalena. La strada prosegue in direzione sud lungo la riva destra dell’Arnata fino a giungere al bel Ponte di Pesciano (32), tenendo sempre d’occhio sulla collina di fronte la Torre Olivola (strategica torre segnaletica a presidio della via Amerina che caratterizza questo tratto di territorio).

Attraversato il ponte di Pesciano si continua lungo la riva sinistra dell’Arnata fino al molino di Ciuccio (33) (oggi detto degli Inglesi). Superato il mulino di circa 100 metri ci si addentra nel bosco verso sinistra per circa 200 metri dirigendosi verso il guado del Fosso di Civitella, affluente dell’Arnata.

Attraversato il torrente, si prosegue sul tracciato della antica via Amerina tra filari di alberi fino ad intercettare la rete metallica che racchiude l’Azienda Faunistica Anguillara e quindi fino all’antico ponte della Falce (34), restaurato di recente, posto nei pressi del molino Olivieri o di Pesciano. Attraversato il ponte della Falce prendere a destra per una salita abbastanza impegnativa che costeggia sempre l’Azienda Faunistica fino a scollinare di fronte alla mestaiola di Sismano (35) (santa Eurosia). Ci si dirige quindi in discesa verso Forte Cesare (39) e Castel dell’Aquila (40) che si intravedono all’orizzonte verso sud. Di poco scostato a sinistra si vede anche l’abitato di Avigliano Umbro con la inconfondibile torre quadrata dell’acquedotto.

Percorsi alternativi: (si allunga di circa 2 km)

1) al molino degli Inglesi o di Ciuccio, abbandonare la strada maestra e dirigersi – prima del fabbricato – a sinistra verso l’Arnata per attraversarlo sopra un piccolo ponte pedonale e proseguire per la strada imbrecciata per circa 3 km fino al molino di Pesciano o Olivieri (consente di evitare il passaggio a guado del Fosso di Civitella che soprattutto nei mesi invernali porta molta acqua).

2) al molino Olivieri si può costeggiare per circa 500 metri la riva sinistra del fiume fino al ponte della Falce (senza attraversarlo) e prendere la ripida salita a sinistra che sale fino alla mestaiola di Sismano oppure ci si può dirigere alla mestaiola di Sismano partendo direttamente dal molino Olivieri per una strada alternativa più comoda della precedente, carrozzabile in terra battuta, ma un po’ più lunga.

Dalla mestaiola di Sismano (35), dedicata a santa Eurosia,  comunque procedere per la strada che si dirige verso Castel dell’Aquila, attraverso i toponimi di Osteriaccia (36), Poggio della Mandorla (37), Santomanno (38), tenendo sempre sulla destra la sagoma inconfondibile del castello di Forte Cesare (39). Giunti alla zona artigianale ci si immette sulla strada asfaltata che porta all’abitato di Castel dell’Aquila (40) sovrastato dalla chiesa di San Giacomo.

A Castel dell’Aquila è possibile effettuare una semitappa per chi non riesce a fare l’intero tratto di 31,5 km tra Todi e Amelia., richiedendo alloggio preso il centro parrocchiale, rivolgendosi agli incaricati o direttamente al parroco che però risiede ad Avigliano Umbro (quindi telefonare in precedenza all’arrivo)

Da Castel dell’Aquila a Todi (km 19)

Si riprende il cammino al bivio per l’ingresso all’abitato, nei pressi della farmacia, dirigendosi verso nord per la vecchia sede stradale di via valle Molina. Dopo circa 400 m., si prende a sn sulla strada asfaltata di lato agli impianti sportivi fino a giungere poco dopo ad una piccola area artigianale. Si prosegue sulla strada imbrecciata che tiene a sinistra il più grande opificio della zona, verso la località Santomanno (38). Giungi al primo agglomerato rurale si prosegue a destra, lasciandosi alle spalle il castello di Forte Cesare (39)che sovrasta la zona, si prosegue sempre per la stessa strada in salita, fino ad incontrare un’altra strada sterrata  ma ben disegnata (loc. Poggio della Mandorla – 37) e dirigendosi verso destra (loc. Osteriaccia – 36 e la Mestaiola – 35). La Mestaiola in effetti è la “mestaiola” di Sismano, in dialetto locale “piccola maestà” o edicola sacra, dedicata a santa Eurosia, posta nella zona di scollinamento. Dalla mestaiola di Sismano, si prende la strada sterrata in discesa (di fronte alla direzione di quella di arrivo, verso nord, è la più scoscesa e nascosta) per scendere a fondovalle dove scorre il fiume Arnata, costeggiando sempre la recinzione dell’Azienda Faunistica Anguillara; la strada si fa sempre più scoscesa fino a giungere all’antico ponte detto della Falce (34) recentemente restaurato. Attraversato il ponte, si prosegue sempre costeggiando la recinzione dell’Anguillara, fino all’attraversamento a guado di un piccolo torrente (fosso di Civitella, affluente dell’Arnata). Si prosegue per circa 100 m nel bosco poi su una stradina sterrata e dopo circa 200 m. si passa accanto ad un molino restaurato di recente, detto di Ciuccio o degli Inglesi (33). Si prosegue per la stessa strada tenendo l’Arnata sulla destra fino ad arrivare ad un bellissimo ponte a schiena d’asino (ponte di Pesciano –32), ora interdetto al traffico veicolare. Attraversato il ponte la strada è abbastanza semplice, perché si prende verso sinistra e non la si abbandona più fino all’ Ospedaletto di Vasciano (31), ora inglobato in un agriturismo di recente costruzione. Si prosegue sulla stessa strada per circa 5/600 m attraversando un campo seminativo ed un piccolo bosco. A metà del boschetto, si può prendere un viottolo in discesa verso sinistra che attraverso un noceto conduce sulla strada che va verso Todi. Se dovesse sfuggire il viottolo in discesa, si raggiunge la stessa strada un po’ più a monte nei pressi di un inconfondibile depuratore. Dal depuratore si scende a sinistra fino alla strada asfaltata, proveniente dalla frazione di Fiore, che verso destra porta a Todi. Lungo questa strada si incontra prima l’edicola di Santa Maria delle Grazie (30), poi un’altra edicola mariana a Ponte Naia (29); quindi prendendo la forte salita a sinistra si arriva a Todi entrando per la porta Amerina (28).

Ospitalità pellegrina

Per singoli e gruppi:  centro pastorale parrocchiale – Parrocchia di san Giacomo tel. parroco Don Piero 0744.933623 cell. 3396531518 o incaricati Giovanni Giacinti 0744.935121 e Cristina Isidori  0744.935045

Per gruppi numerosi: palestra (chiedere all’incaricato sul posto, ma è consigliabile rivolgersi preventivamente al Comune di Montecastrilli) tel. 0744.94791

Ospitalità specializzata

B&B  “La terza quercia” Vocabolo Vaccano 75/C- Castel dell’Aquila (TR) tel.0744935444 -cell.3337225870

mail. ornella.amadoro@libero.it Il sito del b&b è:www.laterzaquercia.it. – prezzi speciali ai pellegrini con credenziale

Appartamento “Maccaglia” con portico, ideale per 4 persone (+3), posto a circa 1 km dal centro del paese in aperta campagna verso nord

tel. 3382989234 d.maccaglia@libero.it –  https://m.casevacanza.it/umbria/montecastrilli/la-vera-umbria-da-scoprire-1455561

Agriturismo miniappartamenti, b&b ”Poggio degli ulivi” loc. Poggetta  tel. 0039 3471720150

“Volo resort” loc. Poggetta 41  tel. 0744 934011  – www.voloresort.it   

Per mangiare

nel centro di Castel dell’Aquila si trovano due supermercati ed un bar e in loc. Valle Molina, all’inizio della strada provinciale per Avigliano Umbro (300 mt dal centro storico) forno, pasticceria, pizzeria, tavola calda Buscella (chiuso Domenica mattina e lunedi) 0744935390.
TERRITORIO La maggior parte del cammino si svolge nella magnifica campagna umbra e attraverso un tratto di bosco con il passaggio a guado di un torrente affluente del fiume Arnata, ma anche superando alcuni ponti e ponticelli di epoca alto medievale e romana.

DA VEDERE Il paesaggio, con numerosi castelli e torri a difesa del “Corridoio Bizantino”, alcuni ormai diventati veri e propri borghi, sulle colline circostanti.

LUOGHI DELLO SPIRITO
I ruderi dell’ospedale delle Quattro Cappelle e la chiesa parrocchiale di Castel dell’Aquila con la reliquia di san Giacomo.

Ospedale del Mercato delle Quattro Cappelle
Scendendo verso Castel dell’Aquila, nei pressi di Forte Cesare e del castello di Paragnano, con una piccola deviazione si possono visitare i pochi ruderi rimasti dell’Ospitale delle Quattro Cappelle che si trovava nei pressi di una zona adibita a mercato; infatti “Nel 1112 Rapizzo, Conte delle Terre Arnolfe, donò, all’Abate Berardo dell’abbazia di San­ta Maria in Farfa, l’ospedale presso il Mercato delle Quattro Cappelle con tutte le pertinenze “… et hospitale juxta mercatum in IV capellis cum omnibus pertinentiis …”. La chiesa era intitolata a san Leonardo.
Nel 1208, 1° di Giugno, ai tempi di Innocenzo III, la delegazione di Todi e quella di Amelia si incontrarono presso l’Ospedale – Mercato delle Quattro Cappelle, allo scopo di prescrivere ad Amelia il pegno di vassallaggio (un cero di quindici libre) che gli amerini dovevano offrire, ogni anno, alla città di Todi in occasione della festa di san Fortunato.
Una autorevole testimonianza (Wadding) riferisce che san Francesco soggiornò in questa località. “San Francesco di Assisi mentre orava nella cella vicina all’orto della Madonna degli Angeli, nel mese di Giugno del 1223, gli apparve, circa la mezzanotte, come nemico il tentatore infernale, e gli disse perché vuoi Francesco morire prima del tempo? A che tanto vegliare? altre volte ti ho detto nella chiesa che si chiama le Quattro Cappelle, nel contado di Todi, che essendo tu giovinetto puoi esercitare altra penitenza per castigare i tuoi peccati”
Dell’Ospedale delle Quattro Cappelle si ha memoria negli archivi fino al sec. XVII, poi i beni e le suppellettili della chiesa vennero inglobati nella parrocchia di Avigliano Umbro.
Attualmente di questo complesso rimangono brandelli di muri esterni della chiesa che mostrano una costruzione in stile romanico molto curata.” (prof. Giuseppe Maccaglia dell’archivio storico della diocesi di Todi ).
Questa testimonianza è molto importante perché ci conferma come san Francesco per i suoi spostamenti nell’Umbria del sud e verso Roma scegliesse di passare per la via Amerina come riferitoci indirettamente da fra Luca Wadding, grande studioso francescano del sec. XVII, nel suo racconto delle tentazioni del Serafico.

La chiesa parrocchiale di Castel dell’Aquila dedicata a san Giacomo
Il Centro fortificato di Castel dell’Aquila, sorge per volontà del Comune di Todi intorno al 1294 come avamposto e luogo strategico di confine verso Amelia. Al suo interno fu edificata una chiesa dedicata a san Giacomo apostolo e all’esterno, nelle vicinanze della porta del castello, un’ altra dedicata a santa Maria. Giacomo divenne il patrono del castello. Da sempre nella chiesa, come descrivono gli antichi inventari, si conservava la reliquia del Santo custodita in un apposito reliquiario ligneo che viene esposta ancora oggi il giorno della festa (25 luglio) e in altre occasioni particolari legate al passaggio dei pellegrini.
Altra testimonianza della devozione al Santo è la tela dell’altare maggiore, attribuita al Sensini, dove san Giacomo è raffigurato con la conchiglia e gli abiti da pellegrino. Ad indicare la continua devozione della comunità castellana al suo patrono, anche la nuova vetrata posta vicino l’altare rifatta nel 1946 in seguito alla distruzione della precedente per lo scoppio delle munizioni affastellate lungo la via fatte esplodere nel 1945 dall’esercito tedesco in ritirata, porta di nuovo la sua effige da pellegrino.
In questi ultimi anni poi, la comunità parrocchiale ha ridato nuovo impulso alla festa del Santo e ha voluto anche realizzare una statua per favorirne la devozione e riprendere l’accoglienza dei pellegrini in transito lungo la via Amerina.

 

Da Castel dell’Aquila ad Amelia (Km 12,5)

 Fondo misto

Tempo di percorrenza 3 ore

Difficoltà facile

Da Castel dell’Aquila ad Amelia poco meno di 13 km, un percorso abbastanza facile, quasi tutto in piano o discesa, ad eccezione di un leggera ascesa tra il ponte di Santa Maria in Canale e le rovine del Castello del Lagoscello e circa 1,2 km di salita dal ponte di San Leonardo al convento dei Cappuccini (già antico ospedale di San Giacomo).

Uscendo da Castel dell’Aquila (40) ci si immette sulla provinciale che va verso Amelia, dopo Km 1,6 in corrispondenza di una edicola sacra (41), prendere la stradina in terra battuta a dx che va a costeggiare il torrente fino al ponte di Collicello (42) dove si riprende la provinciale verso Amelia e si lascia di nuovo dopo circa 200 metri in loc. Santa Maria in Canale (43) per una stradina sterrata sulla dx; si prosegue fino in cima per loc. Lagoscello (44) e discende verso sn per riprendere la stessa provinciale nei pressi della frazione di Sambucetole (45); all’ingresso del paese si prende per l’indicazione dei Cappuccini (46), convento costruito ampliando l’antico ospedale di San Giacomo; dal piazzale antistante già si vede il profilo di Amelia che dista circa 5 km. Si prosegue per la stessa strada fino a giungere al parco fluviale del Rio Grande (47), attraversato un nuovo ponte di legno, si sale sino ad Amelia che è di fronte (48).

Da Amelia a Castel dell’Aquila (km 12,5)

Partendo da Porta Romana (48) si costeggiano le mura in direzione fontana di Nocicchia e parco fluviale del Rio Grande (47). Quindi si sale fino ai Cappuccini (46) e si prosegue per Sambucetole (45), poi verso le rovine del castello del Lagoscello (44). Si prosegue verso l’antico convento di Santa Maria in Canale (43), nei pressi del quale si scorgono le rovine dell’omonimo ponte. Si attraversa il moderno ponte di Collicello (42) e ci si immette in uno sterrato che fiancheggia la riva sinistra del Rio Grande fino ad un’edicola sacra (41) posta sull’incrocio con la provinciale nelle vicinanze di Castel dell’Aquila (40) che già si profila davanti. 

Ospitalità pellegrina

per pellegrini singoli e piccoli/medi  gruppi: Fondazione per il Cammino della Luce – Antico Ospitale di Santa Maria de’ Laici tel. 3394674993 (Giancarlo) 3395827867 (Siro) 3381984522 (Sandro) ww.camminodellaluce.it

parrocchia di San Francesco parroco 0744 982076

parrocchia di San Massimiliano Kolbe  0744 982120 oppure  0744 970010 telefono del vicino Convento Francescano della SS. Annunziata. Il Convento dispone di camere a prezzi contenuti e può ospitare anche dei gruppi, si  trova a circa 4 Km da Amelia, lungo la via Amerina verso Roma.

Per gruppi numerosi contattare il Comune per impianti sportivi tel. centr. 0744 9761 o Associazione Sportiva Amerina tel. 0744 982656. 

Ospitalità specializzata 

Ostello Giustiniani piazza  Mazzini, 9 – 05022 AMELIA tel. e fax 0744.981718 cell.   393/3763970 – 345/8360069 – 335/5644309 info@ostellogiustiniani.com – solo alloggio, mezza o completa pensione- soggiorno in camere adibite a singole, doppie, triple e quadruple – ottimo rapporto qualità prezzo – condizioni particolari per giovani e gruppi anche abbastanza numerosi (minimo 20/30 persone con credenziale)

Hotel  Anita via Roma, 31 – 05022 AMELIA  tel.  0744.982146 fax  0744.983079

Bed and Breakfast La Villa via Roma, 38 – 05022 Amelia cell.3492925821 tel.0744.983222 fiorellafiorini@libero.it (distante 5 minuti a piedi dalla centrale porta Romana)

B&B Le Cisterne piazza Matteotti,5 – 05022 Amelia Telefax 0744 982249 | Cell. 346 0833723

Esistono anche altre possibilità stagionali di alloggio tipo agriturismi e B&B: per informazioni contattare lo IAT AMELIA tel. 0744.981453 fax 0744.981566 email info@iat.amelia.tr

per mangiare 

sono presenti bar, pizzerie, rosticcerie e tavole calde. Alimentari e super mercati.

Inoltre segnaliamo:

l’ Enoteca “Puntodivino in via della Repubblica 25 con menu turistici

La Locanda del Conte Nitto in via Angeletti, nel cuore di un antico palazzo con sala da pranzo tra lacerti di mura di epoca romana in opus reticolatum ed il basolato della prosecuzione della via Amerina all’interno della città, cucina tipica e pesce di mare.

TERRITORIO Intero percorso nella splendida campagna umbra del territorio amerino.

DA VEDERE Anche in questo tratto il paesaggio circostante presenta diversi castelli e torri a difesa del “Corridoio Bizantino”.

Amelia una delle città più antiche d’Italia, gli storici antichi fanno risalire le sue origini al 1134 a.C., merita una visita accurata, per chi ha tempo anche la sosta di un giorno, per i suoi numerosi palazzi storici, museo e siti archeologici ad iniziare dalle mura poligonali preromane, le chiese e la Cattedrale che conserva tra le altre cose una copia della “croce di Alessandro Geraldini” donata alla città da papa Giovanni Paolo II (le altre due copie una in Santo Domingo ed una nella basilica Vaticana a Roma di fronte alla statua bronzea di San Pietro in trono) in occasione del V centenario della evangelizzazione delle Americhe. Alessandro Geraldini, di nobile famiglia amerina, intervenne presso la corte di Castiglia per sostenere l’impresa di Cristoforo Colombo e divenne il primo Vescovo residenziale del Nuovo Mondo nel 1520. Egli fece iniziare i lavori di costruzione della cattedrale di S. Maria la Menor nella città di Santo Domingo dove giacciono le sue spoglie mortali. La croce è una copia in scala di quella piantata nell’isola dominicana dal Vescovo amerino agli inizi della sua opera di evangelizzazione.
Ad Amelia ha soggiornato per un breve periodo il francescano S. Massimiliano Kolbe al quale è dedicata una chiesa parrocchiale nella parte nuova della città.
Da non perdere una visita all’antico ospitale di Santa Maria de Laici, sede anche della Fondazione per il Cammino della Luce.
Lo Statuto della Fraternita di Santa Maria de Laici venne esposto come esempio nella notissima mostra Romei e Giubilei di Palazzo Venezia a Roma in occasione del Grande Giubileo del 2000.

Hospitali amerini sulla strada del pellegrinaggio romeo
(dalla omonima pubblicazione del Centro Studi Via Amerina e Corridoio Bizantino a cura di Emilio Lucci – settembre 2006)
Alla fine del XIII secolo esisteva già nei dintorni di Amelia almeno un ospizio per viandanti, quello di San Giacomo, e ben presto –forse proprio in concomitanza del Giubileo- ne nacquero sicuramente altri due; segno evidente di come l’antica vai Amerina fosse ancora uno dei percorsi privilegiati da quanti si recavano a Roma o verso Compostela per venerare le reliquie degli Apostoli.
Il più antico era quello di San Giacomo de redere che sorgeva dove ora c’è il Convento dei cappuccini, tre km circa nord della città. Il termine redere potrebbe essere tradotto con strada carrabile.
Il primo documento pervenutoci che lo riguarda è del 29 marzo 1156 quando venti cittadini di Amelia donarono i loro terreni, posti alle falde del monte Piglio, a Pietro Bono e ai suoi soci, tra cui compare anche un prete Pietro di Franco, i quali già gestivano il luogo “perché vi aprissero un ospitale che desse alloggia ai pellegrini poveri”. Negli anni seguenti le donazioni si susseguirono, interessando altri terreni della zona (in una del 1170 si parla anche di stratam maiorem, nome che chiaramente sta ad indicare l’adiacente via Amerina).
In un altro documento del 1189 è citato tra gli inservienti dell’ospizio un monaco della basilica di San paolo fuori le mura e nel 1218 l’hospitale sancti Iacobbi de Reddere compare in un elenco di beni che papa Onorio III conferma quali proprietà del monastero benedettino della Basilica romana, il quale però non li curava direttamente ma dandoli in affitto a qualche cittadino di Amelia. I proventi erano però destinati alla gestione dell’ospedale, affidata sempre ad un sacerdote che spesso compare con il titolo di Priore (1275) e che era coadiuvato d alcuni inservienti.
Nel 1342 però troviamo che a controllare in prima persona i beni di San Giacomo erano le monache di San Magno, monastero benedettino femminile tuttora esistente in Amelia, allora posto sotto la giurisdizione dell’abate di San Paolo. Nel corso degli anni seguenti le monache dovettero far fronte a numerosi tentativi di usurpazione da parte dei nobili locali, a volte sostenuti anche dal vescovo, finché una sentenza del 1359 assegnò loro definitivamente la proprietà della chiesa, dell’ospizio e delle terre circostanti. Col passare dei secoli l’ospitale di San Giacomo andò in disuso finché nel 1550 fu acquistato dai padri Cappuccini che lo trasformarono nel complesso conventuale in cui tuttora risiedono.
Le monache di san Magno continuarono l’accoglienza dei pellegrini verosimilmente all’interno della città in locali attigui al loro monastero di San Magno nei pressi di porta Posterola ove poi si insediò la Confraternita di San Girolamo nella cui chiesa dedicata alla Madonna è tuttora conservato un affresco della Vergine Maria posta tra san Giacomo e sant’Antonio abate. Questo affresco che si fa risalire a cavallo tra i sec. XV e XVI, particolare in quanto san Giacomo appare giovane e senza barba (un aspetto eccezionale rispetto all’iconografia tradizionale che in genere lo ritrae di età matura e con la barba lunga) si dice che prima della costruzione della chiesa si trovasse sull’architrave della porta di ingresso del luogo di accoglienza dei pellegrini romei e compostellani.
Si ha poi notizia certa di altri due ospizi operativi nel sec. XIV, ubicati nelle vicinanze di Amelia. Uno preso la chiesa di S. Secondo, appena fuori la porta Romana, e l’altro posto poco fuori la porta Gilionis (l’attuale porta Leone), nato proprio in occasione del Giubileo del 1300.
In un altro documento del 1355 si ha notizia di un lascito di terreni e di una torre nella località attualmente chiamata Castellaccio – tra Monte Nero e Totano –attraversata dalla via Amerina già proprietà di un dominus Carolus in cui è facile riconoscere Carlo Terribilis, personaggio eminente dell’Amelia del trecento che fu anche podestà di Firenze. Il lascito era destinato alla Fraternita di Santa Maria de Laici con la clausola che all’interno della torre venisse costruita una cappella con l’immagine della Vergine e che i locali fossero stati dotati di tre o quattro letti per i pellegrini poveri che transitavano sulla via Amerina.
Certamente la struttura ospitaliera preminente in Amelia fu quella legata alla Fraternita di Santa Maria de Laici sorta all’interno della città lungo il Borgo a breve distanza dalla porta principale (dove faceva il suo ingresso la Via Amerina) con origini precedenti all’anno 1300 e funzionante in tale sede fino al 1772 quando il vescovo Struzzieri, in accordo con le autorità comunali, trasferì l’ospizio ormai adibito alle più moderne mansioni sanitarie in quella che fino ad allora era stata la sede del monastero di Santo Stefano, ove tuttora l’ospedale cittadino risiede.
Di seguito si riportano le prime righe (liberamente tradotte) dello Statuto del 1355, pervenuto integro, che descrivono con chiarezza le originarie motivazioni dell’istituzione.
“Nel nome di Dio Onnipotente e della gloriosissima Vergine Maria sua Madre e dei santi Martiri e Vergini (sic) Giovanni e Caterina. Amen.
A lode di Dio Onnipotente e della gloriosissima Vergine Maria sua Madre e dei santi Martiri (amerini) Fermina ed Olimpiade nonché dei Santi Vergini e martiri Giovanni (Battista) e Caterina (d’Alessandria), dei Santi tutti e delle Sante di Dio. Alcuni laici (uomini del popolo, dal greco laos= popolo ovvero non appartenenti ad ordini religiosi) di Amelia ispirati da Dio misero a disposizione alcune loro case con dei letti come rifugio per i poveri ed i pellegrini affinché questi fossero bene accolti e ospitati gratuitamente in Amelia, riconoscendosi insieme con quelle case e l’ordinamento che si erano dati nella Fraternita di Santa Maria”
Agli inizi del 1500, grazie ad un’altra donazione del facoltoso commerciante amerino Pietro Racani, si affiancò all’Ospitale di Santa Maria de Laici (in locali attigui) quello di San Leonardo poi chiamato di S. Antonio perché preso in gestione dai Canonici Antoniani di Vienne che si dedicavano all’accoglienza e alla cura dei pellegrini colpiti da malattie infettive e dall’ergotismo (ignis terribilis) causato dalla contaminazione di cibi confezionati con segale infettata dal fungo claviceps, comunemente detta segale cornuta, che poteva anche essere letale ma che sicuramente lasciava almeno profonde menomazioni alle estremità degli arti colpite da necrosi e mummificazioni e del meno terribile herpes zoster noto come fuoco di sant’Antonio.

LUOGHI DELLO SPIRITO
Convento dei Cappuccini, già antico ospitale per pellegrini di san Giacomo operativo sin dal sec. XII.
Convento della SS. Annunziata dei frati minori francescani.
Monastero di San Magno delle monache benedettine di clausura, dove è possibile fare esercizi spirituali, incontri di preghiera, ricerca vocazionale o semplici visite e colloqui orientativi.
Il monte del Salvatore con la via Crucis voluta dal vescovo Crispino nel 1702, alla quale viene riconosciuta l’indulgenza plenaria per chi la compie, come se si visitassero i luoghi santi di Gerusalemme.

Da Amelia a Orte (km 16 crinale – km 18 fondovalle)

Fondo misto in massima parte sterrato

Tempo di percorrenza 5 ore

Difficoltà facile 

Tra Amelia (Umbria) ed Orte (Lazio) si possono percorrere diverse strade: la prima è la strada asfaltata provinciale Ortana/Amerina che congiunge i due centri in circa 15 km.

Poi ci sono altri percorsi che hanno in comune la prima parte fino ad arrivare in prossimità del confine tra le province di Terni e Viterbo (Umbria e Lazio), dove si può optare per una strada di fondovalle, lungo il Rio Grande, o di crinale. Le due strade si ricongiungono circa 2 km prima di giungere ad Orte.

Noi ovviamente sconsigliamo il percorso della strada provinciale ed optiamo per gli altri due: quello di crinale è più breve (circa 16 km), quello di fondovalle è un po’ più lungo (circa 18 km) ma assai più interessante sia dal punto di vista naturalistico (si attraversa il Rio Grande a guado nei pressi di una zona di solfatare con emissioni gassose e sorgive) sia dal punto di vista archeologico perché consente di passare accanto ad un tratto del fondo stradale della antica via Amerina con i resti di un monumento funebre di epoca romana e di visitare gli scavi dell’ antico porto fluviale di Ameria sul Tevere in loc. Seripola corrispondente secondo alcune fonti al Castellum Amerinum della Tabula Peutingeriana.

Partendo da porta Romana (48) si prende la via primo Maggio verso Giove e si percorre questa strada per circa 3 km fino alla grotta di Lourdes in loc. Montenero (49). Qui si prende la strada di San Silvestro e la si percorre tutta sul crinale per circa 1 km e 400 m. L’ultimo tratto fiancheggia un grande vigneto (50), nel quale poi si entra per costeggiare il tracciato della antica via che si può intuire tra i rovi, sulla dx. Alla fine del vigneto si prosegue sull’antico tracciato tra alberi di alto fusto. Giunti nei pressi di una villa di recente costruzione arroccata sul poggio, il cammino si divarica come ben segnalato da apposita segnaletica (51).

itinerario di crinale: si prende a sn, 100 m. fino alla provinciale Amelia Orte (52)  che si imbocca verso dx e la si percorre per circa 2, 5 km passando di fronte agli agriturismi Campo Antico e la Vecchia Fattoria ed un altro casolare con una grande torre palombara per giungere ad una curva dove si prende la strada in terra battuta in accentuata salita (53); si prosegue poi lungo il crinale, avendo come punto di riferimento il casolare posto più in alto (loc. Cimacolle – 54). Si prosegue di lato al fondo chiuso proprietà Ciucci per circa un km fino alla confluenza della strada sterrata sulla strada provinciale asfaltata che proviene da Penna in Teverina (55). Di fronte si vedrà l’indicazione degli scavi dell’antico porto fluviale di Seripola (61); chi lo volesse visitare, deve scendere per circa 500 metri, oltre l’agriturismo “la Chiocciola” fino al Tevere  e poi tornare indietro all’incrocio lasciato in precedenza(55). Da qui si prosegue verso Orte, sulla strada provinciale verso sn per 700 m. e poi svoltando a dx per uno sterrato che discende verso il fiume e l’autostrada.

 

itinerario di fondovalle: dal punto di divaricazione del cammino (51) prendere a destra la discesa che conduce all’agriturismo Rio Grande /Ayala (56), proseguire oltre per la stradina tra i campi fino ad incontrare alcune querce secolari. Voltare verso sinistra lungo l’antico tracciato della Via Amerina (57) e le rovine di un mausoleo funebre di epoca romana che emerge tra la vegetazione; si attraversa il Rio Grande a guado poi si svolta immediatamente a destra e si percorre lo sterrato lungo la vigna fino a raggiungere la località solfatare (58) ove sono presenti alcune pozze e sorgenti di origine vulcanica caratterizzate da emissioni gassose a forte componente solfurea. Si prosegue lungo la riva destra del rio Grande e si può fare una sosta nell’angolo del pellegrino (59) allestito dalla Parrocchia di Santa Maria della Neve di Penna in Teverina nei pressi delle rovine di un antico mulino ad acqua. Da qui, volendo, ci si può dirigere a Penna in Teverina, che dista circa 3 km, dove è possibile sostare nella casa di accoglienza parrocchiale posta in una bellissima posizione che domina la valle del Tevere e proseguire il cammino il giorno seguente riprendendo l’itinerario da questo stesso punto.

Superato l’angolo del pellegrino, proseguendo per lo sterrato si raggiunge la provinciale Penna-Orte e dopo 300 metri in discesa al ponte sul Rio Grande (60) senza attraversarlo ci si dirige oltre lungo la riva destra e, seguendo le indicazioni, si attraversa a guado il torrente dopo circa 500 metri, di fronte ad un allevamento di bufale. Si prosegue lungo la sponda sinistra verso la confluenza con il Tevere, poco oltre la quale si potranno visitare gli scavi dell’antico porto fluviale di Ameria (loc. Seripola)(61). Quindi si sale fino a raggiungere l’agriturismo la Chiocciola ed oltre, di nuovo la provinciale Penna – Orte nel punto di incontro con l’altro itinerario di crinale (55). Quindi si prosegue sulla stessa verso destra. Dopo circa 700 metri si svolta di nuovo a destra per la strada sterrata che scende in direzione del Tevere e dell’autostrada.

NB- proprio in questi giorni che andiamo in stampa il Consorzio di Bonifica Tevere-Nera è intervenuto nell’alveo del Rio Grande all’altezza dell’allevamento di bufale ed il guado risulta assai impegnativo, per cui si consiglia: giunti al ponte sul Rio Grande (60), superare il ponte sulla provinciale e dirigersi nel campo lungo la riva sinistra del torrente fino agli scavi archeologici del porto fluviale, come da segnaletica tempestivamente modificata. Una volta superata la fase emergenziale verrà ripristinata la segnaletica originale e quindi questa nota dovrà intendersi superata.

per entrambi gli itinerari: dalla strada provinciale Penna Orte,  scendendo verso il Tevere, al primo incrocio con una stradina interpoderale asfaltata, si prosegue a sn per 1,1 km fino a giungere in prossimità della chiesa di San Lorenzo (62) con memoria del passaggio di san Francesco (non più aperta al culto e attualmente proprietà privata, ma in genere il proprietario su richiesta la lascia visitare). Si prosegue poi per un sottopassaggio oltre il quale si incontra un fontanile con copiosa acqua acetosa (63). Dopo il fontanile, a 100 m. ci si immette sulla provinciale dirigendosi verso dx; attraversato Tevere e Autostrada si prende la stradina posta sulla curva in forte ascesa per entrare ad Orte dalla porta di San Cesareo (64).

Da Orte ad Amelia (km 16 crinale – 18 fondovalle)

Scendere dalla porta di San Cesareo (64) fino al ponte sul Tevere che si attraversa per prendere subito a sinistra la strada dell’acqua acetosa (63), sottopasso autostrada – chiesa di San Lorenzo (62), si prosegue verso sinistra per circa 700 metri fino ad uno sterrato a destra che porta alla parallela strada per Penna in Teverina  per proseguire verso destra fino al bivio per l’antico porto fluviale di Seripola (in alternativa, da Orte loc. San Lorenzo si può fare interamente questa strada fino all’ incrocio per i resti dell’antico porto fluviale in loc. Seripola) (55).

Giunti a questo punto si può fare la strada di crinale che si prende a destra, tra i vigneti, e sale fino a Cimacolle (54) e prosegue sino ad immettersi sulla provinciale Amelia Orte (53) nei pressi del confine tra le province di Viterbo e Terni (Lazio e Umbria) e da li (52) si prosegue o per la strada asfaltata fino ad Amelia o percorrendo l’antico tracciato della via che si trova tra due proprietà, (51)fino al grande vigneto di Pizzogallo (50), al termine del quale ci si immette, nei pressi di casale San Giuseppe, sulla sterrata strada di San Silvestro che finisce in loc. Montenero (49) sulla provinciale Amelia Giove che porta ad Amelia (48).

Alternativa alla strada di crinale è la strada di fondovalle lungo il Rio Grande, di interesse storico ed ambientale.

Dal bivio per Seripola (55), si raggiungono gli scavi del sito archeologico sul Tevere (61) passando per l’agriturismo la Chiocciola. Si prosegue poi sotto la loc. Castiglioni lungo il Tevere ed il Rio Grande fino a ritornare sulla Provinciale Orte/Penna nei pressi del ponte sul Rio Grande (60). Dal ponte sul Rio Grande si sale verso Penna, dopo circa 300 m. si entra in un sterrato verso destra che si dirige verso il Rio Grande, angolo del pellegrino (59) e la zona delle solfatare (58); si prosegue sulla riva destra del torrente fino al raggiungimento di un guado (segnalato da apposito cartello) attraversato il quale si costeggia per un tratto di circa 100 metri l’evidente antico tracciato della via Amerina ed i resti di un mausoleo di epoca romana (57), oltre il quale, sotto le grandi querce, si va verso destra in direzione dell’ agriturismo Rio Grande – Ayala (56) continuando poi a salire fino a raggiungere il punto di incontro con l’altro itinerario di crinale (51). A lato del cancello dell’azienda agricola Totano e lasciando sulla destra due villette di recente costruzione, di cui una sopra un poggio elevato circondata da una muraglia di grandi massi, si cammina lungo l’ antico tracciato posto al confine tra le proprietà ben evidenziato da alberi di alto fusto, fino a raggiungere il vigneto di Pizzogallo (50). E si prosegue verso Montenero (49) ed Amelia (48).

Ospitalità pellegrina

Penna in teverina – Parrocchia di Santa Maria della Neve “Casa di accoglienza della Madonna della Neve” per pellegrini singoli e gruppi medi tel. 0744.993292-0744.993183 cell. Parroco don Antonino De Santis 3404169374

Orte – Parrocchia S. Maria Assunta per pellegrini singoli e gruppi medi tel. Lorenzo Duranti 3466115134

Per gruppi numerosi Comune di Orte (impianti sportivi e scuole) Tel. 0761.4041 / fax. 0761.493303 – E-mail. info@comune.orte.vt.it 

Ospitalità specializzata 

Penna in teverina -Azienda agricola ed agriturismo “L’albero degli struzzi” di Lieggio Patrizia, via Ortana 58 tel- 33345959565-3473129450-3293986530 email: patrizialieggio@alice.it (zona Rio Grande-solfatare)

Agriturismo ”I segreti del borgo” via Penna Molino 27- info:0744993120 -3476147434 www.isegretidelborgo.it; email: info@isegretidelborgo.it

Orte – B&B La Torretta mini appartamenti con possibilità di utilizzo della cucina in comune. La colazione viene servita nel salone in comune. Tel. 0761.402275 (prezzo scontato con credenziale del pellegrino) – B&B HORTA di Pellegrini Anna Maria (aperto dal 01.03 al 31.12) prezzo scontato con credenziale del pellegrino cell. 348 3367862  kappett@tin.it.

Per mangiare: diversi bar, generi alimentari e supermercati

Ristorante consigliato: ad Orte trattoria “da Saviglia” menu turistico piatti tipici- centro storico tel. 0761.402249- via Cavour 12 (dietro la cattedrale) menu del pellegrino (con credenziale) euro 10.

TERRITORIO Il percorso si snoda per metà nella splendida campagna umbra dell’Amerino, fino al fiume Tevere e attraverso l’attigua campagna dell’agro ortano, dalle stesse caratteristiche. A circa metà percorso si lascia la regione Umbria e si entra nel Lazio. Sulla sinistra si vedono le dorsali preappenniniche e appenniniche, sulla destra i monti Cimini e della Tuscia Viterbese; di fronte verso sud si staglia imponente il profilo del Monte Soratte o di Sant’Oreste che emerge solitario dalla campagna collinare che declina verso la pianura romana e del fiume Tevere.

DA VEDERE Dal punto di vista naturalistico, la valle ed il torrente del Rio Grande con le sorgenti di acqua solforosa e oligominerale in loc. Solfatare. Se ci si ferma a Penna in Teverina, dove c’è un bel luogo di accoglienza parrocchiale detto “la Cura”, merita una visita di almeno mezzora il “Presepio de la Penna” un artistico presepe permanente con 140 statuine in movimento ed altri meccanismi e giochi di luci, realizzato da alcuni artigiani locali e sottofondo musicale del noto musicista e cantante Riccardo Cocciante.
In loc. Seripola i resti di un antico porto fluviale sul Tevere che gli archeologi identificano nel “Castellum Amerinum” della Tabula Peutingeriana, una delle più importanti mansio della via Amerina in epoca Romana. Si possono vedere, oltre alle terme con gli impianti per il loro riscaldamento a vapore, i numerosi magazzini a piano terra dove venivano stoccate le merci in arrivo ed in partenza sul fiume Tevere e sulla via Amerina, dirette soprattutto a Roma o provenienti da Roma per essere distribuite nelle città della regione Umbria. Il sito archeologico è stato scavato solo parzialmente, ma fornisce al visitatore un’idea precisa di come era organizzato un porto fluviale in epoca romana.
Ad Orte da non perdere il museo delle Confraternite ed il museo diocesano, dove tra le altre opere è conservato un dipinto di san Francesco realizzato da un suo contemporaneo e quindi l’immagine si ritiene molto vicina all’aspetto reale del Poverello di Assisi.

Anno 1209 Passaggio e sosta di san Francesco ad Orte

Frate Tommaso da Celano racconta nella Vita Prima l’esultanza di Francesco e dei suoi primi undici compagni per aver ottenuto da Innocenzo III, non senza fatica, l’approvazione della Regola. A soli tre anni dalla plateale rinuncia a suo padre di fronte al vescovo, nella piazza di Assisi, e a un anno dall’inizio della predicazione e delle prime adesioni dei compagni, egli ha ricevuto a Roma quell’autorizzazione al suo programma di vita che lo stesso papa giudicava quasi umanamente impossibile da seguire. Solo allora Francesco e i suoi, dopo aver pregato sulla tomba di San Pietro, hanno ripreso senza indugi la via per la Valle Spoletana.
Del viaggio di ritorno – ovviamente a piedi – che necessariamente doveva richiedere vari giorni, il cronista cita una sola sosta: Orte. Una sosta “ anomala” durata quindici giorni. Correva l’anno del Signore 1209.
Il gruppo si stabilì, scrive Tommaso, in un luogo vicino ad Orte…. dove alcuni di loro si recavano a cercare il vitto necessario e riportavano agli altri quel poco che erano riusciti a racimolare chiedendo l’elemosina di porta in porta, e lo mangiavano insieme lieti e ringraziando il Signore. Se avanzava qualcosa, quando non potevano donarla ai poveri, la riponevano in un sepolcro, che un tempo aveva custodito corpi di morti, per cibarsene successivamente. Quel luogo era deserto e non ci passava quasi nessuno”. Questo è tutto ciò che ci ha trasmesso il primo cronista del serafico, dal quale sono discese tutte le altre biografie.
Ma è ciò che Tommaso non dice ad aver sollecitato molti storici francescani. Tra i dodici era iniziato, già partendo da Roma, un ragionamento su come la loro vita e i loro costumi (….)avrebbero potuto essere di esempio al prossimo (….)se dovevano svolgere la loro vita tra gli uomini o ritirarsi in luoghi solitari.
E’ legittimo ipotizzare di conseguenza, come in effetti è stato fatto, che le due settimane trascorse a Orte siano servite ad affrontare il primo dei nodi cruciali che hanno caratterizzato, non sempre così tranquillamente, la grande Famiglia francescana“. (Abbondio Zuppante L’eremo di San Nicolao de scopulis – in CRONOS anno II n. 3 luglio 2009)
Pochi invece sono gli elementi per individuare il luogo esatto della sosta del Serafico e dei suoi compagni e, tra alcuni insediamenti francescani fondati in Orte e zone circostanti durante la vita del Padre o in epoca immediatamente successiva alla sua morte, quello che più risponde alla descrizione di Tommaso è il luogo dove già nel 1232 era sorta la chiesetta e annesso romitorio di San Nicolao in scopulis, ovvero tra gli scogli, per essere un luogo tipicamente “francescano” sia per la sua amenità che per la presenza nelle vicinanze di anfratti tra i quali potersi ritirare in preghiera, costituiti dalle rocce naturali affioranti a disegnare la sommità del costone che si affaccia sulla valle del Tevere e dalla presenza di diversi ambienti adibiti a sepolture, ovvero le tipiche tombe rupestri etrusche o falische.
San Nicolao inoltre si trova, o meglio si trovava (perché centrata in pieno nel corso del bombardamento aereo degli alleati che il 29 agosto 1943  sbagliando l’obiettivo costituito dalla stazione ferroviaria andarono a colpire quelle rocce tra le quali si erano rifugiati gli ortani facendo numerose vittime), nei pressi della strada che da Orte conduce a Gallese passando per Castel Bagnolo, diverticolo della via Amerina alla quale si ricongiungeva nei pressi di Corchiano o di Falleri.

LUOGHI DELLO SPIRITO
In località antico molino delle Ciancare, nei pressi delle solfatare di Penna in Teverina, lungo il Rio Grande è stato realizzato nel 2014 l’angolo della preghiera del pellegrino su uno spicchio di terreno posto nei pressi della para di un vecchio molino, messo a disposizione dall’Azienda agricola “l’Albero degli Struzzi” di Paola Lieggio. Vale la pena fare una sosta ed elevare una preghiera di ringraziamento al Creatore per la bellezza della natura che ci circonda. Alla base dell’altare è posta una lapide con alcune parole tratte dalla prima lettera di san Pietro apostolo, sui contenuti della quale il pellegrino è invitato a meditare in questo luogo.

 

Da Orte a Gallese (km. 14,5) – (km 20,5 passando per Vasanello)

Fondo misto, in massima parte sterrato
Tempo di percorrenza 4/5 ore
Difficoltà facile 

Dalla piazza del duomo (65) procedere lungo il belvedere (con vista sul Tevere e autostrada del Sole) verso la rocca (ora distrutta). Se il Tevere non porta la piena, si possono vedere dall’alto i resti dell’antico ponte della Via Amerina detto Pontaccio o Ponte di Augusto. Si scende lungo gli archi dell’acquedotto medievale che portava l’acqua alla fontana pubblica della piazza, si attraversa la provinciale Orte-Viterbo e si imbocca una scaletta accanto alla fontana che porta sulla via asfaltata che va verso Vasanello, evitando così di passare per l’incrocio con semaforo.

Si può arrivare a Vasanello (73) percorrendo la provinciale e poi prendere accanto all’ufficio postale la strada secondaria che porta a Castel Bagnolo (che tutti vi sapranno indicare) in circa 4 km; oppure andare a Castel Bagnolo senza passare per Vasanello. Ossia ad Orte, fatte poche centinaia di metri dalla scala posta accanto alla fonte, da cui siamo saliti alla provinciale per Vasanello sulla quale si esce nei pressi di una antica pietra miliare (66) andando verso sinistra si giunge al cavalcavia sul quale passa la superstrada per Viterbo. Oltrepassato il ponte/cavalcavia, alla curva successiva si prende per la strada a sinistra che indica l’azienda agricola Castel Bagnolo (o bagnolese); si segue sempre quell’indicazione fino a giungere appunto a Castel Bagnolo, dove è possibile sostare nella cappella dedicata alla Madonna di Loreto chiedendo eventualmente la chiave ai residenti (67).

Da Castel Bagnolo si prosegue per Gallese per la strada imbrecciata fino ad incontrare il bel monumento a san Famiano opera dello scultore rumeno Camillian Demetrescu, benedetta da Giovanni Paolo II (68). Dopo una sosta doverosa nei pressi della statua del grande Santo pellegrino del sec. XII (il santo pellegrino della via Amerina) che riposa a Gallese, si prosegue prendendo la strada a dx. Giunti alla provinciale, in loc. Valli (69), si gira di nuovo verso dx direzione Gallese che dista solo poco più di un km.

Doverosa a Gallese la visita alla tomba di san Famiano (70); rivolgersi al parroco don Remo o a qualche membro della omonima Confraternita. Quindi dirigersi verso il rifugio di San Famiano realizzato nel palazzo vescovile adiacente la vecchia cattedrale di Santa Maria Assunta (71).

  • N.B.- è possibile percorrere una terza via per Vasanello attraverso l’area archeologica di Palazzolo: ad Orte dalla antica pietra miliare (66) si prende a destra in salita per il quartiere le Grazie che si attraversa e si prosegue per la strada imbrecciata per circa 2 km fino a giungere al cavalcavia sulla superstrada per Viterbo, si gira a destra per ritornare sulla parallela provinciale e si va in salita verso Viterbo. Superato lo svincolo della Superstrada e fatte poche centinaia di metri si volta a sinistra verso l’area archeologica di Palazzolo (72), superando di nuovo la superstrada. Le indicazioni stradali e le frecce rosse vi guideranno fino a Vasanello (73), dove nei pressi dell’ufficio postale potete prendere la strada secondaria per Castel Bagnolo che tutti vi sapranno indicare (distanza tra Orte e Vasanello circa 9 km e tra Vasanello-Castel Bagnolo Km. 4). Oltre alla zona archeologica di Palazzolo (antico abitato falisco rupestre) a Vasanello notevoli la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta (sec. X), San Salvatore (sec. XI), Castello Orsini (sec. XII) e la cappella di San Lanno martire con affreschi di Piermatteo d’Amelia (sec. XV).

Da Gallese/Vasanello a Orte

Dalla basilica di San Famiano (70) prendere verso Gallese Scalo sulla provinciale  per circa 1 km. Fino a giungere a località Valli (69), prendere poi a sinistra in salita per la strada consortile. All’incrocio dove si trova il bel monumento (stele) a san Famiano di Camillian Demetrescu (68) voltare a sinistra, attraversare le barriere del consorzio, la vecchia ferrovia dismessa fino a giungere a Castel Bagnolo (67). Qui potete fare una piccola sosta all’agriturismo di Giancarlo Vitali. Potete anche chiedere di farvi aprire la chiesa dedicata alla Madonna di Loreto.

A Castel Bagnolo si sceglie:

  1. a) verso Orte (diretta) Si prosegue per circa 2,5 km fino a giungere ad un bivio (il terzo a destra) che indica loc. Piagge Alte (controprova la nostra freccia rossa sul palo di fronte che indica la strada verso Roma). Si comincia  a scendere e si prosegue, attraversando un’area attrezzata fino ad immettersi sulla provinciale Vasanello Orte, nei pressi del cavalcavia della superstrada ; si prosegue a destra verso Orte e circa un centinaio di metri dopo il bivio per Le Grazie (66), si può prendere a destra una scorciatoia in discesa che fa risparmiare almeno 200 metri di strada asfaltata ed evitare il semaforo. Scendendo vi ritroverete sull’altra provinciale Orte Viterbo che attraverserete per salire verso il centro storico di Orte passando per il parcheggio accanto al Consorzio agrario. Si sale lungo gli archi dell’acquedotto medievale che portava l’acqua in piazza ed in cima si prosegue lungo il belvedere (con vista sul Tevere e autostrada del Sole). Se il fiume non porta la piena si possono vedere i resti del ponte romano sul quale la via amerina attraversava il fiume. Si giunge subito in piazza santa Maria, la principale di Orte (65).
  2. b) verso Orte passando per Vasanello (da Castel Bagnolo) Si prende per il cosiddetto “ponte Romano” che tutti a Castel Bagnolo vi sapranno indicare (circa 200 metri dalla chiesa verso Ovest) e da li si prosegue percorrendo una stradina imbrecciata per circa 4 km fino a Vasanello (73). Da Vasanello ad Orte si può fare o la provinciale asfaltata (km 8) o la variante che attraversa l’area archeologica di Palazzolo (72) e si congiunge con la provinciale Viterbo Orte poco sopra allo svincolo della Superstrada Orte-Viterbo-Civitavecchia, da dove (subito dopo lo svincolo a destra) si può arrivare ad Orte passando per la strada secondaria che attraversa il quartiere Le Grazie (), parallela comunque alla medesima provinciale Viterbo –Orte.

In definitiva se si sceglie di passare per Vasanello i km. totali Gallese – Orte sono circa 20. Se invece da Bagnolo si va diretti ad Orte la distanza totale è poco più di 14 km.

Ospitalità pellegrina

Gallese – Parrocchia di Santa Maria Assunta “Casa di San Famiano” tel. 0761.495055 – 0761.496276 cell. Parroco mons. Remo Giardini 3385205260 per pellegrini singoli e gruppi medi

Per gruppi numerosi rivolgersi al comune tel. 0761.49791 fax 0761.497925 email info@comune.gallese.vt.it

Ospitalità specializzata

Agriturismo Giulia di Gallese, Strada Cerreto snc – 01035 Gallese (VT) Tel./Fax   0761.495510 – 333.6082071  info@giuliadigallese.com –  www.giuliadigallese.com 

Per mangiare

diversi bar, pizzerie e negozi di generi alimentari

Ristorante consigliato. “ L’Angolo del castello” – piazza san Francesco 9- menu turistico, ottimo rapporto qualità prezzo, trattamento speciale per pellegrini con credenziale – tel. 0761 495541

TERRITORIO Oltrepassato il Tevere, siamo ormai nella Regione Lazio e nella provincia di Viterbo e più specificatamente nel comprensorio caratterizzato dalla presenza dei monti Cimini, una vasta area vulcanica che interessa quasi l’intera provincia di Viterbo. Il complesso dei Monti Cimini comprende alcune cime, delle quali la principale raggiunge i 1053 metri slm, e la caldera del lago di Vico, il più alto d’Italia situato a 500 metri slm. L’origine geologica dei Monti Cimini e della valle che ospita il Lago di Vico si deve attribuire a manifestazioni vulcaniche con fenomeni esplosivi che hanno generato terreni formati da vari tipi di tufo. L’attività esplosiva è iniziata alla fine del Pliocene (circa 2 milioni e 600 mila di anni fa) e le eruzioni con fasi alterne sono continuate per tutto il Quaternario (fino a circa 40 mila anni fa). L’attività vulcanica continua attualmente con manifestazioni secondarie, come le numerose sorgenti termominerali presenti nella zona. Gran parte del territorio è ricompreso in una riserva naturale creata nel 1982.
Alla prima fase eruttiva si fa risalire la formazione del peperino, tipica roccia vulcanica del Viterbese, del basalto e della basaltina e al più recente periodo geologico si fa risalire la formazione di rocce prevalentemente tufacee, tra cui si distingue il tufo grigio a scorie nere.
La platea tufacea va dal mare Tirreno fino al Tevere ed in alcuni punti raggiunge uno spessore di 100 metri ed oltre; al di sotto della platea si trovano giacimenti di argille, ghiaie e sabbie plioceniche.
Ovunque la platea tufacea è profondamente incisa da fossi e torrenti, affluenti diretti e indiretti del Tevere, o che si dirigono direttamente al mare scorrendo nel fondo delle forre, le profonde incisioni della platea tufacea che si alternano a estesi pianori.
I numerosi corsi d’acqua hanno ricavato il loro percorso erodendo i tufi di deposizione vulcanica fin quasi a raggiungere gli antichi fondali marini: argille, sabbie e conglomerati del mare del pliocene. La forra può raggiungere la profondità di 100 metri ed oltre (pari allo spessore della platea) mentre l’alveo del torrente, guadabile quasi ovunque, si allarga solo per alcuni metri nel fondovalle. Si è sviluppata quasi ovunque lungo i corsi d’acqua una sorta di foresta a galleria che in alcuni tratti copre completamente l’alveo del torrente.
La vegetazione delle forre è fortemente influenzata dal microclima che per varie ragioni si è venuto a creare in queste profonde e strette valli, più fresco e umido dell’altopiano tufaceo sovrastante. Le pareti strette e ripide e la fitta vegetazione ostacolano la penetrazione dei raggi solari riducendo l’evaporazione e causando nel fondo una diminuzione della temperatura, che invece aumenta salendo di quota. Questo fenomeno di inversione termica, unito alla abbondante presenza di acque e di umidità dell’aria, ha determinato la presenza nel fondo delle forre di specie vegetali di alta collina come castagni, ontani, roveri, alcune specie di orchidee mentre sui pianori soprastanti vegetano specie tipiche della macchia mediterranea come ginepro, leccio, corbezzolo e cisto. In effetti scendendo di 100 metri è come se risalissimo il versante di una collina di 1000 metri, mentre risalendo verso il pianoro ci riportiamo al livello del mare.
Molto varia anche la fauna che popola questo ambiente delle forre.
Se ci portiamo invece verso le vette più elevate la vegetazione più caratteristica è rappresentata da specie come il faggio ed il castagno e l’impianto boschivo è quello che rimane della orrida selva cimina degli antichi, piena di luoghi misteriosi, miti e leggende forse ad arte favoleggiati dalle popolazioni etrusche, nella quale i romani assai superstiziosi malvolentieri si avventuravano.
Oggi sui pianori vulcanici si coltivano olivi, viti, ma soprattutto noccioli che producono un frutto pregiato, assai ricercato dalle primarie industrie del settore dolciario.
Numerosi sono i centri abitati sorti lungo le pendici dei Monti Cimini e sul pianoro vulcanico, tutti di origine antica. In genere sono costruiti su speroni tufacei delimitati su due lati dalle forre, che costituiscono una validissima difesa naturale, e confluendo su un lato tra di loro praticamente consentono di realizzare la costruzione di difese su un unico lato, come si può vedere da una fotografia aerea di Nepi (in primo piano l’abitato antico a forma di triangolo su uno sperone tufaceo delimitato da due profonde forre che si intersecano tra loro).

DA VEDERE la cappella della Madonna di Loreto a Castel Bagnolo. Se si passa per Vasanello, la Cattedrale, la chiesa di San Salvatore, il castello Orsini ora Misciattelli, la cappella di San Lanno con gli affreschi di Pier Matteo di Amelia, uno dei più interessanti pittori della scuola umbra del quattrocento che prima di Michelangelo era stato incaricato di decorare la Cappella Sistina in cui aveva realizzato un grande cielo stellato, poi sostituito dagli affreschi michelangioleschi.

LUOGHI DELLO SPIRITO
la basilica di San Famiano a Gallese

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San Famiano
(una scheda di Anna Grazia Casali)

Alla metà del XII secolo, il 17 luglio 1150, arrivò a Gallese il monaco cistercense Quardo, nato nel 1090 a Colonia da ricchi e nobili genitori.
La Città rimarrà condizionata per sempre da questo avvenimento.
Il monaco che è vissuto a Gallese per meno di un mese è diventato così importante per tutti gli aspetti della vita di questa città da diventarne un simbolo; anche il “vessillo e stendardo pubblico la magnifica Comunità di Gallese aveva eretto con l’effigie di San Famiano”,. La sua figura emerge con grande autorità anche dal contesto legislativo degli Statuti (stampati nel 1575 a Gallese) ed è punto di riferimento prioritario anche nella vita civile.
Quardo a diciotto anni, preso il bordone di pellegrino, si avviò verso Roma con il proposito di donarsi a Dio attraverso il pellegrinaggio di Santuario in Santuario; è da tener presente che in quel periodo storico i nuovi popoli (Italia, Francia, Spagna, Germania) erano già ben caratterizzati anche se i confini degli Stati non erano ancora presidiati e l’Europa era un’ unica famiglia dove si parlava un latino barbarizzato, e dove anche l’unità cristiana sotto una unica Chiesa cattolica e romana era molto sentita.
In quel periodo in cui l’ Europa cristiana si andava formando distinguendosi nella varie nazioni si ritrovava però unità nei valori universali della Chiesa di Roma ed il pellegrinaggio verso le principali mete della cristianità era una pratica ricorrente e radicata ovunque ed in tutti i ceti sociali.
Quardo arrivò a Roma il 27 agosto 1108 regnante il Papa Pasquale II (1099-1118); visitò le catacombe e le più importanti basiliche romane, poi continuò a peregrinare per sei anni in Italia raggiungendo tutti i maggiori Santuari dislocati nella penisola. Quindi si diresse verso la Spagna per andare a venerare a Compostella la Tomba dell’Apostolo Giacomo, quando a Santiago era vescovo Diego Gelmirez che diede grande impulso al pellegrinaggio jacobeo.
Prima di giungere a Santiago, ove arrivò all’età di 28 anni, sostò per 3 anni in un piccolo monastero di Galizia dedicato a s. Antonio.
Quindi decise di prendere i voti e si trasferì presso un monastero intitolato ai santi Cosma e Damiano posto in una selva lungo il rio Mino dove rimase per 25 anni, vivendo da eremita in una piccola cappella dedicata a San Palcido.
Nel 1137 Alfonso VIII re di Castilla y Leon donò ad una piccola comunità di monaci guidata dall’abate Garcia una regione montana denominata Oseira (Ursaria = luogo di orsi) perché vi costruissero un monastero . Su richiesta dell’abate Garcia, Bernardo di Chiaravalle inviò ad Oseira un gruppo di monaci che fondarono nel 1141 la 154° Abazia Cistercense. Nel 1144 Quardo chiese ed ottenne di essere ricevuto nell’ Abbazia di Oseira e nell’ordine cistercense.
Nel 1147 ottenne la licenza di compiere un pellegrinaggio in Terra Santa in concomitanza con la seconda crociata promossa da Papa Eugenio III, discepolo di san Bernardo, ove rimase anche dopo il rientro dell’esercito crociato per visitare tutti i luoghi santi.
Nel 1150 ritornò in Italia col proposito di proseguire per la Spagna, ma giunto a Roma (o lungo la strada) ebbe una visione in cui gli Apostoli Pietro e Paolo gli indicarono come meta del suo ultimo pellegrinaggio la città di Gallese, nelle cui vicinanze alcuni suoi confratelli cistercensi si erano stabiliti nel 1143 costruendo entro il perimetro delle mura della città distrutta di Falerii Novi il monastero e la chiesa di Santa Maria.
Si diresse verso Gallese attraverso la via Amerina e ad un miglio dal paese operò il suo primo miracolo in terra gallesina: preso dalla sete percosse con il bordone di pellegrino una roccia dalla quale sgorgò una sorgente d’acqua che ancora oggi continua a scorrere e a compiere nei devoti guarigioni miracolose, nel luogo ove è stata costruita una cappella che include anche la fonte, oggi chiamato San Famiano a lungo.
Entrato in Gallese, fu ospite di un certo Ascaro che sanò da una grave malattia.
Ammalatosi a sua volta Quardo indicò il luogo in cui voleva essere sepolto: una piccola grotta ai piedi della collina di Gallese nei pressi di un torrente dicendo ai gallesini che se avessero conservato il suo corpo avrebbero visto le meraviglie di Dio.
Rese l’anima a Dio la mattina dell’8 Agosto dell’ anno 1150 e tutto il popolo gallesino rese omaggio alla sua salma che venne portata nella grotta da lui indicata, e subito avvennero le prime miracolose guarigioni.
Il corpo, vestito degli abiti cistercensi, fu adagiato sul tufo e gli fu posto sotto la testa un messale. Negli anni e nei secoli successivi attorno alla grotta venne costruita una basilica a lui dedicata, adattata architettonicamente al sito ed attorno al suo corpo un’urna di marmo; ma il corpo non è mai stato spostato e giace ancora dove egli chiese di essere riposto con la testa poggiata sul messale.
Solo 4 anni dopo la sua morte, il papa Adriano IV canonizzò il Santo mutando il suo nome di Quardo in quello di Famiano, per la fama dei miracoli compiuti per la sua intercessione e verificatisi attorno alla sua tomba.

Da Gallese a Castel Sant’Elia (km 28)/Nepi (km 26)

Fondo misto, in massima parte sterrato
Tempo di percorrenza 9 ore
Difficoltà media, in alcuni tratti abbastanza impegnativo nell’attraversare le forre

Dalla Basilica di San Famiano (70) prendere la strada con l’indicazione di San Famiano a lungo (75) (il piccolo santuario posto a circa 2,5 km fuori Gallese dove avvenne il miracolo dell’acqua scaturita dal tufo colpito dal bastone del Santo pellegrino) dove tuttora è possibile bere alla fonte del miracolo e proseguire verso Corchiano attraverso magnifici noccioleti; giunti alla Madonna delle Grazie (76), si continua diretti fino a raggiungere un bel tratto di basolato della antica via Amerina, che proviene da Vasanello in contrada Musale a) (77); immettersi sulla strada lastricata e continuare verso Corchiano. Qui ci sono due possibilità: la prima è passare fuori del centro abitato raggiungendo la Chiesa della Madonna del Soccorso (79) la necropoli sud di epoca etrusca/falisca camminando lungo il tracciato autentico della via antica, fino a raggiungere la via cava (81) che proviene dal centro abitato (80) e proseguire verso la sp29 ed il ristorante pizzeria “ Ragno Rosso” (82). Alla cabina dell’Enel girare a destra e proseguire su quella strada seguendo la segnaletica (freccia rossa e indicazione via Amerina) fino a raggiungere un campetto in discesa in fondo al quale c’è un torrente da attraversare a guado.

La seconda possibilità è: partendo dalla località contrada Musale b) (78) dirigersi nel centro di Corchiano (80) ed imboccare nei pressi della chiesa di Sant’ Egidio una suggestiva via cava che porta, dopo avere attraversato un ponte sul rio Fratta ed un’altra via cava etrusca (81), al Ragno Rosso (82); quindi si prosegue fino al guado, come sopra.

Attraversato il guado, si prende un sentiero sulla destra che dopo alcune centinaia di metri, passando accanto ad un canile (83), conduce verso la sp74 (nei pressi di un campo per motocross); attraversata la strada provinciale si prosegue diretti verso l’attuale abitato di Falleri (84) , quindi verso il sito archeologico di Falerii Novi (85). Qui ci sono i reperti archeologici e le emergenze della città antica da visitare entrando dalla famosa porta di Giove e la basilica di Santa Maria (cistercense). Il foro della città romana è attraversato dalla via Amerina che ne costituisce il cardo. Si riprende la strada verso il nuovo abitato del Parco Falisco (86); appena raggiunto si prende la prima strada a sinistra (via degli etruschi) che riporta sul tracciato autentico della antica via proveniente dalla cinta muraria di Falerii e si prosegue verso Sud in direzione del cavo degli Zucchi (87) che è l’area archeologica più importante e spettacolare dell’antica via Amerina. In effetti è la necropoli di Falerii Novi (nella zona sud della città, posta lungo  la via). Al termine del tratto basolato interrotto dal crollo del ponte sul Rio Maggiore si scende nella forra passando davanti alle tombe a portico dette del re e della regina. Attraversato il ponticello di legno costruito dai volontari del Gruppo Archeologico Romano si sale l’altra sponda e si prosegue attraverso tombe a camera, ad arcosolio e colombari fino a giungere alla località San Lorenzo(88). Lasciando il ristorante “la Vecchia Quercia” sulla sinistra ci si addentra di nuovo nel cavo o tagliata della antica via a si scende nella forra, attraversando il torrente a guado sotto i resti della Torre di Stroppa o torre dell’Isola. Si sale di nuovo facendo attenzione a prendere sulla sinistra un sentiero indicato come pista per mountain bike e si prosegue sempre per quel sentiero, senza perdersi d’animo per circa 2 km che ci riporta entro l’alveo della antica via facilmente riconoscibile dai lati cavati nel tufo con diverse aperture di grotte e antiche tombe. Si giunge ad un campo da tiro per arcieri e, tra le sagome degli animali per le prove di tiro, si scende e risale una forra con ulteriore guado di un piccolo ruscello, fino a scollinare nei presi di una abitazione agricola davanti alla quale passa una stradina chiamata via Pianella (89).

Qui si può optare per due soluzioni:

  1. proseguire diretti per Nepi (91) che si raggiunge in breve proseguendo lungo l’antico tracciato facilmente riconoscibile per i cancelli, le staccionate ed i ponticelli di legno costruiti dal Comprensorio della via Amerina e delle Forre (richiudere i cancelli dopo essere passati, perché in genere all’interno vi stazionano animali al pascolo, o adoperare i pedonali girevoli posti di lato ai cancelli grandi). Il primo tratto della via Amerina che entra nell’abitato moderno di Nepi ha preso il nome di via San Paolo.
  2. se invece vorrete dirigervi verso l’abitato di Castel Sant’ Elia ed il Santuario di Santa Maria ad Rupes (90) prendete la strada verso sinistra.

Noi consigliamo questa seconda soluzione per poter visitare l’importante Santuario Mariano con la scala che scende alla cappella della Madonna scavata nella parete di tufo da P. Rodio, frate francescano e grande pellegrino, un compagno di san Benedetto Labre; nonché la sottostante basilica romanica di Sant’Elia del VII- VIII secolo. Il tutto nell’ambito della valle Suppentonia, una forra spettacolare che costituisce un eccezionale sito ambientale dalla rara bellezza. Si può anche chiedere accoglienza ai religiosi della congregazione di San Michele Arcangelo (polacchi). La messa al Santuario mariano c’è alle 18.

Da visitare a Nepi le catacombe di Santa Savinilla con dipinto di san Giacomo e san Giovanni evangelista, sulla tomba di san Romano, martire e patrono della città. Per la visita: nell’orario di apertura del museo civico (che contiene importanti reperti falisci-romani ed etruschi) dal martedi al venerdi ore11-13 e 16-18; sabato e domenica 10 -13, 16 -19 est. 15 -18 inv. Situato nel centro storico in via Falisca 31 Tel. 0761-570604 email museo@comune.nepi.vt.it (chiuso lunedì). E’ possibile prenotare la visita anche fuori orario (soprattutto per i gruppi) chiamando il cell. 339.3272179. Nella visita in genere è compresa anche la rocca dei Borgia.

Il nostro consiglio è non perdersi né il santuario di Castel Sant’Elia né le catacombe di Nepi (tra i due centri ci sono solo 3 km circa). Tenuto conto che la tappa successiva per Campagnano è relativamente breve, in genere il pomeriggio precedente si visita il Santuario di Castel Sant’ Elia e la mattina successiva, prima della partenza Nepi e le sue catacombe.

 

Variante Gallese – Santa Maria delle Grazie

Per chi avesse particolare necessità di abbreviare il Cammino di circa 4 km, da Gallese (70 – 71) può dirigersi verso gli impianti sportivi e proseguire per Santa Maria delle Grazie (76), ma noi ovviamente vi consigliamo di fare il percorso più lungo che passa per S. Famiano a lungo in maniera di cogliere la spiritualità che emana questo luogo legato al primo miracolo del nostro Santo pellegrino. A Santa Maria delle Grazie ci si immette di nuovo sul Cammino proveniente da Gallese. Praticamente questa variante rappresenta una classica scorciatoia.

 

Variante Santa Maria delle Grazie –  forre nord/est- Corchiano

Questa può rappresentare una ulteriore scorciatoia, ma anche una scelta vera e propria. Non passare per il tratto basolato di contrada Musale (77) e la zona della necropoli sud e chiesa della Madonna del Soccorso, ma optare per questa variante che consente di attraversare un altro bel tratto delle forre di Corchiano lato nord/est recentemente recuperato e reso fruibile al viandante ed al visitatore.  Praticamente da Santa Maria delle Grazie si va diretti verso la forra nord (77 bis) nella quale si scende attraverso una ripida tagliata, proseguire lungo il rio e poi risalire attraverso una moderna scalinata che porta al centro del paese in via Borgo Umberto I; seguire poi via Roma per giungere nei pressi della chiesa di Sant’Egidio (80) e da qui imboccare la via cava che si dirige verso il ponte sul Rio Fratta ove si ricongiunge l’itinerario che proviene dalla chiesa della Madonna del Soccorso, per proseguire unito attraverso una ulteriore via cava (81) verso il Ragno Rosso.

 

Variante Vasanello – Corchiano

L’antica Via Amerina, almeno il tracciato del 241 a.C. non passava per Gallese, ma da Corchiano (l’antica Fescennium) si dirigeva direttamente verso Orte e Amelia (passando per l’attuale abitato di Vasanello (73) un pagus falisco che qualcuno identifica addirittura con il Castellum Amerinum della tavola Peutingeriana). Quindi andando verso Roma anche il pellegrino di oggi volendo può evitare di recarsi a Gallese e giunto a Vasanello da Orte (percorrendo la variante Palazzolo) che sostituisce il tratto originario attualmente non percorribile (74) marcato in bianco sulla mappa, può proseguire seguendo la strada più antica da Vasanello verso Corchiano, dove nei pressi della contrada Musale a) (77) si congiunge con il Cammino proveniente da Gallese.

 

 

Da Nepi/Castel Sant’Elia a Gallese/Vasanello

Sia che si parta da Nepi (91) che da Castel Sant’Elia (90) ci si dirige verso il tracciato della antica via Amerina che si segue almeno fino a Corchiano (80) con la segnaletica del Comprensorio della via Amerina e delle Forre. Superato l’abitato di Corchiano, dopo circa 1 km e attraversato un bel tratto di basolato in loc. Musale (78 – 77), ci si può dirigere verso Gallese (70) svoltando verso destra, seguendo le indicazioni del Comprensorio della via Amerina e quelle della via Francescana bianco e rosso, oppure a sinistra verso Vasanello (73) lungo il tracciato principale della Via Amerina antica il cui basolato corre di lato alla vicinale, senza passare per Gallese come da variante indicata in questa guida.

Ospitalità pellegrina

Per pellegrini singoli e gruppi medi: Pontificio Santuario Santa Maria ad Rupes  Piazza Cardinal Gasparri, 2 -01030 Castel Sant’ Elia, VT tel/fax: 0761/557729 – 0761/557765 – camere singole / doppie e foresteria- su richiesta e/o prenotazione si può consumare un pasto serale e la prima colazione con i religiosi nel refettorio comune – convenzione per pellegrini con credenziale

Convento dei Servi di Maria Via Giuseppe Garibaldi 165 – 01035 Nepi – tel 0761.557005 alloggio in camere singole e doppie – convenzione per pellegrini con credenziale.

Per gruppi numerosi: impianti sportivi, Comune di Castel S. Elia via Umberto I, 41 – 01030 CATEL S. ELIA (Viterbo)

tel. 0761.556425 fax 0761.570152 – email segreteria@comunecastelsantelia.it

Comune di Nepi piazza del Comune 01036 – NEPI (Viterbo)

tel. 0761.55811 fax 0761.557960 – email municipio@comune.nepi.vt.it

per mangiare

Castel Sant’ Elia e Nepi: diversi bar, tavole calde.

In Itinere: Bar Orchidea via Roma 36 –Corchiano;

Gerry Caffè, via Roma 62 – Corchiano;

Hostaria Falisca (bar, ristorante, pizzeria, servizio catering su ordinazione) in zona stazione di Falleri, via Falerina 51 –Fabrica di Roma 07615090534- menu del pellegrino;

Riz Bar (Pina) ampio spazio anche per gruppi numerosi –Parco Falisco 0761574445;

“La Bottega” generi alimentari, panini, via Falerii Novi 3 –Parco Falisco 3381166560

TERRITORIO Lunghi tratti sul tracciato antico e sul basolato vero e proprio della antica via Amerina. Spesso affiora anche il “fondo” della viabilità precedente che si distendeva direttamente sulla platea tufacea sulla quale si vedono chiaramente i solchi lasciati dalle ruote dei carri.
Si attraversano campagne coltivate soprattutto a noccioli che rappresentano una peculiarità del territorio.
Interessantissime le aree archeologiche con notevoli emergenze monumentali e di necropoli rupestri, la città di Falerii Novi, resti di ponti e strutture viarie. Notevoli le “tagliate”, soprattutto in prossimità delle forre realizzate nel tufo per addolcire il dislivello del piano stradale e per consentire un più facile attraversamento dei precipizi.
(schema di una tagliata)

DA VEDERE I resti della città di Falerii Novi con gli scavi del foro, dove si incrociano le due vie principali della città il decumano e il cardo (quest’ultimo costituito dalla via Amerina che va in direzione nord – sud). Della città costruita nel 241 a. C. rimane quasi intatta la cinta muraria in opera quadrata di circa 2100 metri con 50 delle 80 torri originarie. Notevoli le due porte ancora conservate la Puteana o porta Bove che si apre verso sud ove fa ingresso la via Amerina (è caratterizzata dal fatto di avere il concio superiore sagomato a forma di testa di bue) e la cosiddetta porta di Giove, magnifico esempio di architettura di tipo “etrusco” con arco a tutto sesto sormontato nella chiave di volta da una testa di divinità nella quale si vuol riconoscere quella del Dio Giove (copia dell’originale conservato nel Forte Sangallo- Museo nazionale dell’Agro Falisco di Civita Castellana.

La città venne distrutta intorno all’anno 1100 dai Normanni ed i suoi abitanti tornarono nella Falerii Veteres, meglio difendibile, che poi prese il nome di Civita Castellana.
Per visitare gli scavi: ingresso gratuito sempre aperto, entrare dalla porta di Giove poi girare sulla sinistra della basilica in un percorso obbligato e dal retro proseguire verso il centro della città antica ove si trovano gli scavi del foro.
Imperdibile il complesso abbaziale con la basilica di Santa Maria in Falleri costruito tra il 1143 e il 1145 d.C. da un gruppo di monaci cistercensi provenienti da Pontigny nel vecchio sito di Falerii Novi. La cinta muraria dell’antica città si presentava come un perfetto recinto fortificato per l’abbazia, mentre tutto il terreno al suo interno venne bonificato e destinato al pascolo di bovini. L’insediamento della comunità monastica fu favorito dal fatto che nella vicina Nepi, vivente ancora il fondatore san Bernardo, erano presenti alcuni suoi discepoli e proprio in quegli anni sali al soglio pontificio papa Eugenio III già abate cistercense a Roma che facilitò la nascita dell’abbazia di Falerii, protetta anche dai suoi successori. Probabilmente anche per questo si spiega la presenza in quegli anni di Quarto di Colonia, il futuro san Famiano sulla via Amerina e nella vicina Gallese.
La basilica si presenta, come era nello stile dell’ordine cistercense erudito e dedito soprattutto alle questioni dello spirito, in linee scarne ed essenziali con il riuso del materiale architettonico presente nella città romana.
Il completamento dei lavori si fa risalire alla seconda metà del XII secolo con la firma apposta sul portale di ingresso da due famosi marmorari romani Lorenzo e Jacopo della famiglia dei Cosmati che realizzarono in quel periodo anche pavimento e portico del Duomo di Civita Castellana.
Ma nel giro di due secoli l’abbazia venne abbandonata dai cistercensi e l’insediamento continuò ad essere una azienda agricola con alterne vicende fino al crollo del tetto per eventi bellici verso la fine del sec. XVIII, ricostruito solo poco prima dell’anno 2000.
Nei pressi dell’area urbana di Falerii Novi sono presenti delle catacombe scavate nel tufo ed attestano la presenza di una comunità cristiana nella stessa città sin dal III secolo. La tipologia delle catacombe di Falerii Novi si differenzia da quella classica romana ed è più somigliante a quella delle necropoli rupestri presenti in zona, soprattutto lungo il tracciato della via Amerina verso sud della città a partire dalla porta Bove. San Gratiliano e Santa Felicissima sono i martiri locali del periodo di Claudio il Gotico (268-270).
Nelle catacombe di Falerii sono state utilizzate diverse tipologie di sepolture, in particolare loculi di grandi dimensioni, disposti in più file e chiusi con tegole ricoperte di calce bianca. Alcune tombe sono a mensa ed arcosolio e conservano tracce di affreschi e intonaci. Nei pressi sono stati ritrovati i resti di una chiesa, molto probabilmente dedicata a San Gratiliano.
Per visitare la basilica: ingresso gratuito, aperta la mattina dei giorni festivi e prefestivi; eventualmente telefonare all’ufficio cultura del Comune di Fabbrica di Roma 0761.569001per l’apertura su richiesta.

Il Cavo degli Zucchi, è la tagliata che agevola la via Amerina nell’attraversamento del Rio Maggiore e relativa forra che una volta avveniva su un ardito ponte ad una sola arcata costruito presumibilmente nel I sec. a.C.. E’ forse il sito archeologico più spettacolare del Comprensorio dove, oltre ad un lungo tratto di basolato, insiste anche gran parte della necropoli meridionale di Falerii Novi.
La strada larga in media m. 2,45 è stata riportata alla luce e perfettamente conservata, con i suoi marciapiedi, le piazzole di sosta, le crepidini con i cippi per la misura della distanza in passi.
Ai lati una lunga teoria di tombe rupestri di diverse tipologie: tombe a camera con vestibolo, letti laterali di deposizione e piano centrale per il corredo funebre, talune con numerose fosse scavate per successive inumazioni, loculi, arcosoli, nicchie, edicole, pozzi, colombari per le deposizioni di urne cinerarie. Sul ciglio che guarda il rio si trovano le tombe ritenute più antiche e di famiglie più facoltose, con portici a proteggere l’ingresso disegnato come la porta delle abitazioni al riparo dei quali avvenivano i giochi rituali e gli incontri conviviali fatti in onore dei defunti, ma adibiti anche alla semplice accoglienza dei visitatori e dei passanti. A questo scopo erano destinante anche banchine e sedili posti o ricavati lungo le pareti laterali della strada; qua e la scalini portano alla piattabanda superiore dove ugualmente potevano avvenire incontri, banchetti, libagioni e altri riti.
Guardando il sito lo dobbiamo immaginare con un aspetto assai diverso da come appare ora e cioè arricchito da molti elementi e fregi architettonici come bordi, lesene, capitelli, dipinti a colori vivaci ocra, azzurro, rosso…scritte con il nome delle famiglie e dei singoli defunti, le porte delle tombe a camera rivestite di ornamenti, legni pregiati e lamine metalliche, così le chiusure delle altre sepolture. Per le ispezioni post mortem all’interno, erano predisposti pozzi che dall’alto conducevano nel vestibolo o direttamente nelle camere sepolcrali.

A Nepi la Rocca dei Borgia, costruita nel 1479 su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio per volere del cardinale Rodrigo Borgia governatore di Nepi, inglobando le mura antiche della città falisca e la stessa porta per la quale entrava la via Amerina. Divenuto papa con il nome di Alessandro VI il Borgia continuò a privilegiare Nepi e la sua rocca dapprima affidata ad Ascanio Sforza, come ricompensa per averlo sostenuto nella nomina al soglio pontificio. Nel 1499 subentrò al governatorato della città la figlia del pontefice Lucrezia Borgia che risiedette nella rocca per circa 1 anno. Nel 1503 vi si rifugiò per un breve periodo l’altro figlio del pontefice Cesare detto il Valentino, governatore della Romagna, quando cadde in disgrazia alla morte del padre, prima di essere arrestato e condotto in carcere a Castel Sant’Angelo per ordine del nuovo pontefice Giulio II Della Rovere.

La catacomba di Santa Savinilla, del periodo tardo imperiale, sorge nei pressi dell’attuale cimitero e di una antica necropoli falisca. Si compone di lunghe gallerie scavate nel tufo di cui tre principali e numerose ramificazioni. Lungo le pareti si susseguono sepolture di vario tipo, soprattutto loculi ed arcosoli e alcune tombe “a mensa”. Numerose sono anche le tombe dette “formae”, che occupavano il piano pavimentale. In più parti si notano ancora lacerti di affreschi dell’ epoca originaria. La parte più interessante comunque è rappresentata da un grande arcosolio completamente decorato con affreschi realizzati intorno al XIII secolo, segno che in epoca medievale il luogo era ancora ampiamente frequentato. Questa sepoltura viene detta di “San Romano” perché la tradizione vuole che qui sarebbe stato deposto il corpo di uno dei due patroni della città.
(Nepi -catacombe di Santa Savinilla)
Le decorazioni sono composte essenzialmente da un Cristo benedicente tra due angeli con il Vangelo in mano che mostra ai visitatori e dall’altra parte gli Apostoli Giovanni e Giacomo maggiore in veste di pellegrino. Non è difficile desumere come la catacomba fosse in epoca medievale visitata regolarmente dai pellegrini romei e jacopei che transitavano lungo la via Amerina, ai quali il Cristo presente sulla tomba dei martire indica la “via” da seguire ovvero il suo Vangelo.

Interessante anche la visita del centro storico di Nepi, il palazzo comunale del Vignola e annesso museo archeologico.
La cattedrale di origine antichissima, ricostruita dopo l’incendio ad opera dell’esercito francese nel 1798 presenta numerose opere d’arte e degna di una visita è sicuramente la cripta risalente agli anni a cavallo dei sec X e XI. Nel portico quattrocentesco sono conservate alcuni reperti di epoca romana e lapidi con iscrizioni tra le quali è molto importante una che si riferisce ad un patto stipulato tra le magistrature cittadine nell’anno 1131che comprova ancora una volta come già in quell’epoca fosse molto attivo il pellegrinaggio lungo la via Amerina ed ovviamente anche lungo la vicina Francigena; infatti l’epigrafe fa riferimento alla provenzale Chanson de Roland ma evidentemente raccontata anche qui dai viandanti che l’avevano appresa in Francia e che, per essere portata da esempio in una iscrizione pubblica, doveva essere ben nota a tutti:
“+ Anni domini millesimi CXXXI,temporibus Anacleti II pape, mensis iulii,indicione VIIII, Nepesini milites, nec non et consules, firmaverunt sacramento, ut si quis heorum nostram v(u)lt frangere societatem, de omni honore atque dignitate,Deo volente, cum suis sequacibus sit eiectus, et insuper cum Iuda et Caypha atque Pylato habeat portionem;item, turpissimam sustineat mortem, ut Galelonem qui suos tradidit socios; et non eius sit memoria; sed in asella retrorsum sedeat et caudam in m(a)nu tene(a)t.”

“+ Nell’anno del Signore 1131, al tempo di Anacleto II papa, nel mese di Luglio, indizione VIII. I Cavalieri e i Consoli di Nepi stabiliscono con giuramento che se qualcuno di loro vuole infrangere la nostra società sia cacciato con i suoi seguaci da ogni onore e dignità e Dio voglia inoltre che con Giuda e Caifa e Pilato spartisca il suo destino (dopo morto); nonché subisca una morte infame come Ganelone che tradì i suoi compagni e di lui non sia più memoria, ma sieda su di un’asina all’indietro e tenendo la coda tra le mani”.
Il riferimento è a Gano di Magonza (Ganelone) che nel poema cavalleresco aveva tradito il paladino Orlando nella battaglia di Roncisvalle e la fiducia di re Carlo che poi lo mise a morte. Il traditore, conclude l’iscrizione, sia messo alla gogna facendogli cavalcare un’asina al contrario e cioè con la coda tra le mani…..una pena molto in voga a quei tempi in queste zone, fatta scontare ad esempio all’antipapa Gregorio VIII 10 anni prima, una cavalcata vergognosa a dorso d’asina montata “retrorsum” da Sutri a Roma lungo la via Cassia.

LUOGHI DELLO SPIRITO
Il santuario di Santa Maria ad Rupes, la chiesa di San Michele Arcangelo e la forra della valle Suppentonia

Il Santuario di Santa Maria ad Rupes

Ha origini antichissime, ai primi secoli dell’era cristiana quando con l’arrivo dei primi eremiti seguaci di san Benedetto si diffuse nella zona il culto della Vergine Maria. All’anno 520 si fa risalire la venuta dei benedettini che costruirono la Basilica di Sant’Elia sulle rovine del tempio antico dedicato a Diana.
Alcune fonti, tra cui quella autorevolissima I Dialoghi di san Gregorio Magno riferiscono del precedente insediamento nella valle e nelle grotte scavate nella rupe tufacea dei primi anacoreti occidentali che poi abbracciarono la regola di san Benedetto, tra i quali viene ricordato sant’Anastasio abate, notaio di Santa Romana Chiesa.
I benedettini abbandonarono il sito nel 1258 e subentrarono per un certo periodo i Canonici di Santo Spirito in Sassia di Roma. Nel successivo periodo di abbandono rimase sempre vivo il culto della Madonna tra la popolazione locale fino all’anno 1777 quando, con l’arrivo di fra Giuseppe Andrea Rodio ed altri eremiti francescani, tale culto riacquistò nuova linfa e si ricostruì per opera loro l’antico Santuario che poi venne affidato ai frati minori.
Nel 1912 il Santuario entrò nella giurisdizione diretta della S. Sede e prese il titolo di Pontificio. Nel 1982 ai francescani subentrarono i padri micaeliti della Congregazione di San Michele Arcangelo, originaria di Polonia, che tuttora custodiscono la Basilica mariana, il Santuario superiore dedicato a San Giuseppe, nonché la chiesetta di S. Michele .
San Giuseppe Benedetto Labre che aveva conosciuto fra Rodio durante l’anno santo del 1775 ed il suo desiderio di condurre una vita eremitica, gli consigliò di metterlo in pratica nella valle Suppentonia e accanto alla Grotta della Madonna che egli conosceva bene per esserci passato più volte in occasione dei suoi frequenti pellegrinaggi al santuario mariano di Loreto, evidentemente passando per la via Amerina.
Fra Rodio giunto a Castel S. Elia si dedicò alacremente al restauro del Santuario mariano ed ideò la scala scavata all’interno della parete tufacea per raggiungere la Grotta della Madonna dall’alto della piattaforma oltre che dal sottostante Santuario di S. Elia, attraverso l’antico sentiero chiamato “Via dei Santi”. In 14 anni di lavoro con l’aiuto del piccone realizzò i 144 scalini e la galleria in fondo alla quale, accanto all’altare della Madonna, scavò anche la tomba ove venne sepolto alla sua morte nel 1819. Sul lato sinistro della Grotta c’è l’altare eretto in onore di S. Benedetto Giuseppe Labre; sotto l’altare in un’urna sono custoditi i suoi vestiti da pellegrino.
L’altare della Madonna è stato realizzato con marmi antichi provenienti dalla citta falisco/romana di Falerii e l’immagine della Vergine di autore ignoto risale al sec. XVI. Nell’iconografia mariana tale immagine rappresenta una rarità in quanto la Vergine è ritratta nella inconsueta posizione di adorazione del Figlio disteso e addormentato sulle ginocchia materne.
Accanto alla Grotta della Madonna, nella Casa del Custode è allestito un interessante Museo di paramenti sacri che vanno dal XII al XIV sec.

La valle Suppentonia è una forra spettacolare che si snoda per diversi chilometri tra Nepi e Civita Castellana, larga fino a 700 metri e profonda 200; in fondo scorre il Fosso della Massa, affluente di destra del fiume Tevere. Lungo le pareti scoscese della rupe, oltre alla Grotta della Madonna, si aprono diverse altre grotte che furono abitate dagli eremiti.
Tra le più famose c’è quella di san Leonardo di Noblac (nota meta di pellegrinaggio sul Camino de Santiago in Francia). In questa grotta, secondo la tradizione, nell’anno 602 si incontrò il papa san Gregorio con la regina Teodolinda (cattolica) per ottenere dal marito di lei Agilulfo (di fede ariana) la liberazione dell’assedio della città di Roma da parte degli eserciti longobardi.
Gli affreschi di questa grotta risalenti all’XI secolo sono tutti deteriorati, ma tra di essi spicca un’immagine di Maria alla quale sembra essersi ispirato l’autore dell’immagine miracolosa della Grotta del Santuario.
C’è poi l’eremitaggio di sant’Anastasio e le grotte di diversi altri eremiti.
A picco, sulla parete tufacea sovrastante la basilica di Sant’ Elia, sorge la chiesetta di san Michele Arcangelo a testimonianza del culto ivi praticato dalla più remota antichità: una lapide ricorda i restauri fatti fare dall’abate Bovo ai tempi di papa Onorio II (1124-1130).

La Basilica di Sant’Elia

San Benedetto fondò cinque comunità attorno a Roma di cui una ”in Suppentonia ad S. Eliam” nell’anno 520.
Il monastero ebbe un certo splendore nei sec. VIII e IX, distrutto dai saraceni fu ricostruito nel sec. X. Ai primi abati sant’Anastasio e san Nonnoso seguirono, tra i più noti, Maiolo (futuro abate di Cluny), Elia e Bovo.
All’interno della basilica rimane buona parte del pavimento cosmatesco del sec. XI, numerosi marmi, colonne, fregi, lesene, plutei, sarcofagi di epoca romana. Al centro l’altare sovrastato da un baldacchino di marmo; dal gancio in alto pendeva il vaso per l’eucarestia. Nel transetto affrescato con scene dell’Apocalisse si trovano i due altari della Protesi e dell’Apotesi. Gli affreschi dell’abside sono firmati dai loro autori Giovanni, Stefano e Nicola pittori romani del sec XI e rappresentano il Cristo Salvatore al centro tra gli apostoli Pietro e Paolo e altri due santi di cui quello a sinistra sant’Elia, da guerriero ad abate del monastero dopo la sua conversione. Sopra 12 angeli che simboleggiano i 12 apostoli rivolti verso l’agnello di Dio e provenienti dalle città mistiche dell’Apocalisse Betlemme e Gerusalemme. Sotto invece, un corteo di martiri (e vergini) con le loro corone che muove verso la figura centrale (andata distrutta, ma si presume che fosse quella della Madonna) scortata da una coppia di angeli, difensori della Fede e della Chiesa. Tutti i personaggi vestono abiti regali come era solito ritrarli nell’arte bizantina.
Sotto l’affresco dei 24 veggenti dell’Apocalisse è rappresentata la morte dell’abate S. Anastasio come ci viene raccontata da S. Gregorio magno nei suoi Dialoghi. In una notte S. Anastasio si sentì chiamare dall’Angelo dall’alto della rupe insieme ad altri 8 monaci che stavano dormendo: era la chiamata della morte. In alto le loro anime entrano nella chiesa di San Michele accompagnati dall’Angelo, prova quindi che tale chiesa e culto erano già esistenti nel sec. XI.
Nella cripta le tombe degli abati Nonnoso e Anastasio, negli ambienti certamente risalenti alla basilica originaria dell’ VIII sec. e porzione dell’oratorio monastico precedente fondato nel 520.

Da Castel Sant’Elia/Nepi a Campagnano (km 19 – 16 da Nepi)

Fondo misto
Tempo di percorrenza 5 ore
Difficoltà facile

Se si parte da Castel Sant’Elia (90) si raggiunge facilmente Nepi (91) distante circa 3 km dal Santuario di Santa Maria ad Rupes.

Dopo avere visitato le Catacombe di Santa Savinila (92) partendo dalla Rocca si prende per via della Selciatella e si prosegue verso la Cassia/Via Francigena. Dopo circa 2 km si può vedere un bel tratto di basolato con resti di rifugi scavati nel tufo ed il dipinto della Madonna di Loreto. Poco dopo si giunge nei pressi della sorgente dell’acqua minerale (terme di Nepi, antiche terme dei Gracchi) dove si trova il bellissimo ponte Nepesino (241 a. C) (93) sulla antica via Amerina e poco dopo si può camminare sul basolato che corre a sinistra della strada asfaltata. All’incrocio con la via Francigena (94) si prosegue lungo il basolato della via Amerina e altri tratti di sterrato per ulteriori 4 km. Giunti alla sp 37 (95) che dalla Cassia  si dirige verso Calcata, si attraversa e si prende a sinistra seguendo la direttrice dei pali dell’elettrodotto; al quarto palo si piega a destra risalendo un piccolo poggio (pochi passi) su sentiero appena accennato. Scavalcato il poggetto si scende verso destra fino ad arrivare al guado del fosso del Fontanile (passaggio sui basoli della via antica).Passato il guado si prosegue dritti sulla radura puntando al fosso del Pavone sovrastato da un poggio con alcuni casolari che si scorge di fronte. Si attraversa il rio sopra una passerella in legno dotata di corrimani in corda per agevolare salita e discesa delle sponde.(95  bis) Oltre il ponticello si sale per  il sentiero che in 200 metri conduce alla zona abitata di Monte Sarleo; poi seguendo via dei Pini, via dei Cipressi e lo stradone in terra battuta si giunge alla sp10a (95 ter) (del Pavone) che dalla Cassia va verso Campagnano. Si prende quindi verso sinistra ed anche per evitare la strada asfaltata che va fino al paese, dopo circa 200 metri,  prima del distributore, prendere a destra verso fontana Latrona (o strada della valle del Baccano) (96) e seguire le indicazioni fino a Campagnano di Roma (97).

Da Campagnano di Roma a Nepi (km 16)/Castel Sant’Elia (km 19)

Da alla SP 10a (via del Pavone) (97), per evitare un buon tratto di strada asfaltata, prendere via delle Vignacce e proseguire per via di fontana Latrona (96) e sbucare di nuovo sulla SP 10a (95ter). Percorsi circa 200 metri in direzione Cassia voltare a destra verso Monte Sarleo, dove per via dei Cipressi e via dei Pini si giunge in fondo all’abitato e si prende sulla sinistra un sentiero che scende al rio Pavone che si attraversa su una passerella in legno (95 bis). Si prosegue attraversando la radura fino al guado del fosso del Fontanile e si prende il sentiero in salita che porta in cima al poggetto dalla sulla cui sommità si scorgono i pali di un elettrodotto che si raggiunge e si segue verso sinistra fino a giungere alla confluenza sulla sp 37 (95). Attraversata, si prosegue per lo stradone bianco seguendo la segnaletica ben evidente del tracciato della antica via Amerina fino ad immettersi sul basolato vero e proprio a lato di un casolare di campagna. In circa 4 km dalla sp 37 si giunge al punto di incontro del basolato della antica via Amerina con l’attuale percorso della via Francigena (94) ; qui si prosegue lungo il basolato che corre a lato della sp dell’Umiltà per quanto è possibile, quindi proseguire lungo la stessa provinciale in direzione di Nepi passando per l’incrocio che porta alle antiche terme dei Gracchi, ove ora sorge lo stabilimento dell’acqua minerale di Nepi, nei pressi dell’antico ponte Nepesino della Via Amerina (93). Proseguendo lungo la medesima provinciale poco dopo si può vedere sulla destra un altro bel tratto di basolato antico con resti di rifugi scavati nel tufo ed il dipinto della Madonna di Loreto. In altri 2 km si giunge all’abitato di Nepi (91), rocca dei Borgia e catacombe di Santa Savinilla (92). Dai pressi della sorgente dell’acqua minerale fino a Nepi è possibile percorrere in alternativa la strada secondaria detta dei Cavoni, ma non sempre è ben tenuta. Da Nepi, per chi intende raggiungere Castel sant’Elia (90), si prende la strada asfaltata dalla rotonda posta nei pressi  degli archi dell’acquedotto monumentale sull’angolo della rocca.

Ospitalità pellegrina

Campagnano di Roma – Centro Parrocchiale- Parrocchia S. Giovanni Battista  tel. 06.9041094 -Parroco Mons. Renzo Tanturli cell.3339381576 email donrenzotanturli@virgilio.it

Ospitalità specializzata

Hotel ristorante Benigni    tel. 06.9042671 Via della Vittoria, 13  00063 Campagnano di Roma

Hotel ristorante Da Righetto tel. 06 9041036 Corso Vittorio Emanuele,72, 00063 Campagnano di Roma

Per mangiare

Campagnano di Roma- Bar Mario Cesaroni (di fronte al centro parrocchiale) convenzionato menu del pellegrino 06.90154742.
TERRITORIO La maggior parte del percorso si snoda lungo la sp. 38 detta dell’Umiltà per via della Chiesa di Santa Maria dell’Umiltà e annesso ospitale per viandanti e pellegrini (attualmente ridotto a rudere) che si erge sulla sinistra subito dopo ponte Nepesino e le terme dei Gracchi. L’attuale sp ricalca pressoché per intero l’andamento della antica via Amerina il cui basolato affiora a tratti sui lati della strada, fino a località Cascinone dalla quale si dirige verso la Valle del Baccano dove aveva origine, dopo la costruzione della Cassia.
N.B. lungo la sp 38 dell’Umiltà non lasciarsi ingannare da una deviazione della via Francigena (realizzata di recente) che proveniente da Sutri attraversa il basolato della via Amerina in località Cascinone e si dirige verso Campagnano passando per le cascatelle del Treja, itinerario che noi sconsigliamo di seguire.

DA VEDERE i tratti della strada basolata lungo la sp dell’Umiltà. Visto che la tappa è relativamente breve, vi consigliamo di fare una piccola deviazione per arrivare alle terme dei Gracchi dove attualmente sorge lo stabilimento dell’acqua minerale Acqua di Nepi. Prima del cancello di entrata allo stabilimento c’è una fonte dove è possibile bere l’acqua come sgorga dalla sorgente (negli orari di apertura), oppure accanto c’è un’altra fonte dove è possibile bere acqua oligominerale (sempre aperta).

LUOGHI DELLO SPIRITO In questo tratto non esistono particolari luoghi da segnalare.

Da Campagnano di Roma a La Storta (Km 20,7)

Fondo misto, in massima parte sterrato
Tempo di percorrenza 5 ore
Difficoltà facile

A Campagnano (97) prendere la sp n. 10 per Formello fino agli impianti sportivi(98), poi salire per via Maria Bona, seguire quindi le indicazioni della via Francigena, passando per il parco di Veio ed il santuario del Sorbo (99).

Nei pressi di Formello (100), si può evitare il passaggio nel centro del paese prendendo via di Monte Madonna, poi a destra via di Grottafranca, quindi a sinistra via della Spinareta, via Baccanello e via della Ficoraccia fino a giungere alla confluenza sulla sp 12 Formello – La Storta (Olgiata) nei pressi del cavalcavia sulla SS 2 Cassia. Evitare tale nodo stradale voltando prima a destra verso il nuovo ponte sul Cremera (101) costruito appositamente da Astral su nostro suggerimento. Dal ponte in breve si raggiunge attraverso una strada sterrata protetta da transenne alla romana a via Antonio Battilocchi che ricalca il tracciato originario della via Amerina prima della conquista romana della città di Veio del 396 a. C. e che si dirige direttamente dentro le “mura”dell’antica città passando accanto alla famosa tomba dei Leoni Ruggenti (la più antica dipinta dell’Etruria) e attraversando l’attuale Formellese. Non esiste più alcuna costruzione della antica Veio: la cinta muraria si intuisce per l’andamento orografico del terreno. Ma la strada che sale e poi spiana per circa 400 metri ci conduce agli scavi dell’antico foro (entrando a destra nel secondo varco). (102)

Attraversare l’area della città antica e se non è lunedì si può visitare lo scavo e la ricostruzione del Santuario etrusco del “portonaccio”, prima di giungere alla “mola”, un vecchio mulino con suggestivo sbarramento per la condotta forzata posta sopra il passaggio stradale antico. Si raggiunge il cimitero di Isola Farnese e si prosegue fino alla falda del paese dove c’è per gli assetati il primo “nasone” (103) di ottima acqua fresca degli acquedotti romani; poi si gira subito a destra per raggiungere La Storta in circa 3 Km; la residenza delle Poverelle, via Baccarica 5, si trova nei pressi della cattedrale dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (104)  ricostruita in seguito alla distruzione avvenuta durante la seconda guerra mondiale. Ai piedi della cattedrale c’è la cappella (anche essa ricostruita) che ricorda la famosa visione di Sant’ Ignazio di Loyola, pellegrino a Roma, fondatore della Compagnia di Gesù. Santa messa nella cappellina  tutte le mattine alle 8. 

Da La Storta a Campagnano di Roma (km 20,7)

Dalla cattedrale/cappella della Visione di Sant’ Ignazio (104) prendere per Isola Farnese. Giunti sotto l’abitato (103), voltare a sinistra verso il cimitero e gli scavi di Veio, attraversare il ponticello della “mola” e la zona posta entro l’antico recinto delle mura di Veio. Giunti in alto nella zona foro (102), al primo incrocio prendere a sinistra verso ovest, attraversare la SP 12a che va verso Formello e proseguire su via Antonio Battilocchi per scendere attraverso un percorso protetto da transenne alla romana verso il nuovo ponte sul Cremera (101). Proseguire quindi dopo il sottopasso Cassia verso sinistra su via della Ficoraccia, un piccolo tratto di via Baccanello, quindi via della Spinareta. Si giunge in via Grottafranca, da dove eventualmente si può raggiungere il centro di Formello (100). Dirigendosi invece verso via di Monte Madonna si prende quasi subito a sinistra per l’indicazione “il Sorbo”. Si tratta del Santuario della Madonna del Sorbo (99) che si trova a metà strada tra Formello e Campagnano, all’interno del Parco di Veio. Giunti al santuario si prende a sinistra e si prosegue fino ad incontrare un bivio a destra di via delle Piane che sale fino Monte Razzano e poi si scende per via di Maria Bona in prossimità della piscina comunale e si va a confluire sulla sp 10a, accanto agli impianti sportivi (98) che porta alla piazza principale di Campagnano Romano, di fronte alla porta per il centro storico. Chi alloggia al centro parrocchiale (97), deve proseguire a sinistra per circa 500 metri. Comunque basta seguire l’indicazione della freccia gialla e del pellegrinetto dello stesso colore che indicano la strada verso Santiago sin dall’inizio di via della Ficoraccia/Formello.

Ospitalità pellegrina

Parrocchia di San Lorenzo – Formello tel.06/90146138

Per grandi gruppi: Comune di Formello tel. 06 901941 –  fax 06 9089577 E-mail: comunicazione@comune.formello.rm.it 

Istituto Palazzolo Suore Poverelle, Via Baccarica 5 (Via Cassia Km 17) La Storta tel 06.30890495

Parrocchia della Cattedrale (Sacri Cuori di Gesù e Maria) Via del Cenacolo 00123 La Storta -Roma tel.06.30890267 – email parrocchia@sacricuorilastorta.org

Ospitalità specializzata

Ostello della Gioventù Malipara, Formello – Tel +39 349.1079088 E-mail: hostelmaripara@gmail.com (per singoli e piccoli gruppi)

Istituto Figlie di nostra Signora del Sacro Cuore, via Cassia 1826 tel. 06.30890863 fax 06.90895765

Email info@casanostrasignora.it

Hotel residence Santa Rosa (camere e appartamenti) via della Storta 591- 00123 La Storta –Roma

Tel. 06.30894086 fax 06.35454188 email srosa@tassoni.it

Per mangiare

a Formello tavola calda convenzionata con l’ostello, vari bar e supermercati, pizzeria “Pizzalcorso” viale Umberto I, 20;

a La Storta ristorante “Il Poggetto sulla Cassia” – via Cassia 1618 tel. 0630891000 convenzionato con menu del pellegrino; esistono comunque numerose altre soluzioni di ristoranti, bar, pizzerie.

TERRITORIO Oggi si cammina sempre all’interno del parco di Veio. Giunti in loc. Monte Madonna/Formello si può optare di passare o di sostare nel centro del paese dove c’è un bellissimo ostello e dove passa il percorso ufficiale della via Francigena che però risulta essere circa 4 km più lungo del nostro itinerario, non transita all’interno della “città di Veio” e dei suoi siti archeologici più significativi, ma vi gira attorno proponendo anche il passaggio a guado del torrente Valchetta, non propriamente consigliabile in caso di piena, di forti piogge o nei periodi invernali, come indicato anche sulla guida ufficiale della Via Francigena.

DA VEDERE a Formello il palazzo Chigi che comprende biblioteca, museo ed un bellissimo ostello per i pellegrini. Nella attigua chiesa di San Lorenzo si può ammirare una meridiana del 700, ricostruita di recente sulla cui testata (originale) arriva il sole il giorno del solstizio estivo.

Il santuario del Sorbo e gli scavi del portonaccio all’interno dell’area archeologica dell’antica città di Veio.

Veio fu una importante città etrusca o falisca (sin dall’antichità le due popolazioni affini e confinanti erano confuse) posta sopra un colle, come tutte le città antiche dell’Italia centrale contorniata da torrenti e forre, almeno su due lati.
Situata nelle vicinanze di Roma ne diventa la prima rivale intorno al sec. V a. C.
Diverse e famose sono le guerre e gli scontri avvenuti attorno al torrente Cremera di cui ci è giunta notizia, anche perché descritti con copiosa letteratura dagli autori antichi, fino a quando non viene presa e distrutta dai Romani nell’anno 396.
Con la conquista di Veio inizia la “romanizzazione” dell’Italia centro settentrionale.
Da Veio partiva la via Amerina che portava ad Ameria attraverso il territorio falisco. Dopo la conquista romana il suo inizio venne trasferito a Roma, a Ponte Milvio. Quando fu costruita la Cassia, per il primo tratto venne utilizzata la via Amerina già esistente fino alla mansio ad vacanas (valle del Baccano).  Ma l’antico collegamento viario tra Roma, Veio e la Valle del Baccano, ovvero l’antica via Amerina, rimase sempre utilizzato nel tempo fino a pochi decenni fa. Gradatamente si sta cercando di ricostruirlo e renderlo di nuovo percorribile ai viandanti.

LUOGHI DELLO SPIRITO
Il Santuario della Madonna del Sorbo, immerso nel cuore del parco ha antiche origini, ristrutturato come si vede oggi dai Carmelitani nel sec XV. La sua denominazione deriva da una leggenda che narra dell’apparizione della Vergine tra i rami di un sorbo ad un guardiano di porci di Formello al quale chiese di far costruire un santuario in quel luogo perché divenisse meta di pellegrinaggio.
Attualmente dipende dalla parrocchia di San Giovanni Battista di Campagnano e vi opera la congregazione delle missionarie e missionari contemplativi “Ad Gentes”.

La Cappella della visione di Sant’Ignazio a La Storta. Correva l’anno 1537 nel mese di novembre, tre sacerdoti Ignazio di Loyola (basco), Pietro Fabro da Villaret (savoiardo) e Giacomo Lainez da Almazàn (castigliano) erano in cammino sulla via Cassia. Si stavano recando a Roma per ottenere l’appoggio necessario e l’approvazione papale al loro disegno di fondare un nuovo, coraggioso ordine religioso. Non sapendo se sarebbero stati almeno ricevuti alla corte pontificia, Ignazio ed i suoi compagni facevano il viaggio a piedi, un vero e proprio pellegrinaggio, studiando e pregando ogni giorno per avere la giusta ispirazione. Quando giunsero nella località detta La Storta, alle porte di Roma ovvero al IV miglio della via Cassia dove c’era una stazione di posta, si fermarono a pregare intensamente nella cappellina attigua all’ospitale ed ebbero la visione del Cristo carico della Croce che li rassicurò dicendo “Io a Roma sarò accanto a voi”.
Purtroppo l’antica cappella è stata distrutta in un bombardamento aereo del 1944, ma ne è stata ricostruita una moderna sullo stesso luogo. La pala d’altare opera del gesuita catalano Cinto Casanovas in ceramica raffigura il Santo in veste di pellegrino con bastone e petaso che si incontra con il Cristo lungo la via.
Su un lato della cappella c’è la copia del mosaico della “Mater Domini” che si trova nella basilica di San Paolo fuori le mura davanti alla quale S. Ignazio ed i suoi primi compagni fecero i primi voti ufficiali di Gesuiti il 22 aprile del 1541. Il modello iconografico è quello della Vergine “Odighitria” cioè di Colei che indica la strada.

Da La Storta a Roma (km 19)

Fondo asfalto e marciapiedi
Tempo di percorrenza 5 ore
Difficoltà facile 

Da la Storta (104) a Roma consigliamo di seguire la Cassia anche se un po’ più lunga della via Trionfale perché è dotata di marciapiede, mentre l’altra no. La Trionfale, partendo sempre dalla Cassia (105) è consigliabile se fatta di notte o nei giorni festivi quando a Roma c’è poco traffico. A Piazza dei Giochi Delfici (106) prendere via della Camilluccia per andare verso Monte Mario. La Camilluccia si ricongiunge a via Trionfale, poco dopo l’incrocio con via Igea nei pressi dell’Istituto don Orione (107). Non dimenticate di recarvi al belvedere (osservatorio) di Monte Mario (108) prendendo la strada che sale sotto l’arco a sinistra nei pressi di un incrocio con semaforo. Monte Mario è il Mons Gaudii, il Monte do Gozo di Santiago, il Monte della Gioia da dove il pellegrino vede San Pietro, la meta del proprio cammino.

In cima, bella da vedere anche la panoramica su buona parte della città di Roma.

Si ritorna quindi sulla Trionfale e si continua a scendere. Sulla sinistra si può visitare se aperta la chiesa di san Lazzaro (109), dove anticamente i pellegrini malati venivano curati prima di entrare in città e da dove partivano i cortei dei regnanti che andavano in visita al Papa. Si arriva a Via Leone IV, a destra si vedono già le mura vaticane e attraversata piazza Risorgimento (110) ed imboccata via di porta Angelica in due minuti si raggiunge il colonnato del Bernini (112).

Però prima di entrare nel colonnato vi consigliamo di fare una piccola sosta nella chiesa di San Pellegrino (111) che si trova all’interno delle mura vaticane, appena dentro porta Sant’Anna. Alla porta prestano servizio la gendarmeria vaticana e le guardie svizzere. A loro bisogna chiedere di poter passare per recarsi nella chiesa che si trova a lato degli uffici dell’Osservatore Romano in via del Pellegrino: è aperta tutto il giorno a partire dalle 7 della mattina (orario della S. Messa). E’ un luogo carico di storia che invita al raccoglimento e alla preghiera ed evoca nel pellegrino straordinarie suggestioni per essere il luogo ove moltitudini di pellegrini medievali hanno sostato per rendere grazie del viaggio compiuto tra pericoli e privazioni, sudore, fatica e disagi di ogni genere ed essere giunti alla meta del Santo Viaggio: metafora della vita al cui termine il cristiano, superata ogni prova con la fede, è ammesso alla visione del Volto di Dio qui ben rappresentato da un antichissimo affresco del Cristo Pantocratore.

Prima di uscire non dimenticate di mettere un timbro sulla vostra credenziale.

Variante parco dell’Insugherata: da via Cassia n. 1081 (nei pressi dello svincolo GRA) (107a) si può percorrere la variante del parco dell’Insugherata, curato da Romanatura. La lunghezza non si discosta molto dall’itinerario della Via Cassia, ma per circa 6 km si cammina nella natura pur trovandosi praticamente dentro Roma. La variante si ricongiunge alla via Trionfale nei pressi di via Igea/ Istituto don Orione (107) dove confluisce anche via della Camilluccia e dove il cammino diventa un itinerario unico che sale a Monte Mario (108) e poi scende a San Lazzaro e a via Leone IV.

Da Roma a La Storta (km 19)

Partendo da piazza San Pietro, ci si dirige verso piazza Risorgimento poi si prende per via Leone IV, via Trionfale (si può fare tutta via Trionfale fino alla confluenza con la via Cassia alla Giustiniana (105), ma noi la sconsigliamo perché è molto trafficata e non ci sono marciapiedi), quindi consigliamo di prendere dopo Monte Mario via della Camilluccia (107), percorrerla tutta fino a confluire sulla Cassia da piazza dei Giochi Delfici (106) e proseguire sino a La Storta. In alternativa da Monte Mario (108 – 107) è possibile l’itinerario del parco dell’Insugherata fino a via Cassia n. 1081 (pressi svincolo GRA) (107a) e poi proseguire sulla Cassia fino a La Storta (104).

Ospitalità pellegrina 

Spedale della Divina Provvidenza di san Giacomo e Benedetto Labre – Via dei Genovesi 11/B 000153 Roma (zona Trastevere- Basilica di Santa Cecilia) della Confraternita di San Jacopo di Compostella tel 06.4959590 email lucia.colarusso@hotmail.it – Lucia Colarusso cell.3384340072.

In corso di realizzazione: accoglienza presso la parrocchia di Santa Maria alle Fornaci dei Padri Trinitari, piazza di Santa Maria alle Fornaci (giugno- settembre) tel. 06 638 0794 

Ospitalità giovani e camping

Camping Roma, via Aurelia 831 tel. 06.6623018 fax 06.66418147 www.camping.it/lazio/romacamping email roma.lazio@camping.it

Ostello della Gioventù, viale delle Olimpiadi 61 (Foro Italico) tel. 06.32362667 www.hghhostels.comwww.ostellionline.org

Ostello Roma Scout Center, Largo dello Scoutismo 1 tel. 06.44231355 www.romascoutcenter.com email info@romascoutcenter.com

Ospitalità specializzata

Residenza guest house Gregorio VII Via di Monte del Gallo, 11, Roma Tel. 06 636767

Casa Adele Via Edoardo Jenner, 10, Roma RM Tel. 06 5823 3179

Pensione Ottaviano hotel, via Ottaviano 6 (quartiere Prati) tel. 0639768138 – 06.39737253

Istituto Suore dell’Addolorata, borgo Santo Spirito 41, tel. 06.6861076 fax 06.6865664

Foyer Phat Diem, via Pineta Sacchetti 45 tel. 06.6638826

Casa Figlie di san Giuseppe, vicolo Moroni 22 tel.06.58333836

Casa per ferie centro pellegrini santa Teresa Couderc (sconto a pellegrini con credenziale)

Via Ambrosio 9/11(quartiere Trionfale) tel. 06.35401142 www.cenacolopellegrini.it -email cenacolopellegrini@hotmail.com

Suore Marcelline , via Dandolo 59 tel.06.5812443 (suor Maria Raffaella)

Istituto Suore Orsoline, via Dandolo 46 tel. 06.5812150

TERRITORIO praticamente questa tappa si svolge tutta dentro Roma, di cui La Storta – Olgiata ormai è un quartiere residenziale. Si può scegliere se passare per via Trionfale o proseguire per la Cassia. Noi vi consigliamo la Cassia perché ha i marciapiedi abbastanza comodi, mentre la via Trionfale no e nei giorni feriali specialmente al mattino è molto trafficata. Volendo si può prendere un treno che parte ogni 20 minuti dalla stazione de La Storta (dietro la Cattedrale) e vi porta alla stazione di San Pietro in una mezzora circa. Dal 2016 comunque è stato aperto anche l’itinerario del parco dell’Insugherata che dalla via Cassia all’altezza del n. c.1081 porta nei pressi di via Igea /Trionfale/Monte Mario che si svolge per circa 6 km all’interno della riserva naturale.

DA VEDERE
Monte Mario (belvedere) e la chiesa di San Lazzaro al Trionfale.

LUOGHI DELLO SPIRITO
Chiesa di San Pellegrino in Vaticano
La piccola chiesa dal 1657 al 1977 ha funzionato anche come luogo di culto e di seppellimento del Corpo della Guardia Svizzera, attualmente è affidata alla cura di monsignor Giulio Viviani, cerimoniere pontificio e cappellano del Corpo della Gendarmeria Vaticana che è subentrato nella custodia della chiesa a quello della Guardia Svizzera. Le sue origini sono abbastanza remote. Se ne parla per la prima volta, come già esistente, ai tempi del pontificato di Papa San Leone III (795-816) che, secondo quanto è scritto nel Liber Pontificalis, donò alla chiesetta un lampada in argento. Essa era denominata san Pellegrino in Naumachia, perché sorta sui resti dell’imponente costruzione già adibita dagli imperatori romani agli spettacolari giochi delle battaglie navali. Anticamente oltre alla cappella vi sorgeva anche un ospizio per i pellegrini con cimitero annesso.
Una tradizione vuole che Carlo Magno, sempre ai tempi di Papa Leone III, in occasione della sua incoronazione nel Natale dell’800, abbia donato a questa chiesa le reliquie di san Pellegrino, primo vescovo di Auxerre (in Francia), martirizzato nel V secolo.
Per questo motivo forse anticamente questo ospitale era riservato ai pellegrini francesi.
Nel catino absidale c’è un bell’affresco di un benedicente Cristo Pantocratore ed intorno lacerti di iconografie antiche di un san Giacomo, un san Michele Arcangelo ed una Madonna lauretana, in gran parte andate perdute.
Le pareti sono gremite di stemmi e nomi dei capitani della guardia; sicuramente uno che colpisce è quello del capitano Gaspare Rost che a capo di un drappello di 147 guardie svizzere si oppose all’assalto ai palazzi apostolici di un esercito di 14.000 lanzichenecchi che nel maggio del 1527 compirono il terribile sacco di Roma. Tutti gli svizzeri furono massacrati. Il capitano Rost è ricordato dalla scritta cecidit fortiter pugnans in illa infelici urbis direptione pridie non. madii anno 1527.
È disponibile anche una piccola e preziosa pubblicazione curata da monsignor Giulio Viviani per i tipi della Editrice Vaticana che illustra la storia del luogo.
La Tomba dell’Apostolo Pietro

 

MAPPE

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TRACCE GPS

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Via Amerina Assisi-Roma e cammini francescani dell’Umbria ternana